Come
cristiani in genere sottolineiamo l’importanza del dare. E’ certamente
giusto perché tutto il vangelo ci spinge a fare della nostra vita un
atto d’amore verso gli altri, non c’è modo più azzeccato di spenderla
che quello di donarla. Tuttavia è amore, è dono, anche il saper
ricevere.
Non basta voler bene, consolare, ascoltare, prestarsi, servire, occorre
anche lasciare che gli altri facciano tutto questo a noi. E’ l’amore
reciproco, non quello a senso unico, la proposta di vita del vangelo.
E’ scontato questo o addirittura “troppo comodo”? Non è detto. Se
osservassimo il nostro comportamento dal punto di vista del ricevere
troveremmo forse qualche buco nero. Proviamo a distinguere tra ricevere
qualcosa che abbiamo chiesto e ricevere qualcosa che non abbiamo
chiesto. Nel primo caso la accettiamo volentieri, anzi ci amareggiamo se
non ci viene data, nel secondo invece non sempre siamo accoglienti. Può
essere il caso di un regalo che non ci piace, di un consiglio che ci
infastidisce, di una compagnia sgradita, di un invito inopportuno, di
una critica espressa con buone intenzioni ma che ci fa male. Cosa vorrà
dire in questi casi saper ricevere? Significherà guardare non tanto a
quanto riceviamo, ma al cuore di chi ce lo offre. Ci accorgeremo che
apprezzare gli altri è uno dei più graditi atti d’amore.