i Giovani con i Padri Somaschi     

 

S. Girolamo

di Felice Beneo

Sesta lettera di S. Girolamo.
L
'offerta a Cristo 
 
     
    

PARTE PRIMA
COMMENTO

Testo della sesta lettera  
Presentazione e i fatti all'origine della lettera   
L'esperienza del Dio giusto e misericordioso 
L'offerta di sé a Cristo nella Compagnia
Il contenuto dell'offerta di sé a Cristo
Contemplare le piaghe di Cristo
La preghiera davanti al Crocifisso
PARTE SECONDA
COSA DICE A NOI GIROLAMO
Sono in casa sua
Mangiano il suo pane
Si fanno chiamare servi dei poveri di Cristo

INTRODUZIONE
 


Presentazione

“L’amore del prossimo che infiammava Girolamo ha fatto esplodere dal suo cuore questa lettera, quasi alla vigilia - possiamo dire – della sua ultima sera. In queste accorate raccomandazioni si sente vibrare tutta l’anima del servo di Dio, così piena di sollecitudine e di amore per coloro che Dio aveva affidato a lui, per gli orfani di cui era padre, per i confratelli di cui era capo e maestro. L’amore traspare da ogni sua parola, l’amore di Dio e del prossimo tutto la penetrava, come il fuoco penetra il ferro incandescente... A questi infedeli servi dei poveri siamo debitori delle pagine più appassionate ed affascinanti del nostro Santo Fondatore”. 3

Queste espressioni dovrebbero essere la scintilla che fa accendere in ciascuno di noi il desiderio di riflettere su questa Lettera, di meditarla, per scoprirne tutte le ricchezze così tenere sempre acceso in noi “il fuoco dello Spirito” che ardeva nel suo cuore.

 

I fatti che stanno all’origine di questa Lettera.

 Ludovico Viscardi4 era uno dei “Gubernatores dell’opera della Maddalena in Bergamo. Era un commerciante e faceva anche il notaio, aveva una sua famiglia; tuttavia doveva essere  uno di quei laici che, pur rimanendo nel mondo, erano stati affascinati da Girolamo, ed aveva preso a cuore l’opera della Maddalena, forse dietro suo consiglio. Sappiamo che anche la III lettera è indirizzata a lui. In tutte e due gli affida il compito di  correggere gli erranti.

Aveva informato il p.Barili dei disordini successi per colpa di alcuni  “Servi dei poveri”. Girolamo, assente il Barili, legge la lettera e risponde immediatamente. E’ l’11 gennaio 1537, vent’otto giorni prima della sua morte.

Dalla risposta veniamo a conoscere i responsabili degli scandali: Martino, Job il dispensiere, Giovanni l’infermiere, Bernardino, il “somier”, l’infermiere e perfino il commesso. Si tratta di persone che godevano di una certa stima ed avevano posti di responsabilità nell’opera, come il commesso.5

Girolamo elenca le diverse mancanze:

-                      ricerca di una vita comoda

-                      attaccamento al denaro

-                      rapporti non limpidi con donne

-                      insubordinazione

-                      inosservanza delle “buone usanze”.

Sembra di leggere la I ai Corinzi (5,33), dove Paolo elenca gli scandali che avvenivano nella comunità: fornicazione, avarizia, ido-latria, maldicenza, ubriachezze, furti.

Se vogliamo risalire all’origine di questi fatti gravi, dobbiamo rifarci ad un documento importante che è “Il libro delle proposte” (Man.30)6. Si tratta del “verbale” del capitolo di Brescia del 4 giugno 1536. Nel documento leggiamo: “Messere prete Agostino grida: poca mortificazione, poca cura delle anime, poca vigilanza”. E più avanti: “Perché si vede per esperienza che quasi in tutti gli ospedali ci sono molte disobbedienze e disordini, talmente che le persone ne restano scandalizzate e mal edificate; e vedendo che questo parte dai commessi che sono indiscreti e che non hanno zelo delle anime e poca cura di se stessi ed anche questo avviene  perché quelli che fanno  questi tali disordini non sono fermi nelle opere, pertanto el si propone che  i commessi  vogliano meglio aver cura prima di se stessi e poi degli affidati alla loro custodia, e che si faccia diligente scrutinio di tutti quelli che si trovano in casa, e quelli  che sono di disturbo e non  si riesce a quietarli per nessun motivo, si veda di trovargli altra via, o di darli a star con altri, o altra miglior via che sia sua salute”.

“E quelli che sono di disturbo”: non si dice chi, ma nella lettera del 14 giugno 1536, scrivendo al Viscardi, Girolamo fa qualche nome:

“Molto mi dolgo di messer prete Zanon; avrei molto piacere che egli fosse avvisato e pregato per l'amore di Dio che resistesse a questa tentazione e beato lui se sarà detto ogni male di lui con bugia...” (III,12). “Prete Zanon” era il confessore delle Convertite di Bergamo: un  compito molto delicato.

 “Non so dir altro di Romiero e Martino, se non che i discepoli sono secondo il maestro....” (III,24).

 “Quanto ad Ambone....state attento a non  risparmiare di dargli la punizione ogni volta che egli parla come prima...” (III,25).

 “Non vi fidate di Bernardino...” (III,28). Non sappiamo nulla di lui. Potrebbe essere quello  compreso nell’elenco dei partecipanti al “ridotto” di Brescia del 4 giugno 1536. Girolamo doveva essere intervenuto personalmente per richiamarlo sulla retta via, minacciando anche i castighi di Dio se non si fosse emendato. Ed il castigo forse era arrivato, se nella VI lettera Girolamo stesso scriverà: “ ...e sono stato cattivo profeta, benché abbia profetiz-zato il vero” (VI,3).

“Quanto a messer Giovanni non bisogna parlargli con lettere morte, come le mie lettere, ma bisogna pregar per lui  e parlargli a viva voce le parole di vita” (III,29).

 Nei mesi seguenti, da giugno a dicembre del 1536, lo scandalo si è allargato ed ha provocato il forte intervento dell’11 gennaio seguente da parte di Girolamo.

Questi i fatti che hanno amareggiato i suoi ultimi mesi di vita ed in particolare gli ultimi giorni. Girolamo morirà l’8 febbraio, senza, forse, aver potuto vedere la”conversione” di quei  Servi dei poveri.

Ma in questa dolorosa vicenda, c’è stato anche un aspetto positivo: il “dono” per noi della VI lettera, che ci permette una conoscenza più profonda della vita intima del nostro Santo. Situazioni di questo genere non si possono affrontare con “lettere morte” ma solo con “parole di vita”, (III. 29). Cioè con parole spontanee, frutto di una esperienza di vita: ecco ciò che è per noi la VI lettera: “parole di vita”.


 

3 G.LANDINI, S.GIROLAMO MIANI, Curia generalizia, Roma, 1945, pg. 238

4 Vedi in SOMASCHA,1977, pg.46; 1993, pg.128

 

5 Il commesso era, con il sacerdote,  il responsabile primo dell’opera

6 Il Manosctitto 30 è conservato nell’Archivio di Somasca ed è stato pubblicato in FONTI PER LA STORIA DEI SOMASCHI, N.4