Proviamo
a pensare quale possa essere il centro del Cristianesimo. Gesù non ci
ha mai detto "Da questo capiranno che siete cristiani: da quanto
pregate". E non ha mai neppure detto: "Tutti sapranno che
siete cristiani da quanto andrete in Chiesa". Templi e preghiere ci
sono in tutte le religioni. Una volta un guru indù chiese a Tomas
Merton (famoso monaco benedettino degli anni '60/'70): "Voi venite
in India, curate i malati e i poveri, aprite ospedali e templi... Queste
cose le facciamo anche noi: voi cosa fate di diverso?". Poi oggi
che il cristianesimo non è più una realtà di massa capire se uno è
cristiano in mezzo a tanti è un'impresa. Invece i primi cristiani non
avevano Chiese, non c'erano preti che vestissero in modo diverso è
riconoscibile, erano in tutto uguali ai romani o ai greci in mezzo ai
quali vivevano, eppure i pagani dicevano: "Guarda come si amano e
l'un per l'altro son pronti a morire!". Ed è proprio questo che ha
detto Gesù: "Da questo riconosceranno che siete mie discepoli: se
vi amerete gli uni gli altri" (cf Gv 13,35). L'amore reciproco,
l'unico comandamento che Gesù ha detto come "suo" e come
"nuovo": "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli
uni gli altri come io ho amato voi" (cf Gv 13,34 e 15,12).
Ma
cosa ha questo comandamento di veramente nuovo? Due cose che
rivoluzionano l'amore.
1.
La reciprocità. Il vero amore cristiano deve diventare scambievole:
come un biglietto di andata e ritorno. In qualche modo non è
sufficiente amare: questo lo possono fare tutti, lo può fare anche un
ateo, come lo fanno benissimo tanti mussulmani, buddisti, ebrei...
Perché quello cristiano è un amore che deve diventare reciproco?
Pensiamo a cosa ha fatto Gesù. Venendo sulla terra, facendosi uomo, ha
fatto come fanno gli emigranti: si è adattato alla vita degli uomini ma
si è portato gli usi e i costumi della sua patria. E la sua Patria
altro non è che la stessa Trinità che è una Comunità d'amore dove il
Padre ama il Figlio e dal Figlio è riamato. E questo reciproco amore
che li lega è lo Spirito Santo che procede dall'uno all'altro. Venendo
da una patria simile non poteva non cercare di coinvolgere anche gli
uomini: "Padre, che siano perfetti nell'unità, come lo siamo
noi" (cf Gv 17,20-23). Gesù ce lo ha lasciato come testamento come
carta d'identità dei suoi discepoli: "da questo vi
riconosceranno...".
Per i primi cristiani era il punto di partenza, la base su cui fondare
tutto: "prima di tutto conservate tra voi una grande
carità". Questo S. Girolamo lo aveva compreso bene visto
che nel suo testamento prima del servizio ai poveri, che era la su
attività propria, aveva chiesto di amarsi l'un l'altro: se prima non
c'è la "compagnia" come si potrà mai raggiungere l'intento?
Allora questo reciprocità dell'amore va prima di tutto: prima dello
sport, del divertimento, dello studio, della preghiera, dei servizi che
si possono fare alla comunità cristiana o civile... Da lì tutto prende
valore e significato, altrimenti anche il servizio può diventare contro
testimonianza.
2.
Il termine di paragone. Il 2° elemento che rende nuovo questo
comando di Gesù è il termine di paragone che usa supera l'amare il
prossimo come sé stessi ma "come io vi ho amati".
Amare come Gesù, quindi come Dio, sino a dare la vita: "Nessuno ha
un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv
15,13).
Sta qui il nostro dilemma e la nostra difficoltà: il modo in cui noi
viviamo il "dare".
L'amore è come una medaglia e non può esistere senza una delle due
facce.
È come per il processo fotografico: è necessario un negativo. Nel
"dare" ciò che do non è più mio, lo "perdo", ci
"rinuncio" (il negativo). Ma se do per amore, l'amore è come
la luce che attraversando il negativo del "perdere" imprime il
"positivo" del dono. È quanto ha vissuto Gesù in croce:
quell'immenso perdere tutto che lo ha portato persino a sentire la
distanza del padre, "attraversato" dalla luce del suo donarsi
per noi ha "impressionato" il positivo: la Risurrezione.
Perciò non potremmo mai fare mai veramente l'esperienza di cosa sia
l'amore se non impariamo a perdere.
Girolamo lo aveva compreso, ed oggi si capisce perché nel suo
testamento ha fatto precedere "seguire la via di Gesù
Crocifisso" all'amore reciproco.