1. Il contesto storico: 1535
Girolamo da circa sette mesi è a Venezia per impegni che riguardano la Compagnia:
“Quanto ad esser libero dai miei impegni...” (2). Nella seconda lettera (21 luglio 1535) si apre uno spiraglio che ci fa intravedere un progetto che sta maturando: “E di questo io ho qualche certezza visibile di avere la nostra Compagnia qui in questo mondo luogo di pace” (9). Non è per noi chiara l’espressione. Girolamo però sa che è un progetto che viene da Dio, per questo “quando Dio manda un’occasione non bisogna perderla”.(2Let 13)
Si tratta, quindi, di un impegno molto importante; perciò non bisogna aver fretta: “Sembra che la cosa vada per le lunghe...” (2).
La Compagnia sta attraversando un momento difficile. Girolamo aveva appena ricevuto lettere da Como e da Giovannantonio (1). In queste lettere si chiedeva il suo intervento in Lombardia, per riportare la pace in alcune opere.
2. Il contenuto
Girolamo risponde alla richiesta, cercando di spiegare il perché del protrarsi del suo rientro: ha degli impegni che lo costringono a restare a Venezia. Poi assicura che, se pur lontano, il suo pensiero, il suo cuore e, soprattutto, la sua preghiera lo fanno essere vicino a loro.
Nella seconda parte della lettera si dilunga in un elenco di avvisi a tutti quelli che hanno una responsabilità nelle opere e li passa in rassegna uno ad uno.
3.
Vai
al testo
4. L’unità della lettera: Assenza-presenza
Apparentemente, ad una prima lettura, potrebbe sembrare che si tratti di una serie di argomenti che non hanno un nesso logico tra loro. Esaminandola attentamente, forse riusciamo a dare al contenuto una certa unità,
Ci sono due termini che si ripetono con insistenza nella prima parte (1-6); li possiamo prendere come “parole chiave” e sono: Assenza – presenza.
4.1 - Assenza-presenza di Girolamo
* “Quanto all’esser libero dai miei impegni, sembra che la cosa vada per le lunghe e Dio solo sa il modo e dove” (2).
* “Circa la mia assenza sappiate che io mai vi abbandono con quelle orazioncine che io so” (4)
* “E credete certo che la mia assenza è necessaria; le ragioni sono infinite..” (5).
* “E se non vi pare d’intendere la ragione per cui la mia assenza è necessaria, scrivetemelo; credo che vi soddisferò” (6).
Girolamo è a Venezia dall’inizio del 1535. Un’assenza così prolungata dalle diverse opere sorte in Lombardia, in un momento delicato qual è quello degli inizi, ha favorito l’insorgere del malcontento, delle critiche ed anche delle fughe di alcuni collaboratori. Di conseguenza, il lavoro viene a pesare sulle spalle dei più fedeli, che chiedono il suo intervento, la sua presenza sul posto.
Girolamo risponde che il suo rientro va per le lunghe, perché ha degli impegni improrogabili, senza spiegare chiaramente di che si tratti.
Afferma che la sua assenza è necessaria e aggiunge: “le ragioni sono infinite”, frase iperbolica, per far capire quanto siano importanti gli impegni assunti. Se vogliono saperne di più gli scrivano e li accontenterà.
A questo punto è interessante, anche per noi, saperne di più, perché forse riusciremo a capire meglio la spiritualità di san Girolamo, risalendo alla sorgente. Quali le ragioni dell’assenza?
“Quanto all’esser libero dai miei impegni sembra che la cosa vada per le lunghe” (2).
Quali sono gli impegni di cui parla Girolamo? Impegni che prolungano a tempo imprecisato la sua assenza?
Non abbiamo risposte sicure; però possiamo ricevere un po’ di luce da questa prima lettera e, soprattutto, dalla seconda, scritta sedici giorni dopo.
Dalla prima lettera l’unica cosa che veniamo a sapere è che si tratta di un “progetto” che sembra venire da Dio e del quale Girolamo è uno “strumento”. Forse sono coinvolte altre persone, per cui solo Dio conosce il “come e il dove”. Per questo si affida totalmente nella sua mani. Importante è che “quando Dio manda un’occasione, non bisogna perderla” (2 Let 13).
“Come” si realizzerà questo progetto? Non lo sa. Il “dove” fa pensare ad un luogo e questo avverbio induce a collegarci con la seconda Lettera, dove parla diffusamente di un “loco di pace”.
Questo accenno al “progetto” era necessario per capire le “mille ragioni” che richiedono la sua presenza in Venezia.
Proviamo a raccogliere alcune “ragioni” dalle due lettere scritte da Venezia.
Una prima “ragione” è di “circostanza”: c’è un progetto che si deve portare a termine.
La seconda, molto più convincente, è che le attuali difficoltà non si risolveranno con la sua presenza, ma con la presenza del Cristo Risorto.
La terza la espliciterà nella seconda lettera
“Sicché, non mancando voi di fede e speranza, egli farà di voi cose grandi esaltando gli umili. Per questo motivo mi ha tolto da voi insieme ad ogni altro strumento che vi dà soddisfazione e vi ha condotti a queste due scelte:o che mancherete di fede e ritornerete alle cose del mondo, o che starete forti nella fede e in questo modo egli vi proverà”. (2 Let 6)
Una vera “assenza” quella di Girolamo?
Girolamo vuol far comprendere ai suoi che l’insistere sulla necessità della sua presenza è dettato da una certa mancanza di fede, perché è in Dio solo che si deve confidare e non in altri. Chi ha questo spirito di fede, sa molto bene che esistono altri tipi di “presenza”, molto più efficaci di quella fisica, che è sempre limitata dal tempo, dallo spazio, dalle forze fisiche. Si può dire, esaminando lo scritto, che Girolamo è presentissimo in mezzo ai suoi.
Il primo tipo di presenza che è quello di vedere in Dio e con Dio le persone, cioè nella preghiera. “Circa la mia assenza sappiate che io mai vi abbandono con quelle orazioncine che io so; e, benché io non sia nella battaglia con voi nel campo, io sento lo strepito e alzo nell'orazione le braccia quanto posso” (4)
Il riferimento implicito è a Esodo (17,10-11). Dunque la presenza di Girolamo in mezzo ai suoi che si trovano in difficoltà è paragonabile a quella di Mosé: la vittoria sul nemico si doveva attribuire più alle sue braccia alzate che alla spada dei combattenti. Stando davanti a Dio si vedono le cose che non si vedrebbero se immersi tra la folla. Si poteva dire di Mosé che era assente? Così Girolamo “sente lo strepito”, “alza le mani”, impugnando l’arma potente: delle sue “orazioncine”: espressione che potrebbe rivelare un rapporto di fiducia in Dio Padre, tale da operare miracoli, come era successo altre volte nella sua vita.
“Ma la verità è che io sono niente” (5). Questa espressione, posta subito dopo e quasi a conclusione dell’efficacia delle sue “orazioncine” fa capire che è consapevole che Dio non ci esaudisce per i nostri meriti, bensì e soltanto perché è Padre e guarda con compiacenza il pubblicano che, in fondo al tempio, si considera un nulla e per questo viene giustificato. “La preghiera dell’umile penetra le nubi”, dice il Siracide (35,17).
Il secondo tipo di presenza è la presenza d’amore: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15). Così Girolamo; ha appena “generato” la Compagnia: è nel profondo del suo cuore; come può dimenticarsi? Nella seconda lettera ha questa espressione: “Cristo [.....] vuol pure servirsi di voi poverelli, tribolati, afflitti, affaticati e infine da tutti disprezzati e abbandonati anche dalla presenza fisica, ma non dal cuore, del vostro povero e tanto amato e caro padre” (2 Let,3).
Un terzo tipo di presenza, manifestazione del secondo, è l’interessamento, il rapporto continuo che Girolamo mantiene con la Compagnia, tramite i mezzi di comunicazione allora possibili: la corrispondenza epistolare, che pare funzionasse molto bene. Raccogliamo le espressioni di Girolamo:
* “Con le ultime vi mandai le risposte alle lettere vostre da Como e da Giovannantonio” (1)
* “E se non vi pare di intendere la ragione per cui la mia assenza è necessaria, scrivetemelo: credo che vi soddisferò” (6).
* “Avvisate tutte le opere che mi scrivano spesso e detta-gliatamente e che mandino le lettere prima a voi e, lette che le avrete, mandatele a me..” (7).
* “Non posso più scrivere. Aspetto da tutti i sopraddetti una risposta dettagliata” (23).
* “...oltre alle lettere che scriveranno, mi sappiano anche rispondere su qualcosa che domanderò loro. Perciò cominciate presto a scrivere e scrivetemi lungamente tutti e tre” (2Lett 14).
* “... e dite loro che mi portano lettere importanti..... A tutti dicano che, oltre le lettere, hanno da parlarmi a voce da parte di messer prete Agostino in segreto” (2 Let 16).
La seconda parte della prima lettera è una dimostrazione chiarissima del fatto che era informato di tutto: dei particolari delle attività, della giornata, degli impegni dei singoli, del modo come ognuno adempiva il proprio dovere Altro che assente! Scorrendo il lungo elenco delle raccomandazioni si ha la netta impressione di assistere ad un “capitolo” della Compagnia: tutti attorno al tavolo; Girolamo in mezzo a loro e per ciascuno ha una parola appropriata, ora di incoraggiamento, ora di richiamo o di consiglio.
Dunque conosce tutto, conosce chi compie con diligenza il proprio dovere e chi, invece, deve essere mandato nell’ospe-dale, perché “non lavora con pace, devozione e modestia” (9)
4.2 - La presenza-assenza di Cristo nella Compagnia
Girolamo, dopo aver parlato della necessità della sua assenza, scrive parole così pregnanti e categoriche che non si possono leggere lasciandole scorrere confuse con tutte le altre. Vanno meditate, con la serietà con cui sono state scritte dal Fondatore. Per questo crediamo opportuno soffermarci più a lungo e ci accorgeremo di trovarci nel cuore dell’esperienza spirituale di Girolamo.
“E credete certo che la mia assenza è necessaria; le ragioni sono infinite, ma se la Compagnia starà con Cristo, si otterrà l’intento, altrimenti tutto è perduto. La cosa è discutibile, ma questa è la conclusione. Sicché pregate Cristo pellegrino dicendo: Resta con noi, Signore, perché si fa sera” (6)
Qui ogni parola ha un peso: la Compagnia, il suo “intento”, la presenza di Cristo Risorto, il “tutto è perduto”.
|