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Secondo
alcuni filosofi e poeti la solitudine è una realtà
ineluttabile che, insieme all’angoscia, costituisce l’essenza
stessa della condizione umana.
Solitudine. Cosa
evoca in te questa parola? Essa è ricca di significati e di
sfumature. Quasi sempre viene adoperata per indicare una delle
più tristi situazioni umane, quella di chi non ha nessun amico,
nessuno con cui condividere ciò che gli sta a cuore. È uno
stato che tutti abbiamo poco o tanto sperimentato, magari
immersi in una folla, allo stadio, per strada, durante una
festa.
Ma la solitudine
può essere guardata anche in altro modo. Perché esiste una
solitudine giusta, che mi spetta in quanto sono una persona, in
quanto sono io e nessun altro può prendere il mio posto. Sono
solo di fronte alle scelte della vita, nessuno può sostituirsi
a me; sono solo di fronte agli altri, a loro posso offrire me
stesso, nient’altro; sono solo di fronte al dolore, tocca a me
lottare per dargli un senso. Sono solo, ma percepisco che questa
solitudine è preziosa, è lo spazio della vita che Dio ha
riservato per me, solo per me. Questo non toglie che ci voglia
coraggio a valorizzarla, è più facile sfuggire riempiendola di
rumori, ingolfandomi di impegni "improrogabili" e
rimandando all’infinito le decisioni davvero importanti. Ma se
l’accolgo disposto a scoprirne i tesori essa mi parlerà e mi
renderà il protagonista della mia vita. Imparerò allora che la
solitudine non mi impedisce di comunicare con gli altri, anzi mi
accorgerò che essa mi ha reso più uomo, più capace di dare e
di amare.
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