|
Pochi
amici ci sono così fedeli come la paura. Rimane affezionata a noi per
tutto il corso della vita tanto che potremmo domandarci se non sia per
caso essa uno dei principali motori delle nostre azioni. Dall’infanzia
alla vecchiaia eccola bussare minacciosamente alla nostra porta dietro i
più svariati aspetti: paura del buio o della solitudine, talvolta di un
animale che ci aveva terrorizzati, di essere rimproverati, offesi,
dimenticati, di una certa persona, di non superare una difficoltà, di
essere messi in ridicolo, dell’ignoto, della morte. E’ un elenco che
potrebbe farsi sconfinato... e dire che c’è chi va a cercarsela di
proposito sfidando se stesso in situazioni di pericolo (la natura umana
è sorprendente). Esiste poi la paura della paura, capace di
immobilizzarci anche quando la vita scorre tranquilla.
Eppure la paura è necessaria. Senza di essa non potremmo conoscere
quella straordinaria capacità che dorme in noi: il coraggio. Quando
riusciamo a tirarlo fuori e a guardare in faccia la paura avviene spesso
un fatto strano: ciò che ci intimoriva si rimpicciolisce o addirittura
scompare come neve al sole. Era la nostra fuga a farci apparire il lupo
più grosso e più nero. Quante volte ho fatto quest’esperienza,
magari di fronte a un colloquio problematico, a un esame, al dolore
fisico... Devo dire però che c’è una cosa che mi aiuta molto:
pensare che Gesù, proprio lui che aveva ripetuto tante volte "Non
temete", insegnandoci a trovare protezione nel Padre, proprio lui
ad un certo punto, di fronte all’approssimarsi della morte sentì
"paura e angoscia". Anche per questo lo sento un fratello che
mi capisce quando tremo.
|