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Ad un anno esatto dalla grande Giornata della
Gioventù in Canada, ho avuto l’occasione di approfondire la conoscenza
di un Paese che spesso si nomina solo per i molti immigrati che vengono
dalle nostre parti per rifarsi una vita: visitare la Romania e’ stata
un’esperienza molto soddisfacente, benché abbia richiesto un viaggio
molto lungo per essere compiuta.
La
prima meta del nostro viaggio è stata la città di Baia Mare, nel nord
montuoso ai confini con l’Ucraina, dove il contributo dei padri Somaschi
ha dato vita alla “Fundatia”: un’associazione senza fini di lucro
che si sta occupando di accogliere i ragazzi di strada, avviare i ragazzi
al lavoro tramite appositi laboratori ed aiutare le famiglie in difficoltà,
contribuendo economicamente alla dura vita rumena (caratterizzata da
lavori precari e stipendi medio-bassi), gestendo anche alcune adozioni a
distanza per consentire ad alcuni bambini un corretto studio. Qui abbiamo
incontrato i giovani volontari della Fundatia, ragazzi rumeni che offrono
parte del loro tempo per le attività con i ragazzi, e con loro siamo
andati a fare un campo spirituale sulle montagne dei Carpazi.
Di qui, poi, ci siamo trasferiti sul Mar Nero dove,
oltre ai volontari italiani e rumeni, si sono aggiunte le famiglie degli
operai di Baia Mare e tutti insieme abbiamo trascorso una settimana di
giochi in spiaggia e preghiere comunitarie. Un gruppo, inoltre, ogni
giorno aveva il compito di recarsi a Costanza per giocare con i bambini
malati di AIDS, che sono molto soli ed abbandonati in un sistema sanitario
prevalentemente privato e quindi costoso e poco accessibile.
È stata un’esperienza
diversa dal solito, allietato dalla gioia dei volti dei bambini estasiati
di fronte alla vastità del mare, che nemmeno alcuni volontari avevano mai
visto perché è troppo lontano dalle loro case e quindi non hanno la
possibilità di andarci per le vacanze. Ma tutti avevano voglia di
mettersi in gioco, di donare un sorriso, di partecipare alle preghiere
anche se non erano di religione cattolica (a questo proposito, va detto
che anche due seminaristi ortodossi erano con noi a condividere
l’esperienza), di superare le differenze linguistiche che hanno cercato
di ostacolarci.
Personalmente ringrazio
Dio per questi bei giorni passati, anche se ci sono stati momenti di
tristezza di fronte alla crudezza della povertà, e credo proprio che
resterò in contatto con gli organizzatori: quindi, se qualcuno vuole
approfondire qualcuno dei punti qui espressi brevemente, o meglio ancora
se si desiderano informazioni sulle adozioni a distanza in Romania, può
contattare la comunità di Narzole, oppure Padre Albano :-) .
Stefano Ferrari galleria
fotografia del viaggio su http://www.eferrari.it/somgiovani/romania03
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| Quando
anche piccole occasioni diventano occasione perché la paternità di
Girolamo continui a farsi presente fra chi ha bisogno... |
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