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Sono
una studentessa, faccio parte di un gruppo di giovani che frequenta un
Centro Giovanile che si trova ad Elmas (Cagliari) animato dai Padri
Somaschi e dalle Missionarie Somasche. Quello che ci proponiamo di fare è
molto semplice: rivivere in comunione tra noi l’esperienza di S.
Girolamo. Ma cosa farebbe Girolamo oggi? Sicuramente continuerebbe a
privilegiare i piccoli e i bisognosi.
Stiamo
cercando di fare questo con diverse attività, in particolare un gruppetto
di noi si occupa di seguire alcune famiglie in difficoltà del nostro
territorio: madri con tre quattro figli a carico senza marito; un padre
disoccupato con due bambini senza moglie, famiglie numerose senza un
lavoro che permetta di mangiare o vestirsi. Cerchiamo di venir loro
incontro seguendo degli obiettivi: prima di tutto portando loro cibo e
vestiti secondo le necessità reali della famiglia (a questo fine nel
nostro Centro abbiamo organizzato una raccolta stabile di indumenti), poi
cerchiamo di aiutarli a trovare lavoro in modo che possano sentirsi
autonomi, ma soprattutto vorremmo trasmettere loro i valori umani e
cristiani come l’onestà, la fedeltà alla parola data e il rispetto. Lo
facciamo costruendo con loro un rapporto di amicizia. Recentemente, per
esempio, abbiamo invitato molti di loro ad una festa in conclusione di una
manifestazione sportiva che avevamo organizzato.
Per
quanto è possibile puntiamo ad assistere famiglie in cui sono presenti
bambini. Quest'anno con altre due ragazze abbiamo fatto doposcuola ad un
ragazzino per tre pomeriggi alla settimana, era molto indietro ma con
tanto impegno suo e nostro è stato promosso e quel che più conta abbiamo
costruito un bellissimo rapporto con lui. Ad un certo punto una di noi si
è accorta che aveva problemi alla vista, allora lo abbiamo accompagnato a
fare un controllo e poi, con soldi della nostra comunione dei beni,
abbiamo provveduto a comprargli gli occhiali.
Certe
volte non è tutto cosi semplice, c'è per esempio chi non gradisce e non
apprezza subito il nostro aiuto e allora è facile arrendersi e magari
cercare mille scuse per mollarli, però in unità fra noi è più facile
affrontare tali situazioni e decidere in che modo è meglio procedere.
Una
volta abbiamo conosciuto una famiglia di un paese vicino al mio. Della
nostra prima visita in casa loro ricordo la mamma che, pur senza marito,
cercava con sconvolgente dignità e coraggio di educare e mantenere i suoi
tre figli di 10, 15 e 20 anni. Mi colpiva il suo profondo bisogno di
parlare, di essere ascoltata, di condividere con noi le sue paure e le sue
gioie come se ci conoscesse da una vita. Anche nei momenti più disperati
sa rimanere forte e serena, piange ma con la dignità scolpita sui tratti
magri del suo viso. Visita dopo visita, chiacchierate di ore hanno fatto sì
che nascesse con noi un bellissimo rapporto. Ci siamo impegnate a cercare
i vestiti più belli e "all'ultima
moda " per le ragazzine e a ricordarci del loro compleanno.
Quello che offriamo loro non è un “aiuto”, cioè qualcosa che si dà
senza ricevere niente in cambio, pensando al rapporto che abbiamo
costruito con loro credo che si debba parlare piuttosto di amore
reciproco. Se per esempio un pomeriggio parliamo dei loro problemi, non
manca mai che lei ad un certo punto ci chieda come va il nostro studio o
il nostro lavoro.
Il
26 giugno la signora compiva gli anni. Il giorno prima le abbiamo
preparato una torta con la panna e la frutta con scritto "tanti
auguri". Ci ha confidato che ne è rimasta molto contenta perché
per la prima volta ha potuto offrire qualcosa alle sue vicine. Ricordarmi
del suo compleanno è stato naturale: avevo scritto la data nella mia
agenda insieme ai compleanni dei miei parenti e amici. E’ proprio così
che penso a loro.
Anna M.
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Cosa farebbe Girolamo oggi
se fosse al nostro posto? E' una domanda che tanti giovani si sono posti e
trovando di volta in volta risposte diverse...
Proveremo ad ospitarne alcune nella speranza di poterne stimolare altre
nuove innescando un circolo "virtuoso"...
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