i Giovani con i Padri Somaschi     

 

S. Girolamo

di Felice Beneo

L'eredità di Girolamo
La seconda lettera. 1
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P. Felice Beneo,
dopo averci condotto all'interno degli esordi dell'esperienza carismatica di Girolamo
continua il suo viaggio con noi introducendoci nella seconda lettera del nostro santo.

PRESENTAZIONE 

E' l'unica lettera, tra le sei pervenuteci, che è indirizzata a tutta la Compagnia dei servi dei poveri. E' quindi di una importanza particolare per noi. Anche perché scritta in un momento di crisi che la Compagnia sta attraversando (vedi le parole di Girolamo: "Dio vi ha condotti a questi due passi: o che mancherete di fede e ritornerete alle cose del mondo o che starete forti nella fede").

Si sa per esperienza che in queste situazioni decisive escono dal cuore le parole più vere, quelle che manifestano la propria esperienza di vita.

Quindi se noi facciamo oggetto di meditazione e di riflessione le parole scritte da Girolamo nella II lettera, scopriremo le profondità della sua vita interiore, del suo rapporto con Dio.

Indirizzata a tutta la Compagnia contiene anche alcune linee della spiritualità che fanno parte del carisma somasco.

Per questi motivi la II lettera merita una particolare attenzione e studio per il suo contenuto universale e spirituale e per la visione che Girolamo ha del futuro della sua Compagnia
 

UNO SGUARDO  GENERALE ALLA LETTERA

Lo scopo che si prefigge Girolamo in questa lettera lo manifesta nelle prima parole: fa coraggio (“vi conforta") ai suoi più fedeli discepoli che stanno attraversando un momento difficile, una prova che mette in pericolo la vita stessa della Compagnia.

Serpeggiano malumori, mormorazioni contro lo stesso Fondatore, inosservanze e perfino fughe nelle opere di Milano, Bergamo, Pavia e Como. Lo stato d’animo dei discepoli che vogliono rimanere fedeli a Girolamo  è espresso con parole molto forti. Essi si sentono: “poverelli, tribolati, afflitti, affaticati e, in fine, da tutti disprezzati” e, per di più, senza il sostegno della presenza di Girolamo, che per loro resta sempre il  “tanto amato e caro padre”. Sono queste le persone che Girolamo deve rinfrancare ed esortare a perseverare nell’amore di Cristo e nell’osservanza della regola cristiana, cioè nella vita evangelica.

I suoi discepoli lo supplicano di ritornare in Lombardia al più presto.

Girolamo, uomo di Dio, assiduo nell’orazione davanti al Crocifisso, ha visto, davanti al suo “caro Maestro Cristo” che cosa deve fare in questa situazione. Prende in mano la penna e scrive.

Ciò che scrive gli esce dalle profondità dell'anima e che è diventato vita.: una vita che tutti hanno potuto vedere e ammirare.

La sua convinzione è che “Cristo opera in quegli strumenti che vogliono lasciarsi guidare dallo Spirito Santo”, come aveva scritto nella lettera del 5 luglio precedente.

E' lo Spirito Santo che ha dato vita, per mezzo suo, alla Compagnia dei Servi dei poveri. Scrive a tutta la nascente Compagnia: una navicella che sembra affondare tanta è la violenza delle onde. Ma l’opera è di Dio. E' a Dio che bisogna guardare. Fidarsi ciecamente di Lui che ha in mano il timone e condurrà la Compagnia al porto sicuro, che “noi chiameremo loco di pace”.

“Voglio che tutti mi crediate questa parola: sappiate certo, certo, certo che la mia lontananza sarà di grande onore di Dio e beneficio della Compagnia”. Una certezza che non può venire dall’uomo, ma dallo Spirito Santo.
 
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