i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Bussola

a cura di Michele Marongiu

     

                               La prima legge
 

   
 

Eccoci dunque, come promesso, alla scoperta delle leggi dello spirito, quella parte vitale e misteriosa di noi stessi, che racchiude forse il segreto della nostra esistenza.
Se pensate che la vita cristiana sia un cammino arduo e dall’esito incerto la prima legge vi sorprenderà, eccola:

Siamo tutti già arrivati”

Per il cristiano la vita non è una montagna da scalare faticosa e così piena di pericoli da rendere incerto il buon esito dell’ arrampicata. Siamo già tutti lassù, nella vetta. Ci ha posti il sacrificio di Gesù, che ha pagato fino all’ultima goccia di sangue perché ogni uomo fosse un vero figlio di Dio. Ecco perché dopo la risurrezione Gesù iniziò a chiamare “fratelli” i suoi discepoli e san Paolo chiamava “santi” i cristiani ancora in vita[1].  Agli occhi di Dio siamo già così: santi, suoi figli a pieno titolo.

Ma come? Il paradiso da conquistare facendo da buoni, il pericolo di peccare, la meta da raggiungere cercando di migliorarsi ogni giorno… dove vanno a finire?  A queste lecite domande rispondo che Il paradiso non è da conquistare perché l’ha conquistato Gesù per ognuno di noi (l’ha detto agli apostoli: “vado a prepararvi un posto”[2]) , però restiamo liberi e, se vogliamo, possiamo rifiutarlo. Lo facciamo se chiudiamo le porte a Dio, o, fuor di metafora, se aboliamo l’amore dalla nostra vita. Però, permettetemi, è diverso scalare una montagna o essere già su e stare attenti a non precipitare, tra le due fatiche preferisco la seconda. Insomma, si tratta di essere ciò che siamo. Un po’ come un uomo di stirpe aristocratica che, per dignità, si comporta da nobile e non si abbassa alla grossolanità. Così un figlio di Dio non può abbassarsi all’egoismo, all’immoralità, alla violenza. Certo, anche lui può migliorare e crescere nell’amore, diventando sempre più completo, accurato, aperto a tutti.

Santa Teresa conferma tutto, diceva infatti che noi siamo come una persona alla quale “con documenti incontestabili” le sono stati donati dei grandi redditi, e per quanto non possa goderne se non dopo un certo tempo, tuttavia già li possiede grazie a quei documenti. 


[1] Cfr. Gv 20,17; Eb. 2,11; 2 Cor. 1,1.

[2] Gv. 14,2