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COSA
E’ QUESTA COMUNIONE DI CUI PARLA IL PAPA
Cosa
significa comunione?
I
– IL PAPA
Il
Papa descrive il clima che si respira
in una casa dove si vive la comunione:
“Spiritualità
della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato
sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va
colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto.
Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di
sentire il fratello di fede nell'unità profonda del Corpo
mistico, dunque, come « uno che mi appartiene », per saper
condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi
desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una
vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure
capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è
nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un
« dono per me », oltre che per il fratello che lo ha
direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine
saper « fare spazio » al fratello, portando « i pesi gli uni
degli altri » (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche
che continuamente ci insidiano e generano competizione,
carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni:
senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli
strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati
senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di
espressione e di crescita". (N.I. 43)
2
– S.GIROLAMO
a)
Vede i suoi ragazzi
come “fratelli” di fede. Lo stesso Padre.
b)
Sa condividere
con loro gioie e dolori.
A
S. Rocco prega con
loro, lavora con loro. C’è un episodio emblematico: “Attraversato
il fiume Adda, entrò nel Milanese, ove avvenne un fatto che non
conviene sottacere, perché dimostra la sua nobiltà
d’animo. Mentre si trovava nel territorio di Milano, si ammalò
lui insieme con molti dei suoi fanciulli. Per caso trovò un
casolare scoperto ed abbandonato, dove c’era solo un po’ di
paglia. Vi prese alloggio con i suoi, ma erano sprovvisti di
pane, vino, denari, perché il coraggioso cristiano portava
con sé, come suo sostentamento, soltanto una viva fede in
Cristo. Mentre aspettava un provvidenziale intervento divino,
passò di lì un suo e nostro amico, il quale ebbe
l’ispirazione di entrare nel casolare, dove il sant’uomo
giaceva febbricitante. Lo riconobbe e gli fece questa
proposta: “Signor Girolamo, se è di vostro gradimento, farò
trasportare solo voi ad una mia abitazione qui vicino, là
sarete ben curato. Con
animo nobilissimo rispose: “Vi ringrazio molto, fratello,
della vostra carità e sono contento di venirvi, purché insieme
accogliate anche questi miei fratelli con i quali io voglio
vivere e morire”. La risposta parve all’amico troppo
onerosa, per cui prese commiato e se ne andò. Giunto a Milano,
riferì la cosa al duca Alfonso [Francesco] Sforza (che il
Signore abbia misericordia della sua anima) e questi, informato
sulle virtuose qualità del servo di Dio, gli mandò le cose
necessarie, lo fece condurre a Milano ed alloggiare in un
ospedale, dove, più che in qualsiasi altro luogo.”
Girolamo
preferiva trattenersi con la sua compagnia.
c)
Capacità
di vedere il positivo in loro.
“Andavo
spesso a fargli visita, come prima avevo fatto a San Rocco. Egli
oltre a trattenersi con me in sante conversazioni (Dio sa il
puro e cristiano amore chi mi voleva) mi mostrava i lavori
realizzati di sua mane i vari gruppi dei fanciulli e le loro
attitudini. Tra gli altri ce n’erano quattro che penso non
superassero gli otto anni. Egli mi andava spiegando: questi
pregano con me, sono spirituali e ricevono grandi grazie dal
Signore; quelli leggono bene e sanno scrivere, quegli altri
lavorano;
colui è molto obbediente, quell’altro osserva molto bene il
silenzio; ecco i loro capi e il padre che li confessa”. (An.10).
3
– NOI
La
via che conduce alla comunione profonda, dice il papa, è
l’amore concreto. C’è una pedagogia dell’amore che
possiamo riassumere con queste regole d’oro, che
costituiscono l’essenza dell’amore di Dio:
a)
Vedere
Gesù in ogni
prossimo
b)
Amare
per primi, facendo sempre il primo passo, andando incontro per
primi, sempre i
primi a perdonare e a chiedere perdono.
c)
Amare
tutti, senza fare
distinzione tra simpatici o meno simpatici, buoni o cattivi, se
una preferenza la
possiamo avere sarà
per i più deboli.
d)
Amare
gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio.
e)
Amare
bene “amatevi
come io vi ho amato”, quindi sempre disposti a rinnegare se
stessi per andare incontro all’altro.
Dobbiamo
convincerci che l’amore è la carta vincente. Un mio
confratello. la settimana scorsa mi raccontava questa sua
esperienza: Nella sua comunità alloggio aveva accolto,
presentato dal tribunale dei minori, un ragazzo di 13 anni; una
famiglia inesistente, la mamma morta, il padre in carcere a
Rebibbia.Questo ragazzo in comunità ne combinava di tutti i
colori; rubava, marinava la scuola. E poi si vantava di tutto
questo. Quel vero educatore ha capito che era tutta una
provocazione; il ragazzo voleva vedere se
lo amava realmente. Avuto il permesso
andò a trovare il padre in prigione; diverse volte,
tanto che riuscì a stabilire con lui una certa amicizia. Una
volta la settimana, perdeva (ma non era tempo perso) una intera
mattinata. Portava i saluti al ragazzo; poi ha incominciato a
preparare con lui il pacco da portare al babbo. Per Natale lo ha
accompagnato al carcere. E’ rimasto meravigliato del rapporto
di amicizia che aveva
con il suo papà. Dopo quel giorno il ragazzo è trasformato:
non ruba più, frequenta la scuola: l’amore aveva vinto.
L’educazione
alla comunione si sviluppa attraverso un impegno rinnovato e
costante di comunione.
La
famiglia è anche il luogo di verifica della crescita delle
persone, della concretezza nell’amare.
3
– Ciò potrà avvenire se ognuno di noi, partendo
da questo santuario, implorerà dal nostro Santo il dono
di un cuore più sensibile non tanto per fare
ciò che lui ha fatto, ma
per fare anche soltanto quei piccoli gesti che ci
suggerisce il Papa:
-
condividere
le gioie e le
sofferenze del prossimo;
-
intuire
i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni;
-
imparare
a vedere il positivo che c’è in chi mi sta vicino, per
accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio, seguendo quella
pedagogia dell’amore di cui abbiamo parlato.
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