i Giovani con i Padri Somaschi     

 

 

Fonti Somasche

 

1a lettera di S. Girolamo

 
penna.gif (1642 byte) PRESENTAZIONE DELLA PRIMA LETTERA
 
 
 
 

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* Destinatario

 La lettera è indirizzata al P. Agostino Barili che presta il suo servizio presso l'ospedale della Maddalena in Bergamo ma il suo contenuto non strettamente personale, sottolinea infatti problemi che riguardano la comunità e le persone operanti nella Valle di S. Martino, a Bergamo tra il 1532-33 ed a Somasca nel 1534. Allora P. Agostino era superiore a Bergamo.

* Occasione e scopo

 Dal febbraio del 1535 Girolamo è a Venezia e da Bergamo il P. Barili gli scrive chiedendogli di ritornare presto.

 Il Santo risponde anzitutto spiegando la necessità della sua assenza e poi chiedendo che gli facciano pervenire lettere frequenti da tutti i "lochi" con notizie particolareggiate. Quindi allarga gradualmente il panorama delle sue osservazioni, passando da problemi di carattere generale a questioni minute quali usanze, persone, organizzazioni, iniziative, difficoltà, prospettive per il futuro.

 Colpisce l'ardore spirituale che pervade anche queste prescrizioni pratiche.

* Tempo e luogo

 La lettera è scritta a Venezia dal priorato della SS. Trinità e porta la data del 5 luglio 1535.

* I contenuti dottrinali e pastorali

 Girolamo espone alcuni importanti principi:

  image002.gif (663 byte) l'efficacia del ricorso a Dio mediante la preghiera;
  image002.gif (663 byte) l'impegno della consacrazione a Dio richiede la perseveranza a qualsiasi costo;
  image002.gif (663 byte) fidarsi di Dio che è provvidenzialmente presente in mezzo alle vicende umane;
  image002.gif (663 byte) la completa fedeltà a Cristo;
  image002.gif (663 byte) le situazioni della vita vanno lette ascoltando le ispirazioni di Dio;
  image002.gif (663 byte) la disponibilità alla grazia per un continua crescita nell'amore di Dio e del prossimo;
  image002.gif (663 byte) Eucaristia e Riconciliazione hanno un posto preminente nella vita cristiana;
  image002.gif (663 byte) l'amore non è completo se non è concreto.

Vi sono pure contenuti suggerimenti di carattere pastorale:

  image002.gif (663 byte) la vita cristiana ha bisogno di essere sostenuta e mantenuta costante da un intenso ritmo di iniziative;
  image002.gif (663 byte) la vita comunitaria necessita di precisi punti di riferimento (norme disciplinari e pratiche spirituali) per mantenere una stabilità interna;
  image002.gif (663 byte) gli altri vanno aiutati nel loro rapporto con Dio e nel loro servizio al prossimo con il buon esempio; la reciproca ispirazione ad un clima di vita affettivamente sostenuto;
  image002.gif (663 byte) ordine, precisione, puntualità accompagnano il compimento dei propri doveri;
  image002.gif (663 byte) passione, zelo, fervore sono qualità che sostengono l'azione pastorale;
  image002.gif (663 byte) lavoro ed amore fraterno sono le strutture portanti della Compagnia.

* Schema della lettera

image002.gif (663 byte) Introduzione
image002.gif (663 byte) Notizie personali
image002.gif (663 byte) Delegazione per il recapito della corrispondenza
image002.gif (663 byte) Previsioni sul futuro della Compagnia
image002.gif (663 byte) Richiesta di informazioni dettagliate
image002.gif (663 byte) Raccomandazioni speciali ai collaboratori
image002.gif (663 byte) Esortazioni ai vari responsabili
image002.gif (663 byte) Conclusioni



1a lettera di S. Girolamo Emiliani
 

 

Venezia, alla trinità, 5 luglio 1535
Ad Agostino barili, servo dei poveri

Carissimi in Cristo Padre. Con le ultime vi mandai le risposte alle lettere vostre da Como e da Giovannantonio. Quanto all’essere libero dai miei impegni sembra che la cosa vada per le lunghe e solo Dio sa il modo e dove. Circa l’aiuto che più volte abbiamo domandato, non vedo altro rimedio se non due: uno che preghiamo l’Eterno padre che mandi operai, perché qui c’è simile bisogno e forse di più, credetemi; l’altro, che si perseveri sino alla fine, ovvero fino a che il Signore mostri qualcosa che si veda esser suo. Circa la mia assenza sappiate che io mai vi abbandono con quelle orazioncine che io so; e, benché io non sia nella battaglia con voi nel campo, io sento lo strepitio e alzo nell’orazione le braccia quanto posso. Ma la verità è che io sono niente. E credete certo che la mia assenza è necessaria: le ragioni sono infinite, ma se la Compagnia starà con Cristo, si otterrà l’intento, altrimenti tutto è perduto.  La cosa è discutibile, ma questa è la conclusione. Sicché pregate Cristo pellegrino dicendo: Resta con noi Signore perché si fa sera.  E se non vi pare di  intendere la ragione per cui la mia assenza è necessaria, scrivetemelo: credo che vi soddisferò.

Avvisate tutte le opere che mi scrivano spesso e dettagliatamente e che mandino le lettere prima a voi e, lette che le avrete, mandatele a me, non tralasciando però di provvedere voi nel frattempo quanto Dio vi ispiri. E ordinate a messer Giovanpiero che continui nei due incarichi particolari che pare convengano a lui; e che spesso e dettagliatamente mi avvisi, sempre nel modo detto e sempre mandi a voi le lettere per me. I due incarichi detti sono che non si dimentichi di tenere il modo migliore che Dio gli ispiri per confermare quelli della Valle nelle buone devozioni; cominciando l’altro che si faccia carico di procurare lavoro per la Compagnia.

A Giovannantonio da Milano, che confermi la Compagnia nella pace, osservanza delle buone usanze devozioni e che mandino negli ospedali quelli che non lavorano con pace, devozione e modestia.

Ai sette che si ricordino di aver cura di confermarsi nella carità di Dio e del prossimo, e delle confessioni e delle comunioni a suo tempo.

Ai dodici, che confermino se stessi e i fratelli nelle opere di Cristo e che si guardino dal tornar in dietro loro, né lasciar tornare altri.

IL guardiano metta bene in mente che siano conservate le buone usanze e non la risparmi ad alcuno e solleciti che non si stia in ozio.

Il lettore solleciti il far leggere d’ora in poi più spesso di quanto si è fatto finora.

L’ebdomadario solleciti le orazioni a suo tempo; continui il leggere a tavola e spieghi quel che intende , domandi quello che non intende; e soprattutto che tutto si faccia di buonora e mantenga la Compagnia nella devozione: mancando la devozione, mancherà ogni cosa.

Il dispensiere non faccia golosi i ragazzi, né li lasci patire; preveda la quantità del pane, non lasci venire mancanza di viveri in casa e metta qualche buon ordine nella questua, perché la Compagnia non perda la via di star nella solitudine.

A messer prete Lazzarin, che abbia raccomandate quelle pecorelle, se ama Cristo. E che al tempo delle loro confessioni non aspetti che i ragazzi lo chiamino, ma egli stesso li inviti caldamente alla confessione alla comunione secondo la solita buona devozione. E non lasci raffreddare il fuoco dello spirito, perché non vada in rovina ogni cosa. E vada spesso a mangiare con loro e domandi spesso chi si vuole confessare. E dopo confessati, faccia loro le ammonizioni in pubblico e in privato che gli mostrerà la carità di Cristo. E lo stesso faccia per gli uomini della Valle; continui le buone devozioni.

IL sollecitatore solleciti che non si stia in ozio, procuri dei lavori, …, tenga in ordine l’eremo, faccia lavorare tutti con discrezione; non perda il lavorare, la devozione e la carità, le quali tre cose sono fondamento dell’opera. Che Giovannantonio da Milano stia alla regola del lavorare, perché col non lavorare poco si confermano i fratelli nella carità di Cristo.

I mulattieri abbiano cura dell’asinella; vedano se si può fare qualche buona provvista per il suo mangiare; tengano pulita la casa.

L’infermiere abbia carità e curi gli infermi e si abbia ad usare qualche buona attenzione agli infermi per i primi giorni; passati i primi giorni, se peggiorano, si mandino a Bergamo. Abbia cura dei sani perché non facciano disordini e si ammalino, sebbene non si sia mai usato dare questo incarico agli infermieri.

A messer Giovanni, che abbia per raccomandata l’opera e non si smarrisca, né si raffreddi nel procurare di farli continuare nel lavoro.

Soprattutto che messer prete Alessandro faccia questa volta lo sforzo di confermare quell’opera con la modestia che Cristo gli ispiri, soprattutto di mortificare alquanto quei procuratori di Milano e di aver per raccomandato Romiero.

Non posso più scrivere. Aspetto da tutti i sopraddetti una risposta dettagliata.

 

Venezia, alla Trinità,5 luglio 1535

                                                                                                                      Girolamo