i Giovani con i Padri Somaschi     

 

S. Girolamo

di Felice Beneo

     
Girolamo:
un uomo che continua ad affascinare

 
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COSA E’ QUESTA COMUNIONE DI CUI PARLA IL PAPA

 

Cosa significa  comunione?

I – IL PAPA

Il Papa descrive il clima che si respira  in una casa dove si vive la comunione:

“Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell'unità profonda del Corpo mistico, dunque, come « uno che mi appartiene », per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un « dono per me », oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper « fare spazio » al fratello, portando « i pesi gli uni degli altri » (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita". (N.I. 43)

2 – S.GIROLAMO

a)      Vede i suoi ragazzi come “fratelli” di fede. Lo stesso Padre.

b)      Sa condividere con loro gioie e dolori. 

A S. Rocco  prega con loro, lavora con loro. C’è un episodio emblematico: Attraversato il fiume Adda, entrò nel Milanese, ove avvenne un fatto che non conviene sottacere, perché dimostra la sua nobiltà d’animo. Mentre si trovava nel territorio di Milano, si am­malò lui insieme con molti dei suoi fanciulli. Per caso trovò un casolare scoperto ed abbandonato, dove c’era solo un po’ di paglia. Vi prese alloggio con i suoi, ma erano sprovvisti di pane, vino, denari, perché il corag­gioso cristiano portava con sé, come suo sostentamen­to, soltanto una viva fede in Cristo. Mentre aspettava un provvidenziale intervento divino, passò di lì un suo e nostro amico, il quale ebbe l’ispirazione di entrare nel casolare, dove il sant’uomo giaceva febbricitante. Lo ri­conobbe e gli fece questa proposta: “Signor Girolamo, se è di vostro gradimento, farò trasportare solo voi ad una mia abitazione qui vicino, là sarete ben curato.  Con animo nobilissimo rispose: “Vi ringrazio molto, fratello, della vostra carità e sono contento di venirvi, purché insieme accogliate anche questi miei fratelli con i quali io voglio vivere e morire”. La risposta parve all’amico troppo onerosa, per cui prese commiato e se ne andò. Giunto a Milano, riferì la cosa al duca Alfonso [Francesco] Sforza (che il Signore abbia misericordia della sua anima) e questi, informato sulle virtuose qualità del servo di Dio, gli mandò le cose necessarie, lo fece condurre a Milano ed alloggiare in un ospedale, dove, più che in qualsiasi altro luogo.”

 Girolamo preferiva trattenersi con la sua compagnia.

c)      Capacità di vedere il positivo in loro.

 “Andavo spesso a fargli visita, come prima avevo fatto a San Rocco. Egli oltre a trattenersi con me in sante conversazioni (Dio sa il puro e cristiano amore chi mi voleva) mi mostrava i lavori realizzati di sua mane i vari gruppi dei fanciulli e le loro attitudini. Tra gli altri ce n’erano quattro che penso non superassero gli otto anni. Egli mi andava spiegando: questi pregano con me, sono spirituali e ricevono grandi grazie dal Signore; quelli leggono bene e sanno scrivere, quegli altri lavorano; colui è molto obbediente, quell’altro osserva molto bene il silenzio; ecco i loro capi e il padre che li confessa”. (An.10)

3 – NOI 

La via che conduce alla comunione profonda, dice il papa, è l’amore concreto. C’è una pedagogia dell’amore che possiamo riassumere con queste regole d’oro, che  costituiscono l’essenza dell’amore di Dio:

a)      Vedere Gesù  in ogni prossimo

b)      Amare per primi, facendo sempre il primo passo, andando incontro per primi,  sempre i primi a perdonare  e a chiedere perdono.

c)      Amare tutti, senza  fare distinzione tra simpatici o meno simpatici, buoni o cattivi, se una preferenza  la possiamo avere  sarà per i più deboli.

d)      Amare gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio.

e)      Amare  bene  “amatevi come io vi ho amato”, quindi sempre disposti a rinnegare se stessi per andare incontro all’altro.

Dobbiamo convincerci che l’amore è la carta vincente. Un mio  confratello. la settimana scorsa mi raccontava questa sua esperienza: Nella sua comunità alloggio aveva accolto, presentato dal tribunale dei minori, un ragazzo di 13 anni; una famiglia inesistente, la mamma morta, il padre in carcere a Rebibbia.Questo ragazzo in comunità ne combinava di tutti i colori; rubava, marinava la scuola. E poi si vantava di tutto questo. Quel vero educatore ha capito che era tutta una provocazione; il ragazzo voleva vedere se  lo amava realmente. Avuto il permesso  andò a trovare il padre in prigione; diverse volte, tanto che riuscì a stabilire con lui una certa amicizia. Una volta la settimana, perdeva (ma non era tempo perso) una intera mattinata. Portava i saluti al ragazzo; poi ha incominciato a preparare con lui il pacco da portare al babbo. Per Natale lo ha accompagnato al carcere. E’ rimasto meravigliato del rapporto di amicizia che  aveva con il suo papà. Dopo quel giorno il ragazzo è trasformato: non ruba più, frequenta la scuola: l’amore aveva vinto.

L’educazione alla comunione si sviluppa attraverso un impegno rinnovato e costante di comunione.

La famiglia è anche il luogo di verifica della crescita delle persone, della concretezza nell’amare.

3 – Ciò potrà avvenire se ognuno di noi, partendo  da questo santuario, implorerà dal nostro Santo il dono di un cuore più sensibile non tanto per fare  ciò che lui ha fatto, ma  per fare anche soltanto quei piccoli gesti che ci suggerisce il Papa:

-           condividere  le gioie e  le sofferenze del prossimo;

-           intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni;

      -           imparare a vedere il positivo che c’è in chi mi sta vicino, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio, seguendo quella pedagogia dell’amore di cui abbiamo parlato.