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Fra Girolamo Molfetta Predicatore dell'ordine dei
frati Minori Cappuccini
Ai diletti in Cristo padri e fratelli, servi
dei poveri,
e ai suoi fanciulli orfani
nelle opere di Lombardia.
Dilettissimi, in Cristo Gesù, Padri e Fratelli, la
Pace, e la grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi sempre, e a
tutti quelli che, credendo in Lui, accompagnano la fede e il nome
Cristiano, con opere come le vostre. Essendomi già molti dì sono
pervenuta alle mani un’opera intitolata al Divino Amore, composta dal
venerabile Padre, e di santa memoria fra Bartolomeo della Città di
Castello dell'ordine nostro de frati minori, uomo di grande santità,
nella vita e nei costumi, acceso del fuoco del Divino amore, che i suoi
infuocati e dolci scritti dimostrino, non mi è sembrato che la carità
voglia che una così bella e utile opera rimanga nascosta, sia per l'
onore di Dio, come per la utilità a chiunque la leggerà in silenzio e
con attenzione (premessa però la preghiera) per i bei e ammirabili modi
di unirsi a Dio che vi può scoprire, dimostrati con molte efficaci
motivazioni e inconfutabili testimonianze della sacra scrittura, così
che, essendomi proposto di pubblicarla, pensando a chi meglio meritasse
che io facessi un così santo e bel dono, mi è venuto in mente (non senza
singolarissima provvidenza di Dio, credo) che io non potessi meglio
collocarla, che se io la indirizzassi a voi che, come lucerne ardenti,
emanate raggi di opere infiammate di questo Divino amore, frutto
dell'esempio e degli insegnamenti di quella beata anima già di Girolamo
Miani, gentiluomo veneziano: il qual ebbe ardentissimo desiderio di
attirare e unire a Dio uomini di qualunque stato, grado, e condizione, e
ne mostrò chiarissimi segni, tanto che bruciando della Carità divina,
per amor del Vangelo, perché crescesse il regno di Dio, abbandonate le
ricchezze, la famiglia nobilissima e la patria illustrissima si gettò
nelle braccia del suo amato, nudo e crocifisso Gesù Cristo. Dopo un breve
peregrinare, cominciò da voi poveretti a realizzare il suo desiderio, col
strapparvi dal letame in Bergamo prima, e poi in altre città, dove
vivevate afflitti dalla fame, dal freddo, dalla nudità, che spesso si
trovavano morti. E coloro di voi che sfuggiste un così miserabile
destino, alzavate con le vostre voci un così triste lamento che chi vi
udiva ricordava il tormentato delle anime nelle pene del purgatorio.
E con tanta dolcezza, e benignità vi raccolse,
medicandovi, le anime con i santi esempi della sua vita, e con le sue
parole, con le mani le infermità corporali, come la tigna e altri
numerosi mali. Usciva personalmente a cercarvi per le strade e per le
porte per darvi da mangiare, rendendo con le sue virtù soavissimo odore
al Signore e una viva luce in tutta la Lombardia, di amare Dio con tutto
altro che con cerimonie, come negli ospedali, nei quali le stesse vostre
voci, che prima gridavano muoio di fame, muoio di freddo, cantano ora
notte e giorno le lodi al Signore, lo dimostrano.
E dopo avervi raccolti indusse alcun di voi padri
sacerdoti e anche laici a lasciare i benefici e i patrimoni, ed entrare ad
unirvi con lui a Dio, in così sante fatiche. Ma che dirò poi di molti, e
molti atti di carità da lui compiuti in diversi luoghi, nei quali mostrò
il suo amore verso Dio? Non fu quella grande testimonianza del suo amore,
che essendo in Milano nella chiesa di san Sepolcro ammalato lui e quasi
tutti quelli di voi altri poveretti, sopra un poco di paglia, continuava
però (quantunque malato) ad aiutare le pecorelle inferme, e invitato da
alcuni gentiluomini di quella Città ad andare a casa loro, lui solo per
farsi curare, come il buon pastore non volle mai separarsi da voi, tanto
che il Signore benedicendo la sua costanza sua, provvide poi per tutti e a
tutti insieme fece guarire.
E quando a Pavia andò a dimorare nell’ospedale
della misericordia, ed avendo i governatori dell'ospedale allontanate
alcune persone che stavano li, decise al più presto di andare nella sala
grande, che è nella Cittadella di quella Città, con quelli di voi che
erano allora con lui, piuttosto che dare incomodità ad alcuno. Così che
il Signore gli dette il luogo, che di presente si ha di S. Gervasio. Né
taccio molti altri fatti di cui chi ha avuto notizia da chi ne può far
fede cortissima, come di supportare pazientemente e avere compassione
delle miserie, infermità e difetti, non tanto di quelli con li quali
viveva, ma di qualunque altra persona. A voi dunque dilettissimi in Cristo
lo invio, considerato il desiderio che quel beato spirito aveva di unirvi
a Dio, affinché la sua intenzione arrivi all'effetto.
Prego il Signore che accresca nei vostri cuori il
fuoco del suo Divino amore, ed è quanto io desidero per onore Suo e per
la crescita del Regno: così che ancora voi vi affatichiate più
ferventemente nelle opere della misericordia e Carità divina,
coinvolgendo altri col vostro esempio, come voi lo foste con l’esempio
di Girolamo (di cui io ho singolarissima venerazione)
e si adoperino a fare come lui, e si raggiunga l'universale riforma
della Chiesa, della quale egli ebbe grandissima sete, e ne ordinò una
particolare preghiera, che tuttora si canta alle Messe, nelle nostre
preghiere comunitarie, così dicendo: “Dolce Padre Nostro Signore Gesù
Cristo ti preghiamo per la tua infinita bontà, che riformi tutta la
Cristianità, a quello stato di santità, che fu nel tempo di tuoi Santi
Apostoli”.Che il Signore Gesù Cristo, per sua infinita misericordia, lo
conceda. E pregatelo qualche volta anche per me, misero peccatore, affinché
tutti insieme ci conduca a godere della sua Beata visione in Cielo. Amen.
In Venezia per Pietro di Nicolini da Sabio MDLVIII.
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