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Come prima cosa si esortano tali protettori a vivere
con uno stile cristiano, che si realizza nel precetto di una vita sobria,
pia e giusta. Per sobrio s'intende esser un uomo da bene, giusto
verso il prossimo, pio verso Dio. La sobrietà cristiana si dimostra nel vivere,
nel vestire e nel conversare: perciò i fratelli di questa compagnia vivano in
casa loro modestamente secondo il loro stato e non abusando delle cose del mondo;
abbiano un abito di onesto cristiano; fuggano, per quanto è in loro, le
cattive compagnie, né facciano traffici ove sia peccato
manifesto o pericolo di peccato: la qual cosa eviteranno se useranno
frequentemente il consiglio de loro padri spirituali. Attendano anche con vigilanza che le moglie, figli
e la famiglia viva in simile coerenza, cioè che i loro costumi, abiti, pratiche
e vita siano cristiane, senza bestemmiare, senza giochi che non siano di
ricreamento,
onesti in ogni conversazione; e si mantengano nell'amore di Dio e del prossimo, né faccino
agli altri quello che non vorrebbero esser loro
fatto e facciano agli altri quel che vorrebbero esser fatto loro; anzi,
per quanto sta in noi è meglio fare il bene e patire il male. Non abbiano
roba d'altri, né
liti, e massimamente non abbiano contrasti fra loro; e se ci fosse
necessità
qualche decisione particolare, non la prendano senza il consenso del
loro priore e del loro padre spirituale, sopratutto se si tratta di
debitori o creditori e fossero costretti a far
lite, mostrandosi sempre pronti a ricomporsi con il loro avversario
Se
qualcuno
de fratelli cadesse ammalato, avverta la compagnia, in modo che sia
visitato e aiutato dai fratelli, tanto spiritualmente, quanto
corporalmente: nell'uno esortandolo ai sacramenti, cioè
confessione, comunione e secondo il bisogno anche agli altri
come unzione degli infermi; nell'altro, ove ci fosse il bisogno, sovvenendoli dei beni temporali,
e non patisca fin che il signor Dio gli
renda la sanità o, se gli è per il meglio, la patria celeste. E questo
si faccia proporzionatamente secondo l'indigenza dell'infermo. E quando
andasse a meglior vita, allora non manchino a quell'anima le messe di
suffragio, come si usa fra simili fraternità; con ciò sia cosa che in questi casi
l'eredità si deve
spendere all'onor di Dio e al servizio del prossimo, più che a propria
comodità; ricordando che di quante preghiere si fanno per la compagnia in
tutte le altre città, sono partecipi tutti i fratelli sia i vivi,
quanto i defunti.
Sopra
tutto studino di vivere piamente per Dio, dal quale procede ogni bene. E però ogni giorno si
ricordino della sua grandezza, alzando la mente
a Dio e facendo preghiera mentale, o dicendo almeno il "Pater noster" e
il salmo "Deus in nomene tuo salvam me fac"; e chi non sapesse leggere,
preghi col rosario. E perché il vincolo e unione di questa carità sono i
santissimi sacramenti, si esortano tutti nel Signore che ogni
mese faccino almeno una volta la confessione e ricevano l'eucarestia (medicina contro tutte le
indisposizioni corporali e mentali), a meno che non siano ritenuti impediti
per una giusta causa, il che sia a conoscenza del padre spirituale. E in
quella domenica si dicano i sette salmi penitenziali.
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