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Si
racconta che san Filippo Neri per evitare di cadere in estasi durante la
messa cercasse di distrarsi, prima della celebrazione, leggendo libri
frivoli. San Francesco moribondo chiese ad una sua conoscente di
cucinargli dei dolcetti che a lui piacevano molto. San Girolamo decise
di non correre in aiuto di alcune sue comunità in grave difficoltà.
Tre santi, tutti ispirati dall’amore, tre episodi che ci svelano come
l’amore possa suggerire anche atteggiamenti insoliti. Mi fanno
ricordare una frase letta su un quaderno: "Alla
carità tutto è permesso".
Certo, per amore si può fare una rinuncia, ma si
può anche mangiare un dolce valorizzando chi ce l’ha offerto. Per
amore si può dare un consiglio (se richiesto), ma soprattutto
rinunciare a dire "Vedi che avevo ragione" quando chi non ci
ha ascoltato ha sbattuto il naso. Amore è aiutare, d’accordo, spesso
però è più difficile lasciarsi aiutare. Perché il più grande
servizio che possiamo rendere non è di rimpinzare l’altro di
cortesie, ma di farlo sentire utile, dargli modo di esprimere le sue
potenzialità. Può verificarsi allora un paradosso: per realizzare l’altro
colui che ama diventa colui che riceve. Amare,
insomma, è anche farsi amare. E’
vero poi che in genere l’amore insegna a chiudere un occhio (anzi tutt’e
due) sui difetti altrui, è altrettanto vero però che in certi casi è
amore correggere. Occorrono alcuni presupposti: profondità di rapporto,
nessun rancore nelle nostre parole, disponibilità ad essere corretti a
nostra volta, allora il nostro fratello percepirà che parliamo per il
suo bene, perché il suo miglioramento ci sta a cuore.
L’amore, in definitiva, non ha schemi, è creativo,
impossibile imprigionarlo in atteggiamenti codificati. Basta seguire
la sua voce che continuamente ci
parla.
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