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L’IMPEGNO
DELLA CARITA’
Un
Santo che affascina anche i nostri contemporanei.
Come?
Ci chiediamo: quali sono le urgenze della Chiesa oggi?
Ce
le ha indicate il Papa nella Novo Millennio Ineunte. Ascoltiamo
prima il programma che ha proposto per tutta la Chiesa.
“Scommettere
sulla carità.
Dalla
comunione intra ecclesiale la carità si apre per sua natura al
servizio universale”:
I
– IL PAPA
“
Dalla comunione intra-ecclesiale, la carità si apre per sua
natura al servizio universale, proiettandoci nell'impegno di un
amore operoso e concreto verso ogni essere umano. È un ambito,
questo, che qualifica in modo ugualmente decisivo la vita
cristiana, lo stile ecclesiale e la programmazione pastorale. Il
secolo e il millennio che si avviano dovranno ancora vedere, ed
anzi è auspicabile che lo vedano con forza maggiore, a quale
grado di dedizione sappia arrivare la carità verso i più
poveri. Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di
Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro
con i quali egli stesso ha voluto identificarsi: « Ho avuto
fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete
vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a
trovarmi » (Mt 25,35-36). Questa pagina non è un semplice
invito alla carità: è una pagina di cristologia, che proietta
un fascio di luce sul mistero di Cristo. Su questa pagina, non
meno che sul versante dell'ortodossia, la Chiesa misura la sua
fedeltà di Sposa di Cristo. (NMI n.49)
II
- S.GIROLAMO
Scrive
il Papa:“Se siamo partiti dalla contemplazione di Cristo
Crocifisso, dovremmo saperlo scorgere soprattutto nel volto di
coloro
con i quali egli ha voluto identificarsi”
Da
dove parte Girolamo? All’Eremo
lo vediamo inginocchiato davanti alla croce.
L’Anonimo
ci dice che quello è stato il punto di partenza: “Andando
spesso ad ascoltare la parola di Dio, tornando a casa,
si prostrava ai piedi del Crocifisso e ripensava alla sua
ingratitudine e alle offese fatte al suo Signore; lo pregava che
volesse essergli salvatore e non giudice”
Ai
piedi del Crocifisso ha scoperto l’amore di Dio Padre
“che tanto ha amato il mondo da consegnare il suo
Figlio unigenito, affinché chi crede in lui abbia la vita
eterna” (Gv 3,16); Gesù è la rivelazione di questo amore:
“Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20).
Questa scoperta non lo lascia indifferente: “Si dispose di
imitare il suo caro maestro Cristo e
si mise a servire i poveri. Qui il suo biografo ha una
pagina stupenda che ci dà l’idea
di come Girolamo ha vissuto concretamente l’amore verso
il povero, ascoltiamola:: Nel 1528 scoppiò in tutta Italia una
paurosa carestia.
“Quando
si sparse la notizia che nella nostra città si trovava da
vivere meglio che altrove in Italia, innumerevoli schiere di
poveri, spinti da questa calamità, abbandonate le loro
abitazioni, simili a sepolcri vivi si riversarono con mogli e
figli a Venezia.
Nelle
piazze e lungo le
strade si vedevano i poveri disgraziati non gridare, perché non
ne avevano la forza, ma piangere silenzio-samente
l’avvicinarsi della morte.
Vedendo
questo spettacolo, il nostro Miani, spronato da ardente carità,
si mise a loro disposizione per offrire ogni possibile
assistenza. In pochi giorni spese tutto il denaro che aveva,
vendette abiti, tappeti ed ogni altra suppellettile di casa,
distribuendo il ricavato per questa pia e santa impresa. Egli,
infatti, forniva cibo ad alcuni, ad altri vestiti (era inverno),
alcuni ospitava in casa sua, altri incoraggiava con buone
esortazioni ad avere pazienza, ed accettare serenamente la morte
per amore di Dio…Passava tutto il giorno in questo esercizio
di carità. Spesso non bastando le ore del giorno, anche di
notte percorreva la città; quelli che trovava malati, ma ancora
vivi, soccorreva, come poteva, mentre i cadaveri giacenti a
volte per le strade, se li poneva in spalla, come fossero
balsamo e oro, poi segretamente ed in incognito, li portava ai
cimiteri o ad altri luoghi sacri”. (An.7)
Gesù
ha detto: “Non c’è amore più grande di colui che dà la
vita…”.E Girolamo ha amato così: in questo servizio di
carità contrasse la malattia . Ricoverato all’ospedale, fu
dato per spaccato dai medici. “Si confessò, ricevette il
santissimo sacramento dell’altare e si affidò al Signore, sua
unica speranza e rifugio… ed attendeva che si compisse la
volontà del Signore Iddio… Inaspettatamente nel giro
di pochi giorni fu fuor di pericolo. Subito, sebbene non
ben ristabilito, ritornò all’opera intrapresa con
maggior fervore di prima” (An. 8).
E
il maggior fervore di prima si espresse in un’opera che ha
dell’originale: Visto che l’ospedale degli Incurabili, dove
serviva gli ammalati con i suoi amici della Compagna del Divin
amore, era sempre strapieno, con altri nobili veneziani, acquistò
un terreno, ed in
pochissimo tempo fece costruire delle baracche di legno, per
potervi accogliere gli ammalati più poveri. Lo chiamarono
l’ospedale del Bersaglio, perché su quel terreno si
svolgevano le esercitazioni militari.
Esiste
ancora oggi l’opera nella quale i Padri Somaschi continuarono
ad assistere gli ammalati per
tre secoli.
In
quel che ha detto il Papa non sembra descritta la vita di
Girolamo?
“La
sua premurosa attività caritativa non si limitava solo ai
fanciulli, ma come padre universale dei poveri, andava
distribuendo personalmente o per mezzo di altre persone le
elemosine che aveva a disposizione”.
(An.9)
Il
segreto? “Tra i suoi più cari amici vi erano il reverendo
arcivescovo di Chieti, ora Cardinale, i due Lippomano…il
Vescovo di Verona e molti altri di minore notorietà. Ma
soprattutti amava i suoi cari poveri, come quelli che meglio gli
rappresentavano Cristo”. (An.14)
III
- NOI
Il
Papa dice che “bisogna proiettarsi nell’impegno di un amore
operoso e concreto verso ogni essere umano”: questo ha fatto
Girolamo; questo è quello che dobbiamo fare noi. Certo non
possiamo fare quello che lui ha fatto; le situazioni sociali
sono diverse. Scrive il Papa: “Sono tanti nel nostro tempo i
bisogni che interpellano la sensibilità cristiana” (n.50).
Apriamo
gli occhi e incominciamo a vedere le persone con occhi nuovi: Io
avevo fame, io ero straniero…”. Quanti ne incontriamo per
strada ogni giorno; ad ogni angolo, ogni semaforo. Abituiamoci
a vedere quelle persone come le vedeva S.Girolamo: Amava
i suoi cari poveri come quelli che più al vivo gli
rappresentavano Gesù”.
Ieri
abbiamo ascoltato il Papa che ci diceva che il cristiano non può
condurre una vita mediocre.
E’
mediocre la vita del cristiano che ha le pagine dell’agenda
sempre piene di incontri, incombenze,
appuntamenti. Se non
abbiamo più neanche una riga dell’agenda su cui scrivere:
“appuntamento con Dio”, difficilmente
ci accorgeremo che quel povero che ci passa accanto è
Lui e perdiamo l’appuntamento.
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