i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Bussola

a cura di Michele Marongiu

     

                               "Ognuno sta solo..."
 

   
 

Secondo alcuni filosofi e poeti la solitudine è una realtà ineluttabile che, insieme all’angoscia, costituisce l’essenza stessa della condizione umana.

Solitudine. Cosa evoca in te questa parola? Essa è ricca di significati e di sfumature. Quasi sempre viene adoperata per indicare una delle più tristi situazioni umane, quella di chi non ha nessun amico, nessuno con cui condividere ciò che gli sta a cuore. È uno stato che tutti abbiamo poco o tanto sperimentato, magari immersi in una folla, allo stadio, per strada, durante una festa.

Ma la solitudine può essere guardata anche in altro modo. Perché esiste una solitudine giusta, che mi spetta in quanto sono una persona, in quanto sono io e nessun altro può prendere il mio posto. Sono solo di fronte alle scelte della vita, nessuno può sostituirsi a me; sono solo di fronte agli altri, a loro posso offrire me stesso, nient’altro; sono solo di fronte al dolore, tocca a me lottare per dargli un senso. Sono solo, ma percepisco che questa solitudine è preziosa, è lo spazio della vita che Dio ha riservato per me, solo per me. Questo non toglie che ci voglia coraggio a valorizzarla, è più facile sfuggire riempiendola di rumori, ingolfandomi di impegni "improrogabili" e rimandando all’infinito le decisioni davvero importanti. Ma se l’accolgo disposto a scoprirne i tesori essa mi parlerà e mi renderà il protagonista della mia vita. Imparerò allora che la solitudine non mi impedisce di comunicare con gli altri, anzi mi accorgerò che essa mi ha reso più uomo, più capace di dare e di amare.