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La fede
Tutta
la lettera è pervasa da una concezione biblica di Dio, che
continuamente agisce (fare,
operare, sono i verbi ripetuti) nella storia e in ciascuno.
Girolamo, i suoi compagni,
le loro opere: tutto esiste perché Dio è all'opera e si glorifica
compiendo cose grandi in loro.
Per
questo la confessione che Dio ha fatto cose grandi diventa, al contempo,
sicura speranza che egli rinnoverà i suoi prodigi e ancor più farà
grandi cose nei suoi servi.
La
Parola di Dio.
Girolamo
in tutte le sei Lettere che ci sono pervenute usa spesso la Parola di
Dio per esprimere il suo pensiero. I riferimenti sono frequenti, ma
fatti in forma spontanea e semplice, senza citare direttamente la fonte.
come chi ha talmente assimilato la Parola di Dio da farla sua.
Così
si può dire che la spiritualità di Girolamo è eminentemente biblica,
non solo nei contenuti ma nello stesso linguaggio. Essa si manifesta e
si comunica non come scienza esegetica, ma come testimonianza di vita
(amore di Cristo e osservanza della regola cristiana).
Le
"cose di Dio".
Nella
lettera tre volte Girolamo parla delle « cose di Dio »:
(a)
« ...come è detto di sopra, Dio non opera le cose sue in quelli
che non hanno posto tutta la loro fede in lui solo » (6).
(b)
« ...coloro nei quali c’è grande fede li ha riempiti di carità
e ha fatto grandi cose in loro » (6).
(c)
« Sicchè non mancando voi di fede...egli farà di voi cose grandi »
(6).
A
quali passi della lettera si possono collegare e specificare queste
« cose » che il Signore opera per mezzo di coloro che hanno
fede?
Nel
la prima citazione (a) che esprime un principio generale dell'agire di
Dio, un rimando utile: « come è detto sopra ». Sopra (3)
aveva scritto: « ..senza la qual fede Cristo non può fare molti
miracoli ». Dunque le cose che Dio opera sono sempre cose grandi,
fatti straordinari, come, ad esempio,
quelli ai quali si accenna al n.2, « fatti »
conosciuti da tutti e avvenuti per la fede di Girolamo « talmente
che il Signore si è glorificato in voi per mezzo mio » (2).
In
(b) parla dell'agire di Dio nel passato, citando l'esempio di Maria, ma
anche, sembra, la sua esperienza, essendo il verbo al plurale.
In
(c) c'è il riferimento al futuro: le stesse « cose grandi »,
straordinarie, Dio le compirà anche per mezzo vostro. Il « sicchè »
(c) collega un indefinito « in quelli che...in coloro nei quali... »
al definito « egli farà di voi ‘ cose grandi’ ».
Dunque, anche per mezzo dei discepoli Dio, se trova la fede, può far
miracoli, cose straordinarie.
La
"via di Dio".
Nella
Lettera Girolamo parla quattro volte della « via di Dio ».
(a)
« Se persevererete nelle sue vie » (5).
(b)
« Procurino di star forti nella via di Dio » (10).
(c)
« (La via di Dio) che è amore, umiltà con la devozione »
(10).
(d)
« Non guardate a pena alcuna per mantener tutti nella via
di Dio » (12).
Cerchiamo
di cogliere il significato di questa espressione a lui cara.
Da
tutto il contesto si capisce che quando il Santo parla della « via
di Dio » non intende una via generica, ma « quella via »
che lo Spirito Santo vuole
per la sua Compagnia.
Da
alcune espressioni che usa in questa lettera ed anche in altre si deduce
che è una « via »
nella quale vengono messi in rilievo alcuni valori evangelici, che aveva
sperimentato nella prima comunità di san Rocco a Venezia e che
l’Anonimo ci ha descritto: i valori
evangelici della comunità di Gerusalemme.
In
questa via l’amore è messo al primo posto (c) con l’umiltà e la
devozione, tanto da diventare « la regola cristiana » (2)
per eccellenza. A questa regola allude certamente quando parlando dei
due giovani che gli devono mandare scrive:
«...
che abbiano l’intenzione di restare nella Compagnia e di osservare le
nostre buone usanze cristiane » (12).
Quel « nostre »
indica appunto qualcosa di specifico di quella « Via di Dio »
che la Compagnia deve percorrere. Detta via coincide con quella che
Girolamo chiamerà « la via del Crocifisso », che è la via
dell’amore per antonomasia, perché « Non c’è amore più
grande di colui che dà la vita ».
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