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UN MOVIMENTO LAICALE
I
– IL PAPA
Parlando
della varietà delle vocazioni nella Chiesa scrive :
“...
Sarà da scoprire sempre meglio la vocazione che è propria
dei laici, chiamati come tali a « cercare il regno di Dio
trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio » ed anche
a svolgere « i compiti propri nella Chiesa e nel mondo [...] con
la loro azione per l'evangelizzazione e la santificazione degli
uomini ”.
In questa
stessa linea, grande importanza per la comunione riveste il
dovere di promuovere le varie realtà aggregative, che sia nelle
forme più tradizionali, sia in quelle più nuove dei movimenti
ecclesiali, continuano a dare alla Chiesa una vivacità che è
dono di Dio e costituisce un'autentica « primavera dello Spirito
». Occorre certo che associazioni e movimenti, tanto nella
Chiesa universale quanto nelle Chiese particolari, operino nella
piena sintonia ecclesiale e in obbedienza alle direttive
autorevoli dei Pastori. Ma torna anche per tutti, esigente e
perentorio, il monito dell'Apostolo: «Non spegnete lo Spirito,
non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che
è buono» (1 Ts 5,19-21). (n.46)
“Un'attenzione speciale, poi,
deve essere assicurata alla pastorale della famiglia, tanto più
necessaria in un momento storico come il presente, che sta
registrando una crisi diffusa e radicale di questa fondamentale
istituzione” (n.47).
II - S.GIROLAMO
Vediamo come S.Girolamo ha fatto
riscoprire la vocazione dei laici, chiamati a “cercare il Regno
di Dio, trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio”.
Come ha promosso una realtà
aggregativa creando un movimento di fedeli laici con
un’attenzione speciale alla famiglia.
Su questi punti si misura
l’attualità di Girolamo nella Chiesa oggi. Egli non ha
suscitato soltanto una Congregazione religiosa (I Padri
Somaschi), ma ha dato vita ad un movimento di laici: “Il
santo uomo aveva radunato in queste sante congregazioni nel
bergamasco… più di 300 persone, esercitate a vivere nella santa
pratica della vita cristiana e con la sua sempre amica povertà”
(An.13). Dopo tre anni dalla sua morte il movimento era già
diffuso nelle varie città del Veneto, Lombardia, Liguria. Si
chiamavano “Compagnie” o “Congregazioni”. I membri erano tutti
laici che s’impegnavano innanzitutto a vivere una vita secondo
il Vangelo. Ogni Compagnia aveva un suo statuto che prevedeva
una organizzazione particolare secondo le varie città, però con
una spiritualità comune dettata da s.
Girolamo (vedi Bergamo) e come attività l’interesse per gli
orfani e gli ammalati negli ospedali.
Ascoltiamo alcuni punti degli
Statuti delle Compagnie (1540) e capiremo con quale impegno
vivevano la spiritualità della comunione.
1 – Uniti come fratelli
ricordiamoci che il principale intento dei primi Padri della
nostra Compagnia era stato di riformare la nostra vita non solo,
ma avere anche un infiammato desiderio che si riformi non solo
la nostra città, ma tutta la Chiesa, anzi il mondo intero a
lode e gloria del Signore nostro.
Consapevoli però che le sole
nostre forze non bastano per questa impresa, riteniamo
necessario che ognuno dei fratelli tutti i giorni rivolga
un’ardente preghiera perché il Signore riformi la nostra città e
la sua santa Chiesa a quel glorioso stato di santità che fu al
tempo dei suoi apostoli.
2 – In questo impegno di riforma
era coinvolta tutta la famiglia:
I fratelli di
questa Compagnia vivano in casa loro cristianamente. Vigilino
che anche le mogli e i figli e tutta la famiglia vivano da buoni
cristiani. Si mantengano
nel timore di Dio e nell’amore del prossimo né facciano agli
altri quello che non vorrebbero fosse fatto a loro; anzi, per
quanto sta in noi , far il bene e patire il male.
Evitino le lite tra
loro e, se qualche volta succedesse, cerchino di comporle con
l’aiuto del Padre spirituale. E questo sarà bene che lo facciano
quando dovessero essere in contrasto con qualche debitore o
creditore, mostrandosi sempre pronti ad accordarsi con il loro
avversario..
Se qualcuno dei
fratelli cadesse ammalato, faccia avvertita la compagnia,
affinché sia visitato, aiutato dai fratelli, tanto
spiritualmente, quanto corporalmente: esortandolo a ricevere i
sacramenti e ove occorresse, sovvenendolo con i beni temporali.
Le Compagnie erano unite tra di
loro
3 –
Riconoscenti al Signore per la grazia che ci ha fatto riunendo
un così grande numero di persone di diverse città in un cuor
solo e una sola carità può capitare che dei fratelli delle
Compagnie di altre città vengano in questa nostra città per i
loro affari o per spirituale consolazione, si stabilisce che
vengano familiarmente accolti e alloggiati, con la semplicità
cristiana e senza che venga turbato il ritmo della nostra
famiglia. Perché ci siano sempre persone pronte ad accoglierli
si stabilisce anche che siano scelti due dei nostri fratelli
pronti ad accoglierli. E perché tutti partecipino di questa
buona opera, ogni anno si cambieranno i due fratelli..
4 – Si
stabilisce di inviare i nomi dei fratelli della nostra Compagnia
alle Compagnie della Lombardia, chiedendo che a loro volta
inviino a noi i nomi dei loro fratelli, affinché tutte le
Compagnie si rallegrino del bene e dei progressi delle altre.
III - NOI OGGI
E’ possibile a tutti i
cristiani vivere questa spiritualità della comunione di cui
parla il Papa?
·
Gesù l’ha chiesto
al Padre: Che TUTTI siano UNO
·
Girolamo ci ha
dimostrato che è possibile: agli orfanelli; alle prostitute,
alle famiglie.
Manca ancora un anello a
chiudere questa catena d’oro della fantasia della carità di
Girolamo; ne parleremo nel prossimo punto. |