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Al
castello di Quero dal 1511 al 1524 Girolamo Emiliani, giovane patrizio
veneto, fece un’esperienza di trasformazione interiore che lo portò a
scegliere di farsi servo dei poveri e della gioventù abbandonata.
Proprio per seguire fino in fondo questa chiamata, lasciò la carriera
militare al servizio della Serenissima.
Ora, sulla scia del carisma di S. Girolamo, il Castello
di Quero è diventato un luogo di riferimento adatto a tutte quelle
persone che intendono percorrere itinerari di crescita personale, di
coppia e di famiglia.
Elenchiamo qui di seguito le diverse attività che il Castello propone:
1.
Percorsi di
conoscenza di sé realizzati attraverso incontri di educazione
all'affettività e sessualità.
Questi itinerari che sono rivolti a ragazzi e ragazze preadolescenti ed
adolescenti, poggiano le basi sulle seguenti finalità:
·
Rassicurare i preadolescenti di fronte alle incertezze
della crescita fornendo loro possibilità di confronto e dialogo sui
delicati temi dello sviluppo sessuale ed affettivo.
·
Favorire lo sviluppo di una buona consapevolezza di sé e
dell'altro, in relazione alla diversità emozionale maschile e femminile
associata al corpo e alle trasformazioni che lo modificano in età
puberale.
·
Dare ai ragazzi un'informazione corretta e completa,
aperta alla visione globale della persona.
·
Proporre e far acquisire una visione positiva della
sessualità umana sia maschile che femminile.
·
Educare i ragazzi al rispetto di valori quali la libertà,
il dono, il rispetto di sé e dell'altro, il senso di responsabilità
secondo una visione cristiana.
·
Avviare un'educazione ai valori autentici e a
comportamenti responsabili, attraverso una collaborazione aperta con gli
adulti che sono in relazione con i ragazzi (genitori, educatori,
animatori, catechisti…).
L'individuazione di tali finalità serve per favorire il raggiungimento
dei seguenti obiettivi educativi:
·
Far emergere come il concetto di sessualità sia più vasto
di quello di genitalità.
·
Far conoscere le caratteristiche delle trasformazioni
fisiche nell'età puberale.
·
Far conoscere l'anatomia e la fisiologia degli apparati
genitali maschili e femminili e il loro significato e valore per la
persona.
·
Far cogliere il valore della fertilità maschile e
femminile: fornire conoscenze sul concepimento, l'annidamento, oltre che
sulla gravidanza e sul parto.
·
Far scoprire ai ragazzi le differenze (fisiche,
psichiche, relazionali) tra maschio e femmina.
·
Far prendere coscienza ai ragazzi dei cambiamenti anche
psicologici e di rapporto con l'altro sesso che si manifestano a questa
età.
·
Far riflettere sui messaggi legati alla sessualità
proposti dai mass-media.
La
modalità scelta prevede che gli interventi vengano organizzati a
misura dei ragazzi partendo dalle loro conoscenze, considerando i loro
dubbi, perplessità, interessi e domande ed utilizzando di volta in volta
materiali adatti alla loro età.
Il
percorso inoltre prevede sequenzialità nella presentazione dei
contenuti. Quindi, per i ragazzi che non intraprendono l'itinerario
dall'inizio (a 11 anni) sono comunque previsti cenni agli argomenti di
apertura del percorso.
Questo itinerario educativo viene, di volta in volta, organizzato e
realizzato attraverso la collaborazione di due assistenti sanitarie e
una pedagogista, specializzate in tematiche inerenti alla educazione
sessuale. Queste persone incontrano ragazzi e ragazze alternandosi negli
incontri secondo i propri ambiti di competenza.
Data la finalità educativa del percorso, è importante
l'interessamento dei genitori e/o degli adulti coinvolti nella relazione
con i preadolescenti o adolescenti.
Per questi adulti, ad un primo momento informativo sui
contenuti e sulle modalità di svolgimento delle attività con i ragazzi,
può seguirne un secondo di "restituzione" e verifica di quanto emerso
durante gli incontri stessi.
Tutti
gli incontri con i ragazzi e ragazze assieme ai loro genitori si
chiudono con la celebrazione dell'Eucaristia all'interno della
quale viene presentato il lavoro svolto nel corso della giornata. È un
modo per far capire ai ragazzi e ragazze che la persona è un tutt'uno:
Gesù Cristo è venuto a salvare tutto l'uomo nell'anima e nel corpo.
I
momenti di liturgia e proposta spirituale vengono prestati dai sacerdoti
che accompagnano i gruppi o dai Padri Somaschi della Comunità di
Treviso.
2.
Il nostro lavoro con gli adolescenti intende essere un
primo passo in favore di un
servizio alla coppia e
famiglia.
Infatti, le persone sopra indicate, essendo preparate anche nel campo
della procreazione responsabile, aiutano le coppie nella conoscenza e
valorizzazione della propria fertilità sia per conseguire oppure per
evitare una gravidanza. Questo servizio richiede un accompagnamento
personale, di coppia e di gruppo.
Con
tali premesse si costituiscono:
·
Momenti nei quali le singole coppie trovano la
possibilità di essere accompagnate con consulenze periodiche regolari al
fine di essere aiutate a concretizzare la scelta dei metodi naturali.
·
Gruppi familiari che intendono scoprire la bellezza di
vivere all'interno della famiglia approfondendo il significato della
propria sessualità e affettività, per gustare il dono di sé ispirato ad
una spiritualità coniugale e familiare. In tali itinerari, per la
famiglia, gli incontri sono organizzati mensilmente.
3.
Un servizio che riteniamo importante per gli obiettivi
che s’intendono raggiungere al Castello, è quello di dare alle
coppie di
fidanzati,
durante la settimana prima del matrimonio, la possibilità di vivere due
giorni nei quali riflettere, scrivere e comunicarsi come realizzare il
proprio progetto di vita matrimoniale cristiana.
Com’è
noto, dopo il matrimonio sulla coppia di coniugi può calare una "nebbia
minacciosa" che impedisce loro di comprendersi come prima e di riuscire
ad accettare insieme le fatiche legate alla vita quotidiana. Separazioni
e divorzi non solo continuano ad aumentare, ma sempre più coinvolgono
unioni appena iniziate.
Al
Castello, recentemente, si è aperto uno
spazio
di ascolto e di aiuto per coppie in difficoltà
che necessitano di riannodare il filo di un rapporto e di una
comunicazione che sembrano irrimediabilmente compromessi.
Al
momento presente uno spazio di ascolto per le coppie in crisi viene
gestito da una psicopedagogista e mediatrice familiare.
L'attenzione alla pastorale familiare segue le linee sia della Chiesa
che della Congregazione Somasca. Quest'ultima infatti, nel suo Capitolo
Generale del 1999, suggerisce di "intensificare la pastorale familiare
considerandola parte della nostra missione apostolica, promuovendo nelle
famiglie l'apertura alla vita, all'affido e all'adozione".
4.
Da qui nasce al Castello il lavoro proposto alle
coppie aperte
all'adozione
che, ormai da più di cinque anni, si riuniscono mensilmente per un
cammino di condivisione delle proprie esperienze nella consapevolezza
che questo lavoro avrà benefici sulla crescita dei bambini adottati.
Durante gli incontri per i genitori adottivi, ai loro bambini vengono
proposte attività socio-educative che hanno come obiettivo specifico lo
sviluppo delle loro capacità psicosociali. Il gruppo di questi bambini
viene chiamato
Gruppo Casper.
Questo gruppo è formato da un gruppo di giovani che, con entusiasmo e
passione, accompagnano i bambini nel percorso. Il gruppo è guidato da
una psicopedagogista opportunamente supportata da un educatore e da una
persona esperta in attività manuali.
La
progettazione e la verifica delle attività rivolte ai bambini adottati
avviene a cadenza mensile ed è finalizzata a cogliere i bisogni dei
bambini nelle loro diverse fasce d'età (scuola materna, elementare e
media). Comprende, pertanto, momenti di socializzazione che
includono il gioco cooperativo per rafforzare il senso di appartenenza,
occasioni di riflessioni personali e scambio di esperienze
per costruire la propria storia e rafforzare lo sviluppo dell'identità
personale e momenti di elaborazione creativa attraverso l'uso di
diversi materiali per migliorare o facilitare la costruzione
dell'autostima attraverso la produzione di oggetti propri.
Va
sottolineato che spesso sono i bambini adottati che si affiancano
agli educatori aiutando i bambini da poco arrivati, mostrando in tal
modo una particolare sensibilità.
5.
Quattro anni fa è sorto anche il
Gruppo Attesa
grazie all’iniziativa di alcune coppie che sentivano
l’esigenza di approfondire e dare significato alla propria esperienza di
sterilità: è apparso chiaro che il fatto di non poter avere figli debba
essere vissuto come una condizione speciale che “invita” la coppia a
concepire e tradurre in realtà un progetto coniugale anche fuori dagli
schemi consueti (come ad esempio la scelta adottiva oppure la
disponibilità all’affido… ).
La condizione umana di
non poter avere figli, com’è noto, rimane un universo sostanzialmente
misterioso nonostante i notevoli passi avanti compiuti dalla medicina,
dalla genetica e dalle tecniche biofecondative.
Di
sicuro la sterilità tocca le corde più profonde della persona e della
coppia. E proprio per questo la coppia ha bisogno di condividere le
proprie ansie ma anche di elaborare percorsi originali tali che facciano
diventare la loro vita comunque ricca e aperta alla novità.
Le
coppie, che partecipano all’esperienza di questo gruppo, scelgono di non
lasciarsi trascinare dalle preoccupazioni e dalla fretta di “risolvere"
il problema della procreazione, quanto piuttosto di vivere la loro
sterilità nella prospettiva dell’attesa (da qui la denominazione del
gruppo). Ciò non significa che la coppia rimane ad indugiare
passivamente su questi aspetti dolorosi, quanto piuttosto viene
stimolata ad entrare nel vivo della propria vita personale e di coppia
per cercare di attivare e sviluppare dinamismi di fecondità.
Il
percorso che la coppia compie nel gruppo inizia con la condivisione del
problema della sterilità e termina quando, dopo un periodo di attesa,
“concepisce”, per così dire, una scelta che orienta la coppia verso
impensate prospettive di vita. Questo è il nucleo fondamentale di una
vita feconda.
Questo gruppo viene seguito e particolarmente curato da uno
psicoterapeuta.
6.
Una volta conclusa l'esperienza del gruppo "Attesa" la
coppia, che ha scelto la strada dell'adozione, ha l'opportunità di
partecipare ad un nuovo gruppo denominato
Famiglie Nuove.
Questo gruppo è formato da coppie che hanno adottato un bambino da poco
tempo.
Naturalmente il passaggio dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale
è un momento impegnativo perché mette in discussione le vecchie
abitudini della coppia e quindi richiede energie paterne e materne,
oltre che creatività e disponibilità al cambiamento.
Nel
gruppo i neogenitori possono trovare stimolo ed informazioni adeguate
per favorire nuovi adattamenti e reciproca conoscenza con il loro
bambino.
Sembra importante che in questa delicata fase che segue l’arrivo del
figlio adottato, la coppia genitoriale abbia l’opportunità di potersi
confrontare con altre coppie condividendo la propria esperienza. Questo
porta beneficio sia all'autostima dei neogenitori che al benessere del
bambino. Il gruppo "Famiglie nuove" è sostenuto nel suo percorso da una
psicopedagogista.
Al
Castello arrivano anche
persone con vari tipi di disagio:
a tutte loro si cerca di offrire per quel che è possibile accoglienza,
ascolto e ospitalità; per alcuni si crea l'opportunità di inserirsi e
collaborare nelle varie attività della Casa di Preghiera. Tutte le
attività suddette sono sostenute dalla presenza di
un
gruppo di volontari
che
si alternano nelle varie mansioni legate alle esigenze concrete della
casa: è nato così una consistente compagine di
amici
del Castello.
La
speranza di tutti noi che lavoriamo al Castello è di riuscire a
consolidare questa struttura sul territorio, continuando a mantenerla un
prezioso e vivo punto di appoggio per le comunità che qui possono
trovare aiuto competente per la prevenzione o la gestione dei problemi
legati al disagio relazionale e personale.
Tutte queste iniziative acquistano significato nella misura in cui
vengono illuminate dall'esempio e dal carisma di San Girolamo da una
parte e sorrette dall'indispensabile risorsa della fede dall'altra.
Diana Spader - Arianna Medeot e Simone Bressan
Castello di Quero, gennaio 2004 |