i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Bussola

a cura di Michele Marongiu

     

                               Io e il povero
 

   
 

Arriva Natale. C'è il Bambinello nella povera grotta del Presepio. Intorno gli umili pastori che si accostano con i loro doni in natura. Un'immagine idillica del Natale e della povertà che sotto lo stress della nostra società dei consumi può far nascere una certa invidia per chi non ha nulla. Oppure ci spinge ad essere più "buoni" verso quelli che lì per lì chiamiamo eufemisticamente "meno fortunati".
Non è raro sentire l’impulso ad aiutare i poveri, trasportati magari da un certo idealismo. Ecco però che quando concretamente si entra a contatto con lui crolla ogni romanticismo. Bisogna ammetterlo: non è facile stare con i poveri; a frenarci può essere un senso di paura, di impotenza, una repulsione anche fisica, oppure dei ragionamenti che vorrebbero giustificarci: è povero perché spreca, non vuole lavorare, spende i soldi in cose superflue... Tutte cose che sapeva anche Gesù quando ha detto: "l’avete fatto a me", identificandosi in ciascuno di loro. Non è facile certo, ma le parole di Gesù ci spronano a superare ogni barriera. E il primo passo può essere proprio questo: avvicinarli, conoscerli. Spesso invece si è tentati di moltiplicare gesti episodici di solidarietà oppure di "gestire" servizi per i poveri trascurando che bisogna partire dall’incontro con loro: vederli, accostarli, accoglierli. Si può iniziare da uno, non saranno le occasioni a mancarci. Da quest’incontro potrà nascere qualcosa di nuovo non solo per lui, ma anche per noi.