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Carissimi,
è
cominciata la quaresima, tempo di conversione personale attraverso
le piste che la Chiesa ci suggerisce di percorrere in tempi come
questi: digiuno, elemosina e carità. E la quaresima è cominciata
in un clima mondiale di ansie e paure per la guerra incombente.
Cosa ha da suggerirci San Girolamo in tempi come questi, in quale
bacino del Vangelo ci porta ad attingere la sua acqua viva? Nella
sesta e ultima lettera di Girolamo possiamo imbatterci in una
frase come questa: “esser frequenti nell'orazione davanti al
Crocifisso, pregandolo che voglia aprire gli occhi della loro
cecità e domandargli misericordia, cioè che siano fatti degni di
fare penitenza in questo mondo”. Noi siamo abituati a sentirci
dire che la penitenza ci aiuta a renderci degni d’accostarci a
Dio, mentre Girolamo di fronte al Crocifisso inverte le categorie:
diventare degni di fare penitenza. Cosa ci sta dietro? L’amore
verso il Crocifisso, verso Colui che ha dimostrato il suo amore
per noi addossandosi tutto il negativo della nostra umanità sino
a morirne, che non è stato giudice di Girolamo ma salvatore.
Quella penitenza di cui esser degni è immedesimazione alle
sofferenze di Cristo, che sono condivisione delle nostre. Essere
“degni di far penitenza” significa diventare capaci di
soffrire come Gesù in croce le sofferenze di chi soffre,
“completare nella nostra carne ciò che manca ai patimenti di
Cristo in favore della Chiesa” come dice San Paolo, sentirne la
responsabilità e non rimanere indifferenti. Certo non
scongiureremo la guerra in Iraq ma sicuramente diverremo
“costruttori di pace”, di quelli che “saranno chiamati figli
di Dio” (così come Girolamo insegnava a scoprire ai suoi
piccoli nella bottega di S. Rocco). Diamoci da fare allora, perché c’è tanto da
amare.
Vi
aspettiamo tutti a Somasca per l’incontro del 29-30 marzo 2003.
R.F.
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