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Mi
chiamo Alessio, ho 30 anni. Mi sono laureato in pedagogia 5 anni fa perché
mi ha sempre affascinato l'idea di poter svolgere un'attività lavorativa
che potesse coinvolgere tutti gli aspetti della mia personalità per
metterli a disposizione nel migliore dei modi a favore di chi, per qualche
ragione non ha avuto la fortuna di crescere in una famiglia normale e
beneficiare di tutti quei vantaggi derivanti da un'infanzia trascorsa in
un ambiente sereno, sano e ricco di stimoli positivi.
Prima
di laurearmi già conoscevo la comunità dei Padri Somaschi e per anni
avevo avuto modo di condividere assieme ad altri giovani la bellezza del
carisma di S. Girolamo, attraverso il volontariato offerto nelle varie
opere, non solo socio-assistenziali, portate avanti dalla stessa comunità.
La
vita in comunità di quegli anni è stata importantissima per me perché,
grazie al rapporto personale con i PP. Somaschi e alla condivisione con
altri ragazzi come me, ho avuto modo di conoscere Girolamo, e di capire
come realizzare il sogno della mia vita che era sempre stato quello di
vivere per un ideale per il quale valesse la pena di dedicare ogni mia
azione.
Dopo
aver lavorato per due anni con i ragazzi di strada nei quartieri popolari
di Cagliari e per un anno al carcere per i minorenni, è arrivata la
possibilità di lavorare assieme ai Padri Somaschi.
E'
proprio di quest'ultima esperienza (iniziata 4 anni fa in "Casa San
Girolamo", la comunità di accoglienza per minori che si trova ad
Elmas, nei pressi dell'Aeroporto di Cagliari) che vorrei parlarvi.
Da
alcuni mesi in "Casa San Girolamo", per diverse problematiche
legate all'età dei giovani ospiti, sono stati distinti due gruppi, quello
dei più piccoli, fino ai 14 anni, e quello dei grandicelli dai 15 ai 18.
Io attualmente lavoro assieme a Diego, amico e collega, nella nuova casa
che accoglie i 4 ragazzi grandi (Mauro, Manolo, Marco e Gigi). Da poco
questo gruppo si è ridotto a tre perché Mauro, al compimento dei 18 anni
ha fatto rientro al suo paese d'origine.
In
qualità di educatori, Diego ed io partecipiamo in tutto e per tutto alle
attività di mantenimento della casa, stabilendo assieme ai ragazzi i
turni per le pulizie, e le regole di convivenza improntate tutte sul
rispetto reciproco e su una convivenza il più armoniosa possibile.
Facciamo in modo che tutti siano occupati o con un lavoro all'esterno o
con varie attività in casa.
Gigi
da due mesi è stato assunto da un'impresa edile e sta dimostrando tutto
il suo valore come robusto manovale. Manolo ormai ha superato
brillantemente il suo primo mese di prova come apprendista salumiere in un
grosso supermercato, e a qualche mese dai 18 anni vede spalancarsi davanti
a sè la possibilità di un promettente futuro professionale. Marco è in
scalpitante attesa di una prossima assunzione come aiuto-cuoco nella mensa
universitaria.
Qui
in casa cerchiamo di fare in modo che sia sempre attivo fra noi un
rapporto di dialogo, di condivisione piena di ansie presenti
e aspettative future. Cerchiamo di nutrire questo rapporto mettendo
in evidenza sempre il positivo di ognuno, come faceva Girolamo,
alimentando così stima e fiducia reciproca, anche se non è sempre facile
ammettere certi comportamenti poco responsabili dei ragazzi, legati sia
alla delicata fase adolescenziale che si trovano a vivere, complicata
spesso dal peso dei loro vissuti, che al tipo di mentalità
assistenzialistica che è molto radicata in loro.
E'
proprio su questi obiettivi che focalizziamo l'unità dei nostri intenti
"professionali" e non solo: cercare di metterli nelle
condizioni, di sviluppare un buon grado di autonomia e
responsabilizzazione in vista del grande lancio nella società e nel mondo
del lavoro.
E'
un settore il nostro nel quale solitamente si asserisce giustamente che
non servano nè ricette nè bacchette magiche per affrontare o pretendere di
risolvere problemi legati ai complessi processi formativi degli
adolescenti.
Noi,
senza la pretesa di avere in tasca chissà quale bacchetta magica, non ci
prefiggiamo di risolvere tutti i problemi dei nostri ragazzi, ma
semplicemente intendiamo entrare nel loro mondo per riuscirne con la
sensazione che si siano sentiti amati. Per raggiungere questo intento, a
proposito di ricette, pensiamo di averne "ereditata" una da un
grande Santo-pedagogista che visse nel '500 e il cui nome era Girolamo
Miani, disse: "...Con loro voglio vivere e morire." Ecco, è quello che cerchiamo
di fare a Elmas io e Diego insieme ai PP Somaschi.
Alessio
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Cosa farebbe Girolamo oggi
se fosse al nostro posto? E' una domanda che tanti giovani si sono posti e
trovando di volta in volta risposte diverse...
Proveremo ad ospitarne alcune nella speranza di poterne stimolare altre
nuove innescando un circolo "virtuoso"...
Ecco una nuova.
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