i Giovani con i Padri Somaschi     

 

S. Girolamo

di Felice Beneo

L'eredità di Girolamo
La seconda lettera. 2
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 La fede

Tutta la lettera è pervasa da una concezione biblica di Dio, che continuamente agisce (fare, operare, sono i verbi ripetuti) nella storia e in ciascuno. Girolamo,  i suoi compagni, le loro opere: tutto esiste perché Dio è all'opera e si glorifica compiendo cose grandi in loro.

Per questo la confessione che Dio ha fatto cose grandi diventa, al contempo, sicura speranza che egli rinnoverà i suoi prodigi e ancor più farà grandi cose nei suoi servi.

La Parola di Dio.

Girolamo in tutte le sei Lettere che ci sono pervenute usa spesso la Parola di Dio per esprimere il suo pensiero. I riferimenti sono frequenti, ma fatti in forma spontanea e semplice, senza citare direttamente la fonte. come chi ha talmente assimilato la Parola di Dio da farla sua.

Così si può dire che la spiritualità di Girolamo è eminentemente biblica, non solo nei contenuti ma nello stesso linguaggio. Essa si manifesta e si comunica non come scienza esegetica, ma come testimonianza di vita (amore di Cristo e osservanza della regola cristiana).

Le "cose di Dio".

Nella lettera tre volte Girolamo parla delle « cose di Dio »:

(a) « ...come è detto di sopra, Dio non opera le cose sue in quelli che non hanno posto tutta la loro fede in lui solo » (6).

(b) « ...coloro nei quali c’è grande fede li ha riempiti di carità e ha fatto grandi cose in loro » (6).

(c) « Sicchè non mancando voi di fede...egli farà di voi cose grandi » (6).

A quali passi della lettera si possono collegare e specificare queste « cose » che il Signore opera per mezzo di coloro che hanno fede?

Nel la prima citazione (a) che esprime un principio generale dell'agire di Dio, un rimando utile: « come è detto sopra ». Sopra (3) aveva scritto: « ..senza la qual fede Cristo non può fare molti miracoli ». Dunque le cose che Dio opera sono sempre cose grandi, fatti straordinari, come, ad esempio,  quelli ai quali si accenna al n.2, « fatti » conosciuti da tutti e avvenuti per la fede di Girolamo « talmente che il Signore si è glorificato in voi per mezzo mio » (2).

In (b) parla dell'agire di Dio nel passato, citando l'esempio di Maria, ma anche, sembra, la sua esperienza, essendo il verbo al plurale.

In (c) c'è il riferimento al futuro: le stesse « cose grandi », straordinarie, Dio le compirà anche per mezzo vostro. Il « sicchè » (c) collega un indefinito « in quelli che...in coloro nei quali... » al definito « egli farà di voi ‘ cose grandi’ ». Dunque, anche per mezzo dei discepoli Dio, se trova la fede, può far miracoli, cose straordinarie.

La "via di Dio".

Nella Lettera Girolamo parla quattro volte della « via di Dio ».

(a)  « Se persevererete nelle sue vie » (5).

(b)  « Procurino di star forti nella via di Dio » (10).

(c)  « (La via di Dio) che è amore, umiltà con la devozione » (10).

(d)  « Non guardate a pena alcuna per mantener tutti nella via di Dio » (12).      

Cerchiamo di cogliere il significato di questa espressione a lui cara.

Da tutto il contesto si capisce che quando il Santo parla della « via di Dio » non intende una via generica, ma « quella via » che lo Spirito Santo  vuole per la sua Compagnia.

Da alcune espressioni che usa in questa lettera ed anche in altre si deduce che  è una « via » nella quale vengono messi in rilievo alcuni valori evangelici, che aveva sperimentato nella prima comunità di san Rocco a Venezia e che l’Anonimo ci ha descritto: i  valori evangelici  della comunità di Gerusalemme.

In questa via l’amore è messo al primo posto (c) con l’umiltà e la devozione, tanto da diventare « la regola cristiana » (2) per eccellenza. A questa regola allude certamente quando parlando dei due giovani che gli devono mandare scrive:

«... che abbiano l’intenzione di restare nella Compagnia e di osservare le nostre buone usanze cristiane » (12).  Quel « nostre » indica appunto qualcosa di specifico di quella « Via di Dio » che la Compagnia deve percorrere. Detta via coincide con quella che Girolamo chiamerà « la via del Crocifisso », che è la via dell’amore per antonomasia, perché « Non c’è amore più grande di colui che dà la vita ».
 
Segue