i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Incontri

   
La Formula della Compagnia
Amatevi gli uni gli altri
Il cuore del cristianesimo: la reciprocità.
Grottaferrata, 3 sett 2001 

 Proviamo a pensare quale possa essere il centro del Cristianesimo. Gesù non ci ha mai detto "Da questo capiranno che siete cristiani: da quanto pregate". E non ha mai neppure detto: "Tutti sapranno che siete cristiani da quanto andrete in Chiesa". Templi e preghiere ci sono in tutte le religioni. Una volta un guru indù chiese a Tomas Merton (famoso monaco benedettino degli anni '60/'70): "Voi venite in India, curate i malati e i poveri, aprite ospedali e templi... Queste cose le facciamo anche noi: voi cosa fate di diverso?". Poi oggi che il cristianesimo non è più una realtà di massa capire se uno è cristiano in mezzo a tanti è un'impresa. Invece i primi cristiani non avevano Chiese, non c'erano preti che vestissero in modo diverso è riconoscibile, erano in tutto uguali ai romani o ai greci in mezzo ai quali vivevano, eppure i pagani dicevano: "Guarda come si amano e l'un per l'altro son pronti a morire!". Ed è proprio questo che ha detto Gesù: "Da questo riconosceranno che siete mie discepoli: se vi amerete gli uni gli altri" (cf Gv 13,35). L'amore reciproco, l'unico comandamento che Gesù ha detto come "suo" e come "nuovo": "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi" (cf Gv 13,34 e 15,12).

Ma cosa ha questo comandamento di veramente nuovo? Due cose che rivoluzionano l'amore.

1. La reciprocità. Il vero amore cristiano deve diventare scambievole: come un biglietto di andata e ritorno. In qualche modo non è sufficiente amare: questo lo possono fare tutti, lo può fare anche un ateo, come lo fanno benissimo tanti mussulmani, buddisti, ebrei... 
Perché quello cristiano è un amore che deve diventare reciproco? Pensiamo a cosa ha fatto Gesù. Venendo sulla terra, facendosi uomo, ha fatto come fanno gli emigranti: si è adattato alla vita degli uomini ma si è portato gli usi e i costumi della sua patria. E la sua Patria altro non è che la stessa Trinità che è una Comunità d'amore dove il Padre ama il Figlio e dal Figlio è riamato. E questo reciproco amore che li lega è lo Spirito Santo che procede dall'uno all'altro. Venendo da una patria simile non poteva non cercare di coinvolgere anche gli uomini: "Padre, che siano perfetti nell'unità, come lo siamo noi" (cf Gv 17,20-23). Gesù ce lo ha lasciato come testamento come carta d'identità dei suoi discepoli: "da questo vi riconosceranno...".
Per i primi cristiani era il punto di partenza, la base su cui fondare tutto: "prima di tutto conservate tra voi una grande carità". Questo S. Girolamo lo aveva compreso bene visto che nel suo testamento prima del servizio ai poveri, che era la su attività propria, aveva chiesto di amarsi l'un l'altro: se prima non c'è la "compagnia" come si potrà mai raggiungere l'intento?
Allora questo reciprocità dell'amore va prima di tutto: prima dello sport, del divertimento, dello studio, della preghiera, dei servizi che si possono fare alla comunità cristiana o civile... Da lì tutto prende valore e significato, altrimenti anche il servizio può diventare contro testimonianza.

2. Il termine di paragone. Il 2° elemento che rende nuovo questo comando di Gesù è il termine di paragone che usa supera l'amare il prossimo come sé stessi ma "come io vi ho amati". Amare come Gesù, quindi come Dio, sino a dare la vita: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).
Sta qui il nostro dilemma e la nostra difficoltà: il modo in cui noi viviamo il "dare". 
L'amore è come una medaglia e non può esistere senza una delle due facce. 
È come per il processo fotografico: è necessario un negativo. Nel "dare" ciò che do non è più mio, lo "perdo", ci "rinuncio" (il negativo). Ma se do per amore, l'amore è come la luce che attraversando il negativo del "perdere" imprime il "positivo" del dono. È quanto ha vissuto Gesù in croce: quell'immenso perdere tutto che lo ha portato persino a sentire la distanza del padre, "attraversato" dalla luce del suo donarsi per noi ha "impressionato" il positivo: la Risurrezione. Perciò non potremmo mai fare mai veramente l'esperienza di cosa sia l'amore se non impariamo a perdere.
Girolamo lo aveva compreso, ed oggi si capisce perché nel suo testamento ha fatto precedere "seguire la via di Gesù Crocifisso" all'amore reciproco.

Seguite la via del Crocifisso

Amatevi gli uni gli altri

Servite i poveri