i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Bussola

a cura di Michele Marongiu

     

                               Il potere del desiderio
 

   
 

Lasciamo perdere i luoghi comuni: - Come passa il tempo! - Speriamo che quest’anno sia migliore - Peggio non potrà essere... D’altronde però è anche inevitabile che, all’esordio di un nuovo anno, anzi millennio, insieme a sentimenti come qualche rimpianto sul passato o qualche paura sul futuro se ne affacci in noi anche un altro particolarissimo: il desiderio. Esso non è solo voglia di fare qualcosa, né un’aspirazione astratta o un sogno irraggiungibile, ma è un bisogno profondo capace di mettere in moto la nostra operosità. Ecco perché Gibran ha detto: "Non c’è desiderio che rimanga inappagato". Ciò che veramente desideriamo prima o poi l’otterremo. Sarà forse il diploma o il lavoro o di ristabilire un’amicizia interrotta, di trovare l’anima gemella, o forse di imparare a suonare uno strumento... Il desiderio è una nave che raggiungerà la meta, dentro di essa viaggia la capacità di attendere, ma anche l’intraprendenza, il dolore dell’indigenza ma anche la gioia dell’appagamento. E’ importante quindi desiderare cose belle, grandi e piccole, anche questo è cristianesimo. L’osservazione di Gibran è valida anche nel suo opposto ed esprime una legge psicologica che ci può essere utile: rinunciare veramente ad una cosa significa rinunciare a desiderarla. Può trattarsi di un attaccamento, di una cattiva abitudine, di un’aspirazione illegittima... è inutile, per riuscire a staccarcene dobbiamo prima fare questo passo dentro di noi, rinunciare a desiderare ciò che ci fa male. Anche questa è libertà.