"Collegamento"...
e basta.
 Era
l'estate del 1991 quando, quasi senza che nessuno se ne avvedesse,
prendeva un nuovo impulso il centro giovanile di Villa Speranza a S. Mauro
Torinese. Al già intenso e profondo lavoro con i giovani si aggiunge un
aspetto in più: il gemellaggio con un altro centro giovanile somasco,
quello di Elmas. Si apre un'era di collegamenti tra comunità che sfocerà
poi in quelli che sono gli "incontri somaschi dei giovani" (che
quest'anno giungono alla sesta edizione). Sta di fatto che a Torino il
numero dei giovani coinvolti nell'esperienza cresce rapidamente e
l'esigenza di mantenersi aggiornati della vita comunitaria sempre più
complessa, diventa impellente. Così nasce nel gennaio 1994 il
"Collegamento". All'inizio sono solo 4 facciate: l'agenda
del mese e una bacheca. Ma ben presto si arricchisce di esperienze dei
singoli, aggiornamento delle attività della comunità, interviste a
rappresentati delle altre comunità giovanili, descrizione della vita dei
gruppetti di condivisione e di lavoro che costituivano la comunità... Ma
fin da subito era allegato un inserto con i temi svolti durante le
giornate di formazione.
L'aspetto grafico è subito curato perché si parte dal computer con
programmi specifici di grafica ed impaginazione. Il formato è quello
solito: l'A4 piegato in formato libro.
Ecco 2 esperienze tratte dai primi numeri
L'unica
cosa che conta (marzo 1994) Mancavano
pochi giorni al mio esame di tecnica bancaria e non ero riuscito a
finire il programma. S. Allora si è offerto di aiutarmi dato che
lo aveva già superato tempo prima.
Così martedì pomeriggio ci siamo trovati a studiare insieme: è
stato importante ricordarci che la cosa che più valeva non era lo
studio in sé, ma sfruttare anche quell'occasione cercando anzi
tutto la presenza di Dio. Dopodiché ci siamo tuffati nello studio
per far bene la nostra parte.
Nel clima che si era creato ci siamo accorti di quanto anche una
telefonata che ci interrompeva diventasse un dono grandissimo e di
come fosse bello cercare di accogliere nell'amore la persona
dall'altra parte del filo.
Alla fine della Giornata, sinceramente, anche l'eventuale
risultato dell'esame è passato in secondo piano, perché al di
là di tutto l'unica cosa che conta veramente è stato spostarci
per fare spazio a Lui.
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In classe con Gesù
(maggio 1994) Da
alcuni mesi si sa che in 2a A i rapporti fra le allieve sono
molto tesi e che ci sono dei contrasti e divisioni all'interno
della classe. Però si è sempre pensato che la sede per
risolvere quel genere di problemi fossero i collettivi, e che
noi insegnanti dovessimo rimanerne fuori.
Un giorno stavo per entrare in quella classe: c'era stata
l'ennesima lite e un'allieva era nel corridoio in lacrime. Col
collega che usciva per il cambio dell'ora ci siamo detti che
dovevamo intervenire. Ho sentito dentro tutta la sofferenza di
quella situazione, come se fosse la mia.
Non sapevo che cosa avrei fatto e mentre entravo in classe
chiedevo a Gesù che fosse Lui ad agire attraverso di me.
Ho detto alle allieve che ero amareggiata dal continuare a
sentire dei loro scontri. Qualcuna di loro, carica di tensione
dentro, ha cercato di giustificare il proprio comportamento
iniziando a spiegarmi i fatti di quella mattina con toni accesi.
Ho ripetuto che non ero lì per giudicare o per entrare nei
particolari. Ma loro insistevano.
Allora è stato iniziare a far notare come l'armonia parta dalla
cura delle piccole cose. Pian piano è stato metterle
nell'ottica dell'attenzione all'altro, che è mettersi nei suoi
panni, sentire il suo dolore e capire le sue scelte, anche
sbagliate, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sui propri
perché e giudicare. Era un po' il caso di quella mattina.
Quello che sentivo dentro era di amarle profondamente, tutte
allo stesso modo: vedevo in loro tanti volti diversi dello
stesso Gesù Crocifisso che mi chiedeva di amarLo e basta.
Ricordo bene che i toni si facevano via via più calmi, che mi
ascoltavano e si ascoltavano in modo più profondo e che la loro
attenzione si spostava un po' dal loro io.
Alla fine le ho invitate a continuare a comportarsi così, senza
però aspettarsi che le altre lo facessero. Dicendolo mi
impegnavo a perdere io per prima il desiderio che quelle parole
diventassero vita.
Il giorno dopo le ho incrociate nel corridoio: proprio le due
ragazze tra cui c'era stata l'incomprensione si erano sentite il
pomeriggio precedente ed ora sorridenti volevano farmi sapere di
essersi rappacificate.
E' stata per me una gioia grandissima vederle così e il motivo
della mia gioia era che forse un po' di amore era entrato nei
loro cuori.
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