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SEGUITE LA VIA DEL CROCIFISSO
Un
incendiario della carità: è quanto abbiamo contemplato in
queste sere. Dove Girolamo passa è un fiorire di opere,
conversioni, persone che lo seguivano con entusiasmo.
Però c’è un aspetto che forse
non piace mettere in luce, eppure è la spiegazione di tutto:
Seguite la via del crocifisso.:Non era solo vedere il volto
deturpato del Crocifisso nei poveri, nella Chiesa e servirlo nei
poveri.
I
– IL PAPA
E’ ancora il Papa che ce lo
rivela nella Lettera NMI:
“La
contemplazione del volto di Cristo ci conduce così ad accostare
l'aspetto più paradossale del suo mistero, quale emerge nell'ora
estrema, l'ora della Croce. Mistero nel mistero, davanti al
quale l'essere umano non può che prostrarsi in adorazione.
Non finiremo mai di indagare
l'abisso di questo mistero. È tutta l'asprezza di questo
paradosso che emerge nel grido di dolore, apparentemente
disperato, che Gesù leva sulla croce: « Eloì, Eloì, lemà
sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato? » (Mc 15,34). È possibile immaginare uno strazio
più grande, un'oscurità più densa?”
(N.25).
Il mistero del dolore, della
passione di Gesù, di un Dio fatto uomo che conclude la sua
missione nell’annientamento totale di sé fino al grido
misteriose: Dio mio, perché...?
II – S.GIROLAMO
S.Paolo scriveva: “compio in me
ciò che manca alla passione di Cristo”. Seguire la via del
Crocifisso è partecipare alla sua passione nel corpo e
nell’anima.
“Decise di imitare il suo caro
Maestro Cristo”. Vediamo la passione di Girolamo.
Due documenti:
Una
lettera del Carafa
Il 18 febbraio 1536 Girolamo
riceve qui a Somasca una lettera del suo direttore spirituale,
il Vescovo Gianpietro Caraffa, che diventerà poi Papa Paolo IV.
L’occasione: alcuni dei discepoli gli avevano scritto accuse
infondate sul comportamento di Girolamo nel governo della
Compagnia. Il Caraffa, che pur conosceva bene Girolamo e ne
ammirava la santità, dà credito a queste accuse.
Ascoltiamo solo alcune frasi che
devono essere state come i chiodi per Gesù in croce:
“Ricordati che Satana è
precipitato, come folgore, dal cielo per la sua vanità”.
“Caro fratello, non lasciarti
ingannare facilmente, stimandoti un maestro piuttosto che un
discepolo”.
“Ti prego di custodire
umilmente, come un profumo, i tesori che Dio ti ha dato. Non
andar suonando la tromba davanti a te, con il pericolo di essere
poco soddisfatto qui in terra e peggio nel momento della
morte”.
“Non ti credere di dover far
tutto tu: come nel corpo ogni membro fa la sua parte, così
sappi riconoscere anche negli altri delle capacità”.
“Attento, caro fratello, a
non ricevere in vano la grazia di Dio”.
Possiamo solo immaginare la
reazione di Girolamo: quella di un Santo. Lo immaginiamo su
nell’eremo, quella notte pregare a lungo e chiedere perdono per
la vanità, per la negligenza nel custodire i doni di Dio.
“Dolcissimo Gesù, non essermi giudice, ma Salvatore”.
La VI lettera di san Girolamo
11 gennaio 1537: mancano 28
giorni alla sua morte. Girolamo riceve notizie poco buone sul
ravvedimento di alcuni suoi discepoli. Scrive loro una lettera
per richiamarli agli impegni presi davanti al Signore.
Ascoltiamo alcune frasi:
“Non sanno essi che si sono
offerti a Cristo e sono in casa sua e mangiano del suo pane e si
fanno chiamare servi dei poveri di Cristo?..
Perché sono in mia assenza
pensano di essere nell’assenza di Dio?..
Non so dir loro altro che
pregarli per le piaghe di Cristo che vogliano essere
mortificati, pieni interiormente di umiltà e di carità..
Che stiano di frequente in
preghiera davanti al Crocifisso, pregandolo che voglia aprire
gli occhi della loro cecità e domandargli misericordia..
Io non ho tempo di scrivervi
altro, perché abbiamo quasi tutti quelli di casa ammalati di una
grave infermità, e sono più di sedici infermi.”
Gesù è morto e, apparentemente,
è morto come un fallito, uno sconfitto: scenda dalla croce e gli
crederemo.
Girolamo si propose di imitare
il suo caro Maestro Cristo, fino alla fine:
Così possiamo interpretare il
fallimento del suo progetto del luogo di pace; non solo: la sua
creatura la “Compagnia dei Servi dei poveri” stava sfaldandosi.
Attorno al suo lettuccio sono rimasti i pochi fedelissimi, che,
appena morto si chiedono: e ora cosa facciamo?
Eppure, prima di morire dice ai
suoi che il segreto di tutta la sua vita è quello: il chicco di
grano deve morire per portare frutto. Ha la certezza; può
lasciarlo a loro come testamento: “Seguite la via del
Crocifisso”.
Mentre questo dolore gli strazia
l’anima, nello stesso tempo ha il volto così sereno che il
Vicario di Bergamo, così descrive quei momenti decisivi: “So
che ormai sapete della morte di Girolamo Miani, capitano
valorosissimo dell’esercito di Cristo. Non sto a descrivervi ciò
che è successo in quei tre giorni della sua malattia e poi
della sua morte, perché vi farei crepare il cuore: sembrava che
avesse il Paradiso in mano, tanto ne era sicuro; faceva diverse
esortazioni ai suoi e sempre con il volto così allegro e
sorridente, che faceva innamorare e inebriare dell’amore di
Cristo tutti quelli che lo guardavano. Sembrava così certo di
morire come io so che sto scrivendovi. Diceva di aver accomodato
i patti suoi con Cristo. Non fu mai sentito nominare né Venezia,
né parenti. Non parlava d’altro che di seguire Cristo
crocifisso.
Prima di Natale era passato a
trovarmi nella Curia a Bergamo; si era inginocchiato davanti a
me, raccomandandomi la fede di Cristo, chiedendomi perdono e mi
disse che non ci saremmo più rivisti....Mercoledì si farà la sua
commemorazione qui in Bergamo come se fosse morto il Papa o il
nostro Vescovo..”.
III – NOI
Volto radioso, sorridente
e contemporaneamente il dolore cro-cifiggente del fallimento:
due facce di una stessa medaglia: Il Crocifisso ed il Risorto.
E’ la vita che nasce e rinasce dalla morte.
Il Papa scrive che soli i Santi
possono parlarci della realtà di questo “assurdo” e cita
l’esempio di s.Teresa di Gesù Bambino e di s.Caterina.
Noi
possiamo confermare che anche Girolamo ha vissuto la stessa
esperienza
CONCLUSIONE
Siamo al
termine della novena.
Dopo tutto
ciò che s.Girolamo ci ha insegnato, possiamo dire anche noi che
siamo stati da lui “affascinati” ?
Se vogliamo
fare cosa a lui gradita non dovremmo partire da questo Santuario
senza deporre nelle sue mani due impegni concreti:
1 –
Impegno rinnovato quotidianemente di vivere la “pedagogia” della
carità di cui abbiamo parlato e che qui ricordiamo:
a) Vedere
Gesù in ogni prossimo
b)
Amare per primi, facendo sempre il primo passo, andando
incontro per primi, sempre i primi a perdonare e a chiedere
perdono.
c)
Amare tutti, senza fare distinzione tra simpatici o meno
simpatici, buoni o cattivi, se una preferenza la possiamo
avere sarà per i più deboli.
d)
Amare gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio.
e)
Amare bene “amatevi come io vi ho amato”, quindi sempre
disposti a rinnegare se stessi per andare incontro all’altro.
2. Impegno
di ripetere ogni giorno la preghiera composta da s.Girolamo,
con la quale chiediamo di vivere “come al tempo degli Apostoli”
Se faremo
questo potremo dire di essere veramente “devoti” di s.Girolamo |