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Arriva
Natale. C'è il Bambinello nella povera grotta del Presepio. Intorno gli
umili pastori che si accostano con i loro doni in natura. Un'immagine
idillica del Natale e della povertà che sotto lo stress della nostra
società dei consumi può far nascere una certa invidia per chi non ha
nulla. Oppure ci spinge ad essere più "buoni" verso quelli
che lì per lì chiamiamo eufemisticamente "meno fortunati".
Non è raro sentire l’impulso ad
aiutare i poveri, trasportati magari da un certo idealismo. Ecco però
che quando concretamente si entra a contatto con lui crolla ogni
romanticismo. Bisogna ammetterlo: non è facile stare con i poveri; a
frenarci può essere un senso di paura, di impotenza, una repulsione
anche fisica, oppure dei ragionamenti che vorrebbero giustificarci: è
povero perché spreca, non vuole lavorare, spende i soldi in cose
superflue... Tutte cose che sapeva anche Gesù quando ha detto: "l’avete
fatto a me", identificandosi in ciascuno di loro. Non è facile
certo, ma le parole di Gesù ci spronano a superare ogni barriera. E il
primo passo può essere proprio questo: avvicinarli, conoscerli. Spesso
invece si è tentati di moltiplicare gesti episodici di solidarietà
oppure di "gestire" servizi per i poveri trascurando che
bisogna partire dall’incontro con loro: vederli, accostarli,
accoglierli. Si può iniziare da uno, non saranno le occasioni a
mancarci. Da quest’incontro potrà nascere qualcosa di nuovo non solo
per lui, ma anche per noi.
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