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Lasciamo
perdere i luoghi comuni: - Come passa il tempo! - Speriamo che quest’anno
sia migliore - Peggio non potrà essere... D’altronde però è anche
inevitabile che, all’esordio di un nuovo anno, anzi millennio, insieme
a sentimenti come qualche rimpianto sul passato o qualche paura sul
futuro se ne affacci in noi anche un altro particolarissimo: il
desiderio. Esso non è solo voglia di fare qualcosa, né un’aspirazione
astratta o un sogno irraggiungibile, ma è un bisogno profondo capace di
mettere in moto la nostra operosità. Ecco perché Gibran ha detto: "Non
c’è desiderio che rimanga inappagato".
Ciò che veramente desideriamo prima o poi l’otterremo. Sarà forse il
diploma o il lavoro o di ristabilire un’amicizia interrotta, di
trovare l’anima gemella, o forse di imparare a suonare uno
strumento... Il desiderio è una nave che raggiungerà la meta, dentro
di essa viaggia la capacità di attendere, ma anche l’intraprendenza,
il dolore dell’indigenza ma anche la gioia dell’appagamento. E’
importante quindi desiderare cose belle, grandi e piccole, anche questo
è cristianesimo. L’osservazione di Gibran è valida anche nel suo
opposto ed esprime una legge psicologica che ci può essere utile: rinunciare
veramente ad una cosa significa rinunciare a desiderarla. Può
trattarsi di un attaccamento, di una cattiva abitudine, di un’aspirazione
illegittima... è inutile, per riuscire a staccarcene dobbiamo prima
fare questo passo dentro di noi, rinunciare a desiderare ciò che ci fa
male. Anche questa è libertà.
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