i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Bussola

a cura di Michele Marongiu

     

                       Ovvio

     
   
   
Poco tempo fa stavo celebrando una messa per gli scout. Nell’omelia cercavo di spiegare che tutti i cristiani sono missionari. Lo facevo, ammetto, con un certo fervore. L’omelia stava ormai volgendo al termine, avevo pronunciato la parola “missionario” almeno venti volte, quando un bambino di circa 10 anni ha alzato la mano e mi ha domandato: “Che cos’è un missionario?”.
Ciò che è ovvio per me non è detto che lo sia anche per gli altri. Capita invece che siamo portati a cadere in un inganno che ci fa ritenere scontate, sottintese, normali una quantità di cose che per il nostro prossimo non lo sono affatto.
Non è per niente ovvio che gli altri capiscano le nostre reazioni, le nostre necessità, che attribuiscano alle parole lo stesso peso e significato attribuito da noi, che si ricordino tutto quello che noi ricordiamo. E questo non per loro deficit ma semplicemente perché sono diversi da noi.
Nei rapporti con gli altri quest’inganno dell’ovvio è una perenne fonte di guai. Buona parte delle incomprensioni, tensioni, equivoci nascono proprio così. Anche qui occorrono altri occhi. E’ necessaria la capacità di vedere le cose dal punto di vista degli altri, di sentire con le loro orecchie, di parlare con le loro parole. A volte basterà solamente ricordarsi che il nostro punto di vista è sempre relativo.
Questo è rispetto, anzi di più, questo è amore, lo stesso che ha avuto Dio quando ha fatto la cosa meno ovvia del mondo: diventare uno di noi.