1998:
a un passo da Internet. Nelle
sue varie vicissitudini, l'esperienza della Comunità Giovanile di S.
Mauro Torinese continua ad accompagnarsi con il foglio di aggiornamento.
Dopo la partenza di p. Roberto Frau, p. Alberto Monnis porta avanti
l'esperienza con una equipe di giovani che viene chiamato
"coordinamento", segno della crescita della corresponsabilità.
Nel foglio di collegamento rimangono stabili alcune rubriche come
l'editoriale (che fa il punto della situazione della comunità), le
esperienze di vita, l'aggiornamento dei "gruppi d'interesse". Ma
al tempo stesso si sviluppa l'attenzione alla Chiesa locale e universale,
si prendono spunti di spiritualità dai santi (i "fratelli
maggiori"), si punta "il cannocchiale su..." altre
comunità somasche attraverso lettere scritte da persone lì conosciute.
Nel frattempo parte anche p. Alberto per l'India e, sostenuto
saltuariamente da p. Andrea Marongiu di Grottaferrata, il
"coordinamento" si assume appunto l'onere di coordinare la vita
della comunità giovanile. E' un momento di prova ma anche di grande
crescita e fermento. Tra questi fermenti ci fu un'idea che si rivelerà
profetica: il foglio di collegamento diventa "elettronico"
attraverso una Email circolare, puntando tutto sulle esperienze. Sono i
prodromi di quel sito che ora state visitando. Sarà infatti con lo
stimolo e l'ausilio di due giovani della Comunità di Villa Speranza che
nell'agosto del 1999 (in occasione del 4°
Incontro Somasco dei Giovani a Genova Nervi) che prenderà il
via SomGiovani.  Ancora
un grazie a Franco Vitare e Antonello Ghisaura per quel prezioso spunto
che ci ha permesso di presentarci a voi!
Ecco un'esperienza
del "Foglio di Collegamento Elettronico"
Quando
testimoniare...  Quando testimoniare...
vuol dire essere seduti accanto a determinate persone, essere inquadrati e riconosciuti in un ambiente, essere etichettati...
È questo che fa da premessa all'esperienza della mia partecipazione alla serata
del programma di Gad Lerner «Pinocchio» su San Salvarlo.
Una settimana in anticipo rispetto alla messa in onda della trasmissione, ho conosciuto la giornalista che ha curato la parte di raccolta informazioni, di interviste con i «testimoni privilegiati». Si è trattato di un incontro che ha attraversato gli ambiti del lavoro, del «volontariato», dell'amicizia, e che ha determinato l'invito alla trasmissione.
Ricordo la telefonata d'invito e la mia risposta «Grazie, ma ho già un impegno» (l'incontro di gruppetto).
Nei giorni seguenti però tale risolutezza è andata scemando, mentre si faceva strada la consapevolezza di come quella fosse un'occasione per mettere alla prova il mio essere solidale, il mio essere disposta a sostenere ed a testimoniare ciò in cui credo.
E' vero che «Pinocchio», a livello di contenuto sociologico, di correttezza dell'informazione e di trasmissione dei messaggi, non gode di grande credibilità (almeno per i dati sul fenomeno dei rimpatrio), ma il punto centrale era recarsi al Lingotto, fare famiglia con il ragazzo del centro di accoglienza o con i volontari, con gli amici filippini o con le famiglie dell'oratorio, condividere con loro la «difficoltà» di confrontarsi con chi considera il quartiere e i suoi abitanti stranieri soprattutto (o forse solo!) una questione di legalità.
La mia presenza non avrà sicuramente inciso sulla serata, ma è stato, almeno mi pare, un momento di comunione con le persone. E non solo; è stato così anche con il gruppetto, con cui avevo condiviso il tutto e che avrebbe fatto comunione con me sintonizzandosi per seguire la trasmissione.
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