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Noi don Pietro Lippomano, per grazia di Dio e della Sede Apostolica
Vescovo di Bergamo e Conte etc.
Ai diletti figli in
Cristo: i presbiteri Alessandro de Evanexis, Federico de Panigarolis,
Agostino de Barilis, AngeloMarco e Vincenzo de Gambaranis, Giovanni
Belloni, Marco de Strata, Pietro Piemontese; i laici: Giovanni Maria di
Casale, Giovanni Francesco, Daniele e Girolamo, fratelli di
Bergamo,Giovanni da Milano, Giovan Pietro da Gorgonzola, cittadini delle
rispettive città e diocesi di Bergamo, Brescia, Milano, Pavia, Como e
Genova, Salute e amicizia eterna nel Signore.
Da
non molto tempo ci é stata presentata una vostra petizione. Tutti voi,
mossi dal desiderio di salvare la vostra anima e desiderosi di servire il
sommo Iddio con sinceri sentimenti,
abbandonate le occupazioni paterne e
gli impegni del mondo, chiedete di comune accordo:
di voler vivere in comune come
erano soliti fare al tempo dei santi Apostoli, e volervi
applicare in continue orazioni, vivendo di elemosina,
senza aver preso l'abito di una particolare Religione approvata, ma
perseverando ognuno nella sua specifica vocazione, chiedete di potervi
eleggere un superiore, perpetuo o temporaneo, che sia il responsabile di
questa vostra società o congregazione, e abbia facoltà di disporre e
ordinare ciò che ognuno di voi dovrà fare.
Domandate pure che,
tenendo conto delle capacità personali di ognuno,
- alcuni possano
annunciare la parola di Dio, altri possano prendersi cura dei fanciulli e
delle bambine abbandonate, delle peccatrici, delle donne convertite a Dio;
‑ altri possano
servire negli ospedali soprattutto i poveri incurabili o affetti da altre
malattie;
‑ altri, con il
permesso del superiore della vostra società o congregazione, possano essere
inviati per città e luoghi, a consolazione dei fedeli e a conforto delle
chiese, come gli apostoli Paolo, Barnaba e Sila;
‑ infine fate
richiesta di poter fare ogni altra cosa che sia a gloria e onore di Dio e
giovi alla salvezza del prossimo e delle vostre anime.
Siccome dichiarate
apertamente di voler fare tutte queste opere con l'autorizzazione degli
Ordinari, nelle cui diocesi otterrete di vivere, e sotto la cui obbedienza
volete restare, e siccome dubitate di poter fare tutto ciò senza scrupolo
della vostra coscienza, avete rivolto a noi umile supplica per ottenere,
quale speciale grazia, il nostro consenso e la nostra autorizzazione.
Infiammati dallo zelo
della vostra devozione, Noi, per quanto ci é possibile, vogliamo
cooperare con il Signore e aderiamo al vostro desiderio.
Siccome conosciamo bene le
sante opere finora compiute nella nostra città e diocesi di Bergamo e a
Somasca, siamo certi che voi e quanti entreranno a far parte della vostra
società, con l'aiuto del Signore, ne potrete fare sempre di più grandi.
Per tutte le su indicate
motivazioni
‑ potete venire
nella nostra diocesi di Bergamo quando volete;
‑ potete ricevere in
perpetuo o pro tempore tutte quelle opere che con carità e devozione vi
saranno offerte;
‑ potete tenere
quelle già ricevute o, se vi parrà opportuno, potete lasciarle;
‑ potete riunirvi
insieme ed erigere congregazioni e società;
‑ potete vivere in
comune, far preghiere pubbliche e private, notturne e diurne, da soli e in
comune;
‑ potete eleggervi
un superiore, che dovrà essere a Noi presentato per la ratifica; ogni
vostra attività sia sottoposta al suo discernimento e alla sua autorità;
- potete emanare tutti
quei statuti e ordinamenti che vi parranno giusti e doverosi.
- I Sacerdoti possono
celebrare e, se sono ritenuti idonei dal superiore e sono autorizzati da
Noi, possono predicare la parola di Dio; inoltre siano presentati a noi,
per l'approvazione, tutti gli statuti e gli ordinamenti che farete.
Comunque, a tenore delle
presenti, concediamo facoltà e potestà piena e libera che, a vostro
giudizio:
‑ alcuni di voi,
capaci, si prendano cura delle fanciulle e dei fanciulli orfani e
abbandonati, delle peccatrici, delle donne convertite a Dio e,
soprattutto, dei malati incurabili e dei poveri di Cristo;
‑ altri vadano
itinerando a consolazione dei fedeli, delle persone devote e delle chiese;
‑ potete scegliervi
un confessore idoneo, diocesano o regolare di qualsiasi ordine: egli
ascolti le vostre confessioni, vi assolva da tutti i peccati, anche di
quelli la cui assoluzione fosse a noi riservata, e vi imponga una salutare
penitenza;
potete erigere un oratorio
con altare portatile in tutti quei luoghi che, come detto, vi saranno
concessi; in esso potrete celebrare, quando vorrete, sia voi sia altri
sacerdoti;
- potete, infine,
realizzare e compiere tutto quanto vi parrà conveniente all'amore di Dio,
alla salvezza delle anime vostre e del prossimo.
Vogliamo però che siate
sempre soggetti a Noi e al nostro signor Vicario e successori: che viviate
sotto la nostra e sua obbedienza.
A tutti i Rettori delle
Chiese e ai loro sostituti della città e diocesi di Bergamo comandiamo
‑ se contravverranno, sotto pena di scomunica, ipso facto incurrenda
e premessa tuttavia !a tripIice ammonizione ‑ di non molestarvi nè
impedirvi in nessun modo e
sotto qualsiasi pretesto, né direttamente né indirettamente, né in
pubblico né in privato; né per sé né per altri; di non distogliervi in
nessun modo dall'impegno di assumere la conduzione di simili opere pie; di
non impedirvi di raggiungere, di godere e di avvalervi di tutte queste
cose che Noi vi abbiamo concesso;
anzi, comandiamo che in
tutte queste cose vi favoriscano, vi difendano e vi assistano tutte le
volte che ne siano richiesti.
Voi, tuttavia, sforzatevi
nel Signore, perché le vostre aspirazioni, la vostra vita, le opere di
misericordia verso i poveri di Cristo rifulgano davanti agli uomini; per
la testimonianza che voi date i fedeli cristiani glorifichino Dio Padre
onnipotente e, infiammati dal vostro esempio, siano convertiti ad un
migliore tenore di vita.
Inoltre, per l'autorità
ordinaria della quale godiamo, a tutti i fedeli, che vi offriranno aiuto,
consiglio e favore nelle cose suddette e a tutti quelli che daranno una
mano a voi che avete deciso di vivere nella sincera povertà di Cristo,
concediamo quaranta giorni di indulgenza, toties quoties, nella forma
consueta della Chiesa imponendovi tuttavia di non tralasciare di pregare
per il felice stato del nostro signore il Papa Paolo III, del serenissimo
Dominio di Venezia ed anche per noi.
Bergamo, 1° agosto 1538.
Dal nostro palazzo arcivescovile
In fede Ales. Alegrius
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