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1 Nel nome della Santissima Trinità,
Padre, Figliolo e Spirito Santo e della gloriosa Vergine Maria.
ORIGINE
E VITA DEL FONDATORE DELLA
CONGREGAZIONE.
2 Della Chiesa si dice che ha i suoi
fondamenti nei monti santi, cioè negli apostoli e profeti. Essendo questa
Congregazione una Chiesa particolare, è necessario mostrare anche di essa
i fondamenti, che sono stati
risplendenti di santità e
perfezione di vita.
3 Questa Congregazione, dedicata al
ministero degli orfani, ebbe origine nell'anno del Signore 1531 in Bergamo
per la felice memoria di Girolamo Emiliani gentiluomo veneziano. Egli, da
giovane si era dato alla vita del mondo e ai suoi piaceri, ma convertito a
Dio , avendo per padre spirituale il reverendissimo vescovo di Chieti, si
infuocò talmente nell'amore di Dio che, lasciato il mondo, si pose al
servizio dei poveri miserabili, vestendosi nel modo più povero. E per
molto tempo fece questo esercizio di umiltà nella sua città di Venezia.
4 Poi, crescendo in lui il fuoco dello
spirito, obbedendo al suo padre spirituale partì dalla sua città.
Incitato dallo Spirito del
Signore, desiderando di fare qualcosa che piacesse a Dio, venne a Bergamo,
dove, raccolti molti orfani abbandonati e miserabili, pieni di tigna e di
rogna e di altre miserie, gli venne affidato l'ospedale della Maddalena; e
qui con grande carità si esercitava nel pulire e purificare questi bimbi
e ragazzi dalla miseria del corpo e con i santi insegnamenti dalla miseria
dello spirito. Per questo, come una lampada posta sul candeliere, mandò
fuori tanta luce di buon esempio, che radunò molti a correre dietro
all'odore delle sue virtù e ad accompagnarsi a lui. Tra questi furono i
reverendi sacerdoti don Agostino Barili di Bergamo e don Alessandro di
Besozzo e inoltre alcuni buoni e molto religiosi laici.
5 Non soddisfatto di fare questa buona
opera di carità solo a Bergamo, essendo moltiplicati gli orfani,
questo sant'uomo cominciò a dilatare la sua azione e andò prima a
Somasca, poi a Como e successivamente con una buona compagnia a Milano.
Qui dopo molta sofferenza, sia per malattie e necessità materiali, sia
per molte derisioni e umiliazioni, a volte vere e proprie persecuzioni,
finalmente gli fu concessa dimora per i ragazzi che raccoglieva in una
proprietà dell'ospedale maggiore detta San Martino. Stabilita qui l'opera
ed avendola avviata, accettò nella sua Compagnia monsignor Federico
Panigarola, protonotario apostolico, e insieme a Angel Marco dei conti di
Gambarana, che divenne poi sacerdote.
6 Il servo di Dio, lasciato un suo
sostituto in quest'opera, invitato da Bartolomeo Borello, ritornò con
alcuni a Somasca, un villaggio sul confine di Venezia e Milano.
Qui, non essendovi altro modo per vivere, andava con i suoi cari
poveri a lavorare nei campi, facendo una vita molto stretta e faticosa; e
per attirare tutti sulla buona via, si faceva il più umile e il più
disprezzabile di tutti, osservando lui, nobile e vecchio uomo, la regola
del più piccolo orfanello imitando il benigno Gesù. Per tale profonda
umiltà e carità con passione di spirito, come sprigionasse fragrante
odore di virtù, attirava a sé da diverse parti animi disponibili. Oltre
ai già citati, altri due giovani di Pavia: il primo Marco di rara
cultura, il quale è vissuto sacerdote con grande passione e santità di
vita; il secondo fu Vincenzo dei conti di Gambarana, il quale in realtà
non è stato di minor cultura e santità di Marco, amatore di povertà.
Dopo si convertì Leone Carpani della pieve di Incino, il quale si dedicò
al servizio di Dio, seguendo questo santo uomo nelle opere di carità.
Molti altri sacerdoti e laici impegnati si accostarono a questa santa
Compagnia, alcuni dei quali vivono ancora in essa con grande esemplarità.
7 Radunati a Somasca questi servi del
Signore, il santo uomo Girolamo manifestò loro il suo animo, che era di
portar frutto
nel mondo
non solamente istituendo queste
congregazioni di orfani e avendo cura di toglierli dalle miserie materiali
e spirituali, ma facendo allo stesso fine delle congregazioni di laici, ai
quali, con il servizio e l'esercizio circa le cose pratiche di queste
opere, fossero amministrate cose spirituali dai sacerdoti della Compagnia
e tutti insieme acquistassero la grazia e la gloria di Dio.
8 Dopo che questo santo uomo ebbe riunite
insieme queste compagnie e fatte alcune congregazioni di orfani in
Bergamo, Somasca, Como, Milano, Brescia, Pavia, visse in somma astinenza e
grande povertà con viva fede, a tal punto che per questa fede faceva cose
miracolose.
9 Essendo stato chiamato a Roma dal
Cardinale di Chieti per portarvi l'opera del Signore che si era sviluppata
attorno a lui, riunì insieme quei fratelli che in quel momento si
trovavano a Somasca e, fatta come era sua abitudine l'orazione,
manifestò loro di essere chiamato a Roma e al cielo e disse:
Fratelli, penso che andrò a Cristo. E quasi subito ammalatosi di peste,
in pochissimi giorni arrivò al termine della vita dando grande esempio di
santità. E vedendo piangere
i suoi figlioli e fratelli, disse: Non piangete, perché io vi sarò d’aiuto
più di là che di qua. Così, ricevuti i sacramenti, passò al Signore
nel 1537 l'8 febbraio.
10 In quegli stessi giorni passò
felicemente all'altra vita frate Tommaso dell'ordine dei Predicatori, il
quale si era unito alla compagnia di Girolamo e predicava con grandi
frutti alle popolazioni del luogo, favorendo molte pacificazioni e
concordie. E dopo molti anni morì un eccellente medico Piemontese, anche
lui aggregato alla compagnia di Girolamo. E tutti furono sepolti nella
chiesa di San Bartolomeo di Somasca e le loro anime, come crediamo, per le
loro buone opere e per la misericordia di Dio sono assise nelle sedi
celesti, e da lì pregano per la prosperità e la riuscita di questa
Congregazione e per il profitto spirituale delle sue sante opere, e che il
Signore si degni di far crescere di numero e di merito a gloria di Dio.
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