i Giovani con i Padri Somaschi     

 

S. Girolamo

di Felice Beneo

     
Girolamo:
un uomo che continua ad affascinare

 
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L’IMPEGNO DELLA CARITA’

Un Santo che affascina anche i nostri contemporanei.

Come? Ci chiediamo: quali sono le urgenze della Chiesa oggi?

Ce le ha indicate il Papa nella Novo Millennio Ineunte. Ascoltiamo prima il programma che ha proposto per tutta la Chiesa.

“Scommettere sulla carità.

Dalla comunione intra ecclesiale la carità si apre per sua natura al servizio universale”:

I – IL PAPA

“ Dalla comunione intra-ecclesiale, la carità si apre per sua natura al servizio universale, proiettandoci nell'impegno di un amore operoso e concreto verso ogni essere umano. È un ambito, questo, che qualifica in modo ugualmente decisivo la vita cristiana, lo stile ecclesiale e la programmazione pastorale. Il secolo e il millennio che si avviano dovranno ancora vedere, ed anzi è auspicabile che lo vedano con forza maggiore, a quale grado di dedizione sappia arrivare la carità verso i più poveri. Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi: « Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi » (Mt 25,35-36). Questa pagina non è un semplice invito alla carità: è una pagina di cristologia, che proietta un fascio di luce sul mistero di Cristo. Su questa pagina, non meno che sul versante dell'ortodossia, la Chiesa misura la sua fedeltà di Sposa di Cristo. (NMI n.49)

 

II - S.GIROLAMO

 Scrive il Papa:“Se siamo partiti dalla contemplazione di Cristo Crocifisso, dovremmo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli ha voluto identificarsi”

Da dove parte Girolamo?  All’Eremo lo vediamo inginocchiato davanti alla croce.

L’Anonimo ci dice che quello è stato il punto di partenza: “Andando spesso ad ascoltare la parola di Dio, tornando a casa,  si prostrava ai piedi del Crocifisso e ripensava alla sua ingratitudine e alle offese fatte al suo Signore; lo pregava che volesse essergli salvatore e non giudice”

Ai piedi del Crocifisso ha scoperto l’amore di Dio Padre  “che tanto ha amato il mondo da consegnare il suo Figlio unigenito, affinché chi crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,16); Gesù è la rivelazione di questo amore: “Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). Questa scoperta non lo lascia indifferente: “Si dispose di imitare il suo caro maestro Cristo e  si mise a servire i poveri. Qui il suo biografo ha una pagina stupenda che ci dà l’idea  di come Girolamo ha vissuto concretamente l’amore verso il povero, ascoltiamola:: Nel 1528 scoppiò in tutta Italia una paurosa carestia.

“Quando si sparse la notizia che nella nostra città si trovava da vivere meglio che altrove in Italia, innumerevoli schiere di poveri, spinti da questa calamità, abbandonate le loro abitazioni, simili a sepolcri vivi si riversarono con mogli e figli a Venezia.

Nelle piazze  e lungo le strade si vedevano i poveri disgraziati non gridare, perché non ne avevano la forza, ma piangere silenzio-samente l’avvicinarsi della morte.

Vedendo questo spettacolo, il nostro Miani, spronato da ardente carità, si mise a loro disposizione per offrire ogni possibile assistenza. In pochi giorni spese tutto il denaro che aveva, vendette abiti, tappeti ed ogni altra suppellettile di casa, distribuendo il ricavato per questa pia e santa impresa. Egli, infatti, forniva cibo ad alcuni, ad altri vestiti (era inverno), alcuni ospitava in casa sua, altri incoraggiava con buone esortazioni ad avere pazienza, ed accettare serenamente la morte per amore di Dio…Passava tutto il giorno in questo esercizio di carità. Spesso non bastando le ore del giorno, anche di notte percorreva la città; quelli che trovava malati, ma ancora vivi, soccorreva, come poteva, mentre i cadaveri giacenti a volte per le strade, se li poneva in spalla, come fossero balsamo e oro, poi segretamente ed in incognito, li portava ai cimiteri o ad altri luoghi sacri”.  (An.7)

Gesù ha detto: “Non c’è amore più grande di colui che dà la vita…”.E Girolamo ha amato così: in questo servizio di carità contrasse la malattia . Ricoverato all’ospedale, fu dato per spaccato dai medici. “Si confessò, ricevette il santissimo sacramento dell’altare e si affidò al Signore, sua unica speranza e rifugio… ed attendeva che si compisse la  volontà del Signore Iddio… Inaspettatamente nel giro di pochi giorni fu fuor di pericolo. Subito, sebbene non  ben ristabilito, ritornò all’opera intrapresa con maggior fervore di prima” (An. 8).

E il maggior fervore di prima si espresse in un’opera che ha dell’originale: Visto che l’ospedale degli Incurabili, dove serviva gli ammalati con i suoi amici della Compagna del Divin amore, era sempre strapieno, con altri nobili veneziani, acquistò un terreno,  ed in pochissimo tempo fece costruire delle baracche di legno, per potervi accogliere gli ammalati più poveri. Lo chiamarono l’ospedale del Bersaglio, perché su quel terreno si svolgevano le esercitazioni militari.

Esiste ancora oggi l’opera nella quale i Padri Somaschi continuarono ad assistere gli ammalati per  tre secoli.

In quel che ha detto il Papa non sembra descritta la vita di Girolamo?

“La sua premurosa attività caritativa non si limitava solo ai fanciulli, ma come padre universale dei poveri, andava distribuendo personalmente o per mezzo di altre persone le elemosine che aveva a disposizione”. (An.9)

Il segreto? “Tra i suoi più cari amici vi erano il reverendo arcivescovo di Chieti, ora Cardinale, i due Lippomano…il Vescovo di Verona e molti altri di minore notorietà.  Ma soprattutti amava i suoi cari poveri, come quelli che meglio gli rappresentavano Cristo”. (An.14)

 

III - NOI

Il Papa dice che “bisogna proiettarsi nell’impegno di un amore operoso e concreto verso ogni essere umano”: questo ha fatto Girolamo; questo è quello che dobbiamo fare noi. Certo non possiamo fare quello che lui ha fatto; le situazioni sociali sono diverse. Scrive il Papa: “Sono tanti nel nostro tempo i bisogni che interpellano la sensibilità cristiana” (n.50).

Apriamo gli occhi e incominciamo a vedere le persone con occhi nuovi: Io avevo fame, io ero straniero…”. Quanti ne incontriamo per strada ogni giorno; ad ogni angolo, ogni semaforo. Abituiamoci  a vedere quelle persone come le vedeva S.Girolamo: Amava i suoi cari poveri come quelli che più al vivo gli rappresentavano Gesù”.

Ieri abbiamo ascoltato il Papa che ci diceva che il cristiano non può  condurre una vita mediocre.

E’ mediocre la vita del cristiano che ha le pagine dell’agenda sempre piene di incontri,  incombenze, appuntamenti. Se  non abbiamo più neanche una riga dell’agenda su cui scrivere:  “appuntamento con Dio”, difficilmente  ci accorgeremo che quel povero che ci passa accanto è Lui e perdiamo l’appuntamento.