PARTE PRIMA - PERIODO VENEZIANO (1511-1531)
II, 1-9 Vicissitudini giovanili vicende
familiari
1 Durante la gioventù
si trovò in situazioni particolarmente difficili, ma sempre seppe adattarsi
alle vicissitudini dei tempi. 2 Nel corso della
guerra combattuta dalla Repubblica contro la Lega di Cambrai, mi disse
d'essersi arruolato per qualche tempo in cavalleria, 3
e di non aver saputo evitare le colpe della gente d'armi dei nostri tempi,
quasi a conferma di quanto scrive san Paolo: « la nostra ingiustizia loda la
giustizia di Dio ». 4 Non perché arruolarsi
significhi darsi al male, bensì a causa dell'immoralità di quanti intraprendono
la carriera militare, e dello
scandaloso comportamento dei capitani. 5
L'esercito dovrebbe proteggere e promuovere la moralità cristiana, mentre gli
uomini in armi l'hanno trasformato in un covo di libidine, ruberie e, peggio
ancora, in una lurida cloaca di malcostume. 6
Sicché oggi, esser soldato corrisponde darsi al libertinaggio, alla prepotenza
e crudeltà, all'avidità di guadagno, rinnegando l'onestà, il coraggio e la
magnanimità 7 Qualche tempo dopo la fine della
guerra, per disposizione provvidenziale, morì improvvisamente suo fratello
Luca, lasciandogli alcuni figli in tenera età, assieme alla madre, ed il
commercio delle stoffe di lana. 8 L'uomo pio si
assunse il compito di assistere la vedova, e di educare i nipoti orfani, finché
avessero raggiunto una maggiore età. 9 Per molti
anni amministrò i loro beni familiari, ed il loro commercio della lana, senza
mai volerne utile alcuno, ma solo per puro e autentico amore cristiano.
III, 1-10 Discepolato cristiano
1
Quando piacque al benignissimo Iddio ‑ colui che ab aeterno prima ancora
della creazione del mondo ama e predestina i suoi figli ‑di toccargli il
cuore, e con santa ispirazione attirarlo a sé dalle occupazioni del mondo, 2
rinunciò a partecipare alle riunioni del Maggior Consiglio, e l'impegno avuto
prima per gli uffici della Repubblica lo rivolse alla cura dell'anima, e al
desiderio della patria celeste. 3 Assorto in santi pensieri,
il servo di Dio, all'udire spesso quel vangelo « chi vuol essere mio discepolo
rinneghi se stesso e mi segua », sospinto dall'interiore mozione della grazia,
decise di imitare il suo caro maestro Cristo, quanto più perfettamente
possibile. 4 Parlava con poche persone. Evitava di stare in ozio,
anzi provava fortissimo dolore quando avesse trascorso anche una sola ora senza
aver compiuto qualche buona opera. 5 Aiutava i poveri con le
elemosine che poteva permettersi, li consigliava, li andava a trovare, li
difendeva. 6 Sovente visitava chiese, ascoltava predicazioni,
partecipava a messe. 7 L'ascolto della parola di Dio lo portò a riflettere
stilla sua ingratitudine e, ricordando le colpe commesse contro il suo Signore,
sentiva odio contro se stesso e la sua vita passata. 8
Spesso piangeva, spesso si poneva ai piedi di Gesù crocifisso, e lo pregava di
essergli salvatore, non giudice. 9 Cercava la compagnia di
quanti potevano aiutarlo col consiglio, l'esempio, la preghiera: molte furono
le persone che il Signore gli mise accanto per la cura della sua anima. 10 Tra
queste, un venerato padre canonico regolare veneziano, rinomato per cultura e
bontà, il cui nome ‑essendo egli ancor in vita ‑ non voglio
rivelare, il quale lo diresse spiritualmente per molti anni, introducendolo nel
cammino di vita eterna.
IV, 1-11 Esperienze ascetiche avanzate
1 Con moderati
digiuni cominciò a vincere la gola, principio di ogni vizio ‑ vegliava la
notte, né mai si coricava se non stremato dal sonno. 2
Leggeva, pregava, lavorava. Si umiliava quanto più gli era possibile nel
vestire, parlare, conversare, e molto più dentro il cuore, stimandosi un
niente, e attribuendo ogni bene posseduto alla grazia del Signore. 3 Cercava di parlar poco, quel che era veramente
necessario, sapendo che la lingua è data per lodare Dio edificare il prossimo
chiedere il necessario. 4 Custodiva gli occhi
con gran diligenza perché non indulgessero ad osservare cose di cui poi avesse
a pentirsi, conoscendo il detto «distogli i miei occhi dal vedere la vanità ». 5 Era edificante vederlo sempre allegro, tranne quando
gli tornavano alla mente le colpe passate. 6
Risoluto a sradicarle completamente, usava questo metodo: individuato il vizio
da combattere, ogni giorno si esercitava negli atti di virtù ad esso contraria ‑
vintone uno, passava ad un altro. 7 In tal modo,
assistito da Dio, che gli infondeva via via maggior fervore, rapidamente si
liberò dalle abitudini peccaminose, e si rese atto a ricevere il seme della
divina grazia. 8 Per cui spesso mi esortava:
fratello, se vuoi liberare la tua anima dal male, e renderla casa del Signore,
comincia da un peccato, afferralo per i capelli, domalo per bene, poi passa
agli altri e sarai presto guarito. 9 Aveva
deciso fermamente in cuor suo di soffrire ogni male per amore del suo Signore. 10 Sicché, un giorno, essendo stato offeso gravemente
e ingiustamente ‑ come mi narrò il magnifico signor Paolo Giustiniani,
presente al fatto ‑ e, minacciandolo uno sciagurato di strappargli la sua
lunga barba, pelo a pelo, rispose soltanto: se così vuole il Signore, fa pure,
eccomi! 11 Chi assisté al fatto disse che, se
Girolamo fosse stato ancora quello di prima, non solo non avrebbe tollerato
l'offesa, ma avrebbe stracciato con i denti l'offensore.
V, 1-12 Carestia e pestilenza del 1528
1 Al
servo di Dio, che si era purificato da colpe e abitudini peccaminose,
stabilendosi in un santo dominio di sé, la bontà divina preparò, come a nuovo
soldato di Cristo Gesù, ottima opportunità d'imitare il suo capitano, e di
guadagnarsi la felicità eterna. 2 Volendo Dio liberare gli
Italiani dalla pesante schiavitù di vizi vergognosi, per suo giusto giudizio,
anzi per suo amore e misericordia, scoppiò nel 1528 una paurosa carestia, come
tutti sanno e tristemente ricordano. 3 Per tutta l'Italia e
l'Europa, nelle campagne, borghi e città, migliaia di persone morivano di fame.
4 Tanta era la penuria di grano ‑ poco ce n'era e quel poco a
prezzi impossibili ‑ che i poveri affamati mangiavano i cani e gli asini,
e per verdura non avevano ortaggi, ma erbe selvatiche senza olio e sale. 5 Ma
che dico erbe? in alcuni luoghi si cercò di mangiare vecchio fieno minutamente
tagliato, e la paglia usata per tetto sulle case. 6
Saputosi che nella nostra città si trovava da viver meglio che altrove in
Italia, innumerevoli schiere di poveri, spinti da questa calamità, abbandonate
le loro abitazioni, simili ormai a sepolcri dei vivi, si riversarono a Venezia
con mogli e figli. 7 Nelle piazze e lungo le strade si sentivano i
disgraziati non gridare, perché non ne avevano la forza, ma silenziosamente
piangere l'avvicinarsi della morte. 8 Vedendo questo spettacolo,
il nostro Miani, ardente di viva carità, si mise a loro disposizione per
offrire ogni possibile assistenza. 9 In pochi giorni spese tutto
il denaro che aveva ‑ vendette vestiti, tappeti, mobili e altri oggetti
domestici, distribuendone il ricavato per questa pia e santa impresa. 10 Ad
alcuni forniva il cibo, altri li vestiva ‑ perché era inverno ‑
altri riceveva in casa sua, altri incoraggiava a pazientare, e ad accettare
volentieri la morte per amor di Dio, ricordando loro che in cambio di tale
pazienza e fede era promessa la vita eterna. 11 Passava l'intera
giornata in questo lavoro. A volte, non bastando le ore del giorno, andava
anche di notte percorrendo la città. 12 Quelli che trovava malati
ma vivi li soccorreva, com'era in grado di fare, mentre i cadaveri giacenti
lungo le strade se li poneva in spalla, come se fossero balsamo e oro, poi
segretamente, senza farsi riconoscere, li portava ai cimiteri, o altri luoghi
sacri.
VI, 1-9 Contagio e guarigione
1 Mi mancherebbe il
tempo se volessi narrare dettagliatamente le sue opere cristiane. In esse
consumò tutto quello che era di sua proprietà. 2
Allora piacque al Signore metterlo alla prova nella sua stessa salute, come già
aveva fatto al pazientissimo Giobbe 3
All'orrenda carestia fece seguito un'epidemia petecchiale, con macchie
paonazze, rosse e d'altri colori, che si diffondevano su tutto il corpo. 4 Il valoroso soldato di Cristo, a contatto con
appestati e cadaveri, fu colpito dall'epidemia. 5
Appena se ne rese conto, si confessò, ricevette il santo Viatico, e si affidò
al Signore, sua unica speranza e rifugio. 6 Non
parlava di sé, e si comportava come se la malattia non fosse sua, attendendo
con pazienza che si manifestasse la volontà del Signore Iddio. 7 Quando già i medici avevano perduto ogni speranza,
inaspettatamente, nel giro di pochi giorni, ricuperò la salute, 8 e, subito, sebbene non ancora ben ristabilito,
ritornò all'opera iniziata, 9 con maggior
fervore di prima, avendo felicemente sperimentato che il Signore non abbandona
mai quanti si dedicano al suo servizio ma, anzi, suole operare cose nuove e
mirabili nei suoi servi.
VII, 1-13 La « scuola » a san Rocco
1 Dopo
aver lungamente riflettuto su questa speciale protezione divina, prese la
decisione di lasciare nelle mani del nipote, divenuto ormai giovanotto, il commercio
della lana, e gli presentò un completo rendiconto dell'amministrazione. 2 Si
ritirò dagli affari, depose l'abito civile ‑ ossia la lunga veste con
manica a largo gomito, chiusa ai polsi ‑ e indossò un vestito di panno
grezzo, color giallastro, con mantellino e scarpe grossolane. 3
Scelse alcuni fanciulli incontrati mentre andavano mendicando e, affittata una
bottega vicino a san Rocco, vi aperse una tal scuola che nemmeno Socrate, con
tutta la sua sapienza, fu mai degno di vedere. 4 Là non si spiegavano
le vane scienze di Platone e Aristotele ‑ si insegnava, invece, che ogni
uomo diventa dimora dello Spirito Santo, figlio ed crede di Dio, attraverso la
fede in Cristo, e l'imitazione della sua santa vita. 5
Aveva chiamato alcuni maestri per insegnare al fanciulli a fare chiodi di
ferro, ed egli stesso lavorava con loro in questo mestiere. 6
Durante il lavoro cantavano salmi pregavano giorno e notte, tutto era a
disposizione di tutti, 7 facevano a gara nell'esercizio della povertà,
desiderando ciascuno essere più povero degli altri. 8 Loro
letto era la paglia con uno straccio di coperta ‑ mangiavano pane
grossolano, frutta o legumi. 9 Il santo di Dio ammaestrava quei fanciulli nel timore
di Dio, a non considerare nulla come proprio, a vivere insieme, a guadagnarsi
la vita con il proprio lavoro, non col mendicare. 10
Insegnava che il mendicare non si addice ai cristiani, tranne che agli infermi,
inabili a sostentarsi con le proprie fatiche, e che ciascuno deve imparare a
mantenersi con le sue mani, secondo quanto è scritto: « chi non lavora non
mangi ». 11 Nessuno
come lui amava e serviva i servi del Signore, qualunque fosse il loro stato
sociale ‑ per vescovi e sacerdoti aveva massimo rispetto. 12 Era
d'animo tanto retto che quanto non passava per la sua mente non lo sospettava
negli altri, anzi di tutti aveva ottimo giudizio. 13 La
sua premura non si limitava ai fanciulli della bottega a san Rocco ma, quale
padre universale dei poveri, andava distribuendo, personalmente o tramite
altri, le elemosine raccolte, a Mazzorbo, Torcello, Burano, Chioggia, e nelle
isole chiamate « le contrade ».
VIII, 1-11 Unificazione delle opere
1 Dedicò molto tempo
a questa utile e santa opera. 2 Poi i dirigenti
dell'ospedale degli Incurabili lo invitarono a riunire le due scuole dei
fanciulli in una sola, sotto la sua guida. 3
Egli, desideroso com'era di non legare l'anima sua (creata ad immagine di Dio)
ad alcun luogo particolare, per aderire sempre alla volontà del Signore, vi
andò volentieri. 4 Di tutte le sue iniziative,
di quanta edificazione fosse la sua vita, mi sono testimoni quelle buone
persone che sono ora alla direzione dell'ospedale. 5
Andavo spesso a fargli visita, come prima a san Rocco ed egli, oltre a
trattenersi con me in sante conversazioni (Dio sa il puro e cristiano amore che
aveva per me), 6 mi mostrava i lavori di sua
mano, i gruppi di fanciulli, e mi parlava delle loro inclinazioni. 7 Tra gli altri ce n'erano quattro ‑ credo non
superassero gli otto anni ‑ a riguardo dei quali mi confidava: questi
pregano con me, sono spirituali, e ricevono grandi grazie dal Signore. 8 Riguardo altri riferiva: questi leggono bene e
scrivono, quelli lavorano, questo è molto obbediente, quest'altro ha imparato
ad osservare molto bene il silenzio ‑ ed ecco qui i loro capi, mentre
quello è il padre che li confessa. 9 Mi mostrava
il suo lettuccio, talmente stretto da assomigliare ad un sepolcro piuttosto che
ad un letto. 10 Mi invitava a far vita comune
con lui, sebbene io mi ritenessi indegno di stare alla presenza di tal uomo. 11 Spesso manifestava col pianto il suo desiderio
della patria celeste certo, se io non fossi stato così chiuso, le sue parole
sarebbero entrate in me come fiamme di divino amore, e di desiderio di cielo.
PARTE SECONDA - PERIODO LOMBARDO (1532-1534)
IX, 1-10 Partenza da Venezia
1 Ora è necessario che io lo difenda dall'accusa
d'instabilità, rivoltagli da qualche ignorante, per il fatto di aver rinunciato
all'impegno dell'ospedale, e di essere partito da Venezia, per andare altrove. 2 Non
sanno costoro quanto siano misteriosi i progetti di Dio, e che Cristo stesso, a
quanti volevano trattenerlo, dichiarava: « bisogna che io evangelizzi anche le
altre città »? 3 Perché allora meravigliarsi che egli abbia abbandonato
la sua patria? non si trasportano forse le gemi‑ne dal luogo di origine
ad un altro? 4 Incenso, cinnamomo, cassia, ed altri prodotti pregiati non
vedono spesso un cielo nuovo? 5 Forse che il sole si ferma dove nasce, o non
piuttosto continua a girare finché abbia compiuto il suo corso diurno? 6 così
questa gemma preziosa, questa impareggiabile creatura del Signore, questo sole
luminoso dalla vita esemplare, non restò sempre in un luogo 7 ma,
vedendo che il popolo cristiano era come gregge senza pastore, lasciata Venezia
andò a Bergamo. 8 Quanto fuoco
d'amore per Dio e il prossimo, quanto zelo per la salvezza delle anime abbia
ivi acceso, lo testimoniano vescovi, prelati, ed altre pie persone che lo
conobbero. 9 Provava grandissimo dolore per le eresie ed i loro
promotori. 10 Affermava che il Signore permette che il cristiano
soffra mancanza di cose materiali affinché, trovandosi in stato di necessità,
impari a vedere Dio in coloro che sanno donare l'elemosina che salva.
X, 1-13 Missione a Bergamo, Cremona,
Crema, Milano
1
Favorito dal vescovo e da altre buone persone, mise ordine negli ospedali del
territorio di Bergamo 2 e, facendosi sempre accompagnare da alcuni fanciulli
ben iniziati alla vita cristiana, raggiungeva i paesi del bergamasco, invitando
gli abitanti a tornare alla vita beata proposta dal santo vangelo. 3
Della sua carità diede spettacolo non soltanto in questi luoghi ma, spingendosi
fin nel cremonese e cremasco, vi compì le medesime opere. 4
Attraversato il fiume Adda, assieme a molti dei suoi poveri, entrò nel
milanese, e qui avvenne un fatto che non conviene tralasciare. 5
Mentre si trovavano nel territorio del Ducato, si ammalò lui e molti di quanti
l'accompagnavano. 6 Imbattutisi in un casolare scoperchiato e
abbandonato, dove c'era soltanto un po' di paglia, vi presero alloggio, 7
sprovvisti di pane, di vino, denari, perché il coraggioso cristiano portava con
sé, a suo sostentamento, soltanto una viva fede in Cristo, 8
Mentre attendeva l'intervento divino, passò da quelle parti un suo e nostro
amico, il quale sentì l'ispirazione di entrare là dove giaceva febbricitante il
sant'uomo. 9 Lo riconobbe e gli disse: messer Girolamo, se
gradite, farò portare voi solo ad una mia abitazione qui vicino, e là sarete
ben curato. 10 Con animo nobilissimo rispose: vi ringrazio molto,
fratello, per la vostra bontà, e son contento di andarci purché, insieme,
accogliate anche questi miei fratelli con i quali io voglio vivere e morire. 11 La
proposta parve a quello troppo onerosa e, preso commiato, partì da lì. 12
Giunto a Milano, riferì la cosa al duca Alfonso [Francesco] Sforza ‑ il
Signore Iddio abbia misericordia della sua anima ‑ 13 e
questi, informato sulla nobiltà del servo di Dio, gli mandò le cose necessarie, poi lo fece condurre a Milano la sua
compagnia, e alloggiare in un ospedale, dove egli preferiva trattenersi più che
in qualsiasi altro luogo.
XI, 1-13 La Compagnia dei servi dei
poveri
1 Non si limitò qui
la sua carità, anzi, dopo aver ridato buona e cristiana sistemazione a quell'ospedale, 2 per volontà dello Spirito
Santo, si trasferì in territorio cremasco e lì, in breve tempo, attirò a sé
molte buone persone, alcuni sacerdoti, altri laici. 3
Tutti insieme formarono a Bergamo, in val di san Martino, alcune congregazioni
di poveri abbandonati 4 i quali, curati, vestiti
e iniziati alla vita cristiana, si guadagnavano da vivere con le loro personali
fatiche. 5 Il sant'uomo, senza mai abbandonare
la sua amica povertà, aveva raccolto in queste sante congregazioni del
bergamasco, cremasco e comasco, più di trecento persone, 6 ammaestrate nei santi costumi cristiani, e affidate
alla guida di buoni sacerdoti e laici, 7 i nomi
dei quali non voglio far conoscere, affinché la gloria resti al Signore. Essi sono noti allo Spirito Santo, e
scritti nel libro della vita. 8 Era spettacolo
mirabile, in tempi inquinati da tanti vizi, vedere un nobile veneziano vestito
alla rusticana , in compagnia di molti poveri ‑ anzi, per dir meglio,
cristiani riformati, gentiluomini nobilissimi secondo il santo vangelo 9 andare per le campagne a zappare, tagliare migli, e
compiere altri lavori di questo genere, sempre cantando salmi e inni al
Signore, 10 istruendo i poveri contadini nella
vita cristiana, mangiando pane di sorgo, e altri cibi agresti. 11 Sicché mi sembra si debba mostrare severa
deplorazione per quei potenti signori che, oziosi e pasciuti, passano la vita
tra giochi e feste in splendidi palazzi e sale dorate, 12
senza alcun pensiero alla futura vita beata, felice, immortale, colma di ogni
delizia, 13 allorché, d'improvviso, lasciati i
loro lussi e ricchezze, vengono portati via a sepoltura, soli, poveri e nudi.
INTERMEZZO VENEZIANO (1534-1535)
XII, 1-8 Soggiorno a Venezia
1 Il
sant'uomo visse a lungo in questo stato di perfezione, poi tornò a Venezia per
occuparsi di alcune opere pie. 2 Vi rimase poco più di un anno, vestito alla
rusticana, come gli era ormai consueto. 3 Era meraviglioso osservare
un uomo in miseri panni da mendicante, ma dall'animo talmente nobile ‑
mirabilmente adorno di costumi casti, delicati e prudenti ‑ che
all'attenzione dei buoni sembrava un concerto delizioso di virtù. 4 A me
pareva addirittura divino che avesse grandissima misericordia per i peccatori,
e non pensasse mai male d'alcuno. 5 Visitò i suoi amici, tra i
quali i più intimi e cari erano il reverendo arcivescovo di Chieti, ora
cardinale, i due Lippomano, uno priore della Trinità, l'altro vescovo di
Bergamo, il vescovo di Verona, e molti altri di minore notorietà. 6 Più
di tutti amava i suoi cari poveri, come quelli che meglio gli rappresentavano
Cristo. 7 Spesso ci trattenemmo insieme, e mi riempì di tanti
santi ricordi, e cristiane speranze, che ancor oggi risuonano nel mio animo. 8 Poi
si accomiatò da noi in modo che non ci saremmo più visti in questa vita ma,
come spero per misericordia di Dio, per sempre nell'altra.
FINALE (1535-1537)
XIII, 1-9 Esperienze mistiche
1
Credo fosse giunto all'età di 56 anni, dodici dei quali aveva speso in vita
austera e cristiana, 2 allorché piacque al benignissimo nostro Dio, il quale
dona beni eterni in cambio di lievi fatiche, chiamarlo alla patria celeste. 3 Per
divina disposizione nel territorio bergamasco scoppiò una malattia epidemica,
poco conosciuta dai medici, la quale portava a morte in 14 o più giorni. 4 Il
santo dimorava allora in Val di san Martino, con molti dei suoi, dai quali si
allontanava, a volte, per ritirarsi solo in una grotta per le sue
contemplazioni. 5 Nel corso dell'epidemia uno dei suoi aveva contratto
il morbo, ed in pochi giorni si era ridotto agli estremi. 6
Essendo già in punto di morte, veniva assistito, come si suole fare in tal
caso, da molti tra i quali c'era anche messer Girolamo. 7 Dopo
esser rimasto a lungo senza parlare né dar segni di vita,
improvvisamente, come destandosi da profondo sonno, si alzò 8 e,
come meglio poté, esclamò: cosa mai ho visto! Essendogli stato chiesto cosa
avesse visto, 9 rispose: ho visto un bellissimo seggio avvolto da
splendida luce, e sul seggio un fanciullo con in mano una scritta in cui
si leggeva « questo è il seggio di Girolamo Miani ».
XIV, 1-9 I patti con Cristo
1
All'udire tutti si stupirono, ma più di tutti rimase sorpreso lui, messer
Girolamo, per cui decise di andarsene altrove, 2 e ai suoi compagni
che non volevano permetterglielo rispose: «lasciatemi perché tra poco né voi né
altri mi vedranno più ». 3 Sebbene non fosse chiaro il significato della
risposta, nessuno di quanti l'aveva udita poteva pensare che il Signore li volesse
privare del loro padre e pastore. 4 Ma Iddio benignissimo, per
rimunerarlo dalle sue fatiche, e per far sì che non ci attacchiamo ad alcuna
creatura, per quanto santa essa sia, 5 permise che contraesse la
malattia, nella domenica che la gente di mondo chiama di carnevale, mentre per
la Chiesa è la quinquagesima. 6 Oppresso gravemente dal male, dopo quattro
giorni rese l'anima a Dio, con tanta serenità, come raccontano i presenti, che
mai mostrò di aver paura, 7 anzi diceva di aver fatto i suoi patti con Cristo,
alla maniera di quanto si legge in Geremia al cap. 31, ed in Ezechiele al cap.
26. 8 Esortava tutti a seguire la via di Gesù crocifisso, a
disprezzare il mondo, ad amarsi l'un l'altro, ad aver cura dei poveri
assicurando che Dio non abbandona mai chi compie tali opere. 9
Facendo queste e altre simili esortazioni, lasciò la vita mortale, e se ne andò
a godere l'eterna.
Il Signore per sua bontà, voglia donarla pure a noi,
Amen!