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Nei
catechismi, nelle omelie domenicali o nei corsi di teologia non se ne
parla mai, eppure l’umorismo ha molto a che fare col cristianesimo. Ci
sono almeno tre motivi per sostenerlo: 1) Il senso dell’umorismo aiuta
a relativizzare noi stessi e il mondo che ci gira attorno e a dare
quindi il giusto posto a Dio. 2) Ridere insieme ad altri crea facilmente
amicizia e familiarità. 3) Il buon umore è indispensabile per
affrontare i problemi quotidiani senza perdere quella caratteristica
imprescindibile del cristiano che è la gioia. I santi non a caso, a
dispetto di certa iconografia, erano persone do spirito (non solo
Santo), Filippo Neri tra tutti, ma anche di Girolamo si diceva
"sempre stava allegro".
Insomma, l’umorismo è
una cosa seria, Lao-Tze diceva: "La serietà è la radice dell’allegria".
Anche il filosofo Bergson se n’è occupato osservando fra l’altro
che l’uomo non solo è l’unico animale che sa ridere, ma anche l’unico
che fa ridere. Voglio pensare che anche la capacità di ridere e
sorridere fa parte dell’immagine e somiglianza di Dio che ognuno di
noi si porta nel profondo del suo essere. Lui, l’Eterno, l’Infinito,
chissà quante volte ha riso guardando le nostre arrabbiature, i nostri
stress, i problemi che noi stessi ci creiamo con ammirevole impegno.
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