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(...) Acceso e infiammato, per la grazia divina , di carità perfetta, il
magnifico e generoso Girolamo Miani, Nobile veneto, non per la propria sua
salvezza, ma a comune testimonianza ed esempio di ciascun in questa vita
mortale, ha voluto istituire una simile regola e modo di vivere e bene
operar, prima per se, e dopo per chi lo volesse imitare, che sicuramente,
perseverando in essa, potrà con la divina grazia esser sicuro della sua
salvezza finale. E perché, come abbiamo scritto sopra, il principio o
fondamento del Cristianesimo consiste nel rinunciare al le ricchezze
terrene, fragili e caduche, e convertirle a comune uso dei poveri
mendicanti e bisognosi, secondo l'insegnamento di Gesù Cristo, quando
disse: «Se vuoi essere perfetto va, vendi quello che hai, dallo ai poveri
poi vieni e seguimi». Volendo attenersi ed obbedire a questo consiglio di
salvezza, rimosso da sé ogni timore di una futura indigenza e povertà,
con cuore gioioso e con prontissima volontà, distribuì una grande
quantità di facoltà terrene in aiuto degli indigenti, come più e meglio
ne conosceva la necessità e il bisogno.
E sembrandogli ancor poco l'avere distribuito tali ricchezze
- che non sono propriamente nostre, ma in balia dell’instabile fortuna,
e da Dio soltanto imprestate e non donate - ritenendo di non aver
distribuito qualcosa che fosse veramente suo, ma di esser stato solamente
dispensatore di cose di Dio, dedicò tutto se stesso, con le forze
corporali e con le capacità della sua anima, all'ossequio, sussidio,
istruzione, ammaestramento, tutela, difesa e mantenimento temporale e
spirituale di ogni persona miserabile, inferma, afflitta, abbandonata e
in situazione di calamità, sia uomo o donna, soprattutto ove si trattasse
di vedove o di bambini e ragazzi orfani. Intanto che, somma ammirazione
induce in ciascun fedele che vede e contempla tanta immensa carità così
profusa, tanta clemenza e pietà ch'egli dimostra; lavando con le sue
stesse mani le schifose piaghe, tergendo le pestificazioni, medicando con
sani rimedi ed impacchi, tollerando odori fetidi ed altre sporcizie da
indurre nausea e abominazioni, mentre egli non solo non le disprezza, ma
le tocca con le proprie mani come se fossero fragranti di soave odore.
Oh inaudita tolleranza! Oh pietà immensa! che ai nostri
tempi un uomo tanto generoso eppure prima vissuto negli agi mostra a
nostro esempio! Oh! felici e veramente felici saranno quelli che,
disprezzate le fugaci delizie mondane, seguiranno le sue vestigia e la sua
testimonianza. Possiamo veramente credere che Dio, che con l’occhio
della sua divina ed eterna provvidenza, vede e governa ogni creatura in
questa nostra felice età, lo abbia di tanto arricchito, affinché per di
lui mezzo gli uomini oggi tanto deviati dalla santità del Cristianesimo,
e tanto incrudeliti ed alienati da ogni comportamento di mansuetudine e di
pietà siano richiamati al giusto, onesto, pietoso, cattolico e cristiano
rito; e questo già si vede per un manifesto esempio di alcune pubbliche
prostitute, le quali, abbandonata la loro infame vita, si sono convertite
ad una salutare penitenza; e molti altri ancora d'ambi i sessi, nutriti
nelle delizie e nei piaceri carnali, con prove, cure e tratti
misericordiosi, con esortazioni, li piega già ad essere generosi e
caritatevoli ed a lasciare il disonesto e vizioso conversare.
Affinché tale inizio possa crescere e fruttificare, il
prelodato Girolamo, desideroso della salvezza universale dei suoi
compagni, e che i suoi figli spirituali e discepoli possano perseverare ed
aumentare di numero, e soprattutto per avere i mezzi con i quali potere
sostenere le sopradette persone miserabili, orfani e vedove, supplica in
“visceribus caritatis” ogni fedele cristiano a volersi muovere a pietà
e compassione di tanti poveri infermi, sotto la sua cura aumentati in gran
numero, ed altri da poter raggiungere, e, con generose elemosine poterli
misericordiosamente sovvenire.
(…)
E quasi a modo di un istituto religioso, tutti quelli che
saranno deputati a tale impresa e carità si riuniranno tutti insieme per
consultarsi, almeno una volta la settimana, sulle misure necessarie al
mantenimento di questi protetti, orfani, vedove ed altre persone
miserabili che sono sotto la guida ed educazione del prenominato Girolamo,
il quale non vuole altra cura principale di queste disgraziate persone, se
non di procurare con le proprie mani la loro sanità corporale servendole,
se saranno inferme, ed educarle e farle tornare nel timore di Dio e ad un
giusto, onesto, religioso vivere e conversare; e lascia ogni altra impresa
e di procurare le elemosine a delle persone deputati, ed in tal modo
accrescerà tale compagnia in maniera di una religione devota, onde Dio ne
sarà lodato e la nostra città e la nostra patria ne resteranno edificate
e gli elargitori delle elemosine ne avranno merito e premio per la vita
eterna; al cui acquisto, oltre quello che abbiamo detto di sopra, il
Vescovo concede a chiunque farà elemosina ai questi poveri, per ogni
elemosina, e per qualunque operazione, consiglio o favore a loro esibito,
per ogni volta 40 giorni d'indulgenza.
Sono anche nominate alcune nobili signore di sincera fama,
oneste, prudenti e bene morigerate, le quali debbono avere la cura di
quelle che hanno lasciato la vita di prostituzione e che si sono ridotte a
vera penitenza e devono ammaestrare nel giusto, onesto e costumato vivere;
e riceveranno anche la cura e regime di vivere di tutte le altre inferme,
orfani e miserabili fanciulle che sono entrate in tale Congregazione. E
affinché tale beneficio sia a comune utilità, non solamente agli
abitanti in città, ma a tutta la patria nostra, è ordinato che in tutte
le terre della nostra Diocesi siano istituite alcune devote persone, che
abbiano a procurare le elemosine per curare tali miserabili indigenti; ed
a quelle è richiesto che siano sollecite nel verificare se nelle loro
terre o ville o castelli, vi siano tali persone indigenti: infermi,
vecchi, orfani, vedove ed altri che non avessero i mezzi per vivere. E che
di questi se ne dia notizia alla Congregazione la quale dovrà riceverli,
nutrirli e governarli assieme con gli altri poveri. Si ordina anche che
non si ne faccia alcun cumulo delle elemosine, per volere comprare
redditi, né altra cosa stabile, ma che di giorno in giorno siano
distribuite a sovvenzione dei poveri in modo tale che abbiano sempre a
vivere in povertà e che nel giorno presente non sappiano qual debba
essere il nutrimento del seguente, in modo che sia adempia il detto del
Nostro Salvatore Gesù Cristo quando parlando ai suoi Discepoli disse: «Non
cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in
ansia: il Padre vostro sa che ne avete bisogno».
In Dio dunque si deve
porre ogni nostra speranza e fiducia, perché egli nutre anche gli uccelli
del cielo. Pertanto, ognuno che desidera giungere a quella celeste Patria,
dove si possiede ogni bene e si sazia e quieta ogni ragionevole appetito,
con ogni sforzo e vigilante applicazione deve avvicinarsi e disporsi a
tali opere di misericordia; e può stare sicuro e non dubiti che sopra di
sé discenderanno abbondanti ed esuberanti doni di grazie celesti,
mediante i quali giungerà al desiderato porto di salvezza.
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