La Formula della
Compagnia
Seguite la via del Crocifisso
Scoprire nella morte
di Gesù l'amore del Padre che salva
Grottaferrata,
2 sett 2001
L’OBBIETTIVO è direalizzare una vera “compagnia”, essere uno specchio
positivo di quello che dovrebbe essere la Parrocchia e, comunque, tutta
la Chiesa: una comunità.
Che differenza c’è tra un “gruppo” e una “comunità”?
Le persone di un gruppo sono accomunate da uno o più
interessi: un gruppo
sportivo
un gruppo politico
un gruppo di servizio.
Le persone di una comunità invece sono
accomunate non da singoli interessi, che possono essere anche diversi, bensì da una VITA che è comune, uno stile di vita che INFORMA, COINVOLGE
INTERESSI, AMBITI ED ESPERIENZE DIVERSE
Ma nella Chiesa qual è questa vita che può accomunare
persone diverse? Dio!
Ora sorge una domanda, la stessa ma anche diversa da quella
che ci facemmo un anno fa con la maggior parte di voi: chi
è Dio ORA nella mia vita? Che posto occupa?
Il nostro fondatore, S. Girolamo, si riavvicinò a Dio dopo
un periodo di indifferenza, attraverso situazioni anche drammatiche. Per
un senso sbagliato del peccato credeva che Dio potesse essergli
“giudice” che lo punisce per i suoi errori. Ma pregando il
Crocifisso ha fatto la scoperta che Dio non era contro di lui ma per lui,
tanto da morire in croce. Dio è per lui! Quasi sempre noi parliamo del rapporto che abbiamo con Dio e
raramente si parla del rapporto che Dio ha con ciascuno: una volta si
diceva “la Provvidenza” che significa proprio che Dio è per
me. Ora non se ne parla quasi più, ma non per questo non esiste più!
È un altro modo per dire che Dio è Amore.
È una cosa che abbiamo sentito tante volte: Dio è Amore.
Forse però lo abbiamo dato troppo per scontato o è rimasta una frase
retorica da “predica domenicale”. Dio è amore lassù e noi siamo
quaggiù che ci arrabattiamo come possiamo. Ma Dio non è amore in senso
generico: Dio mi ama. Questo “mi” cambia tutta la
prospettiva: Dio mi ama con un amore Particolarissimo,
Unico, Personale
Ama me
con la mia storia di vittorie e fallimenti
con i miei limiti
con le mie possibilità
con lamia situazione
Magari a casa, nel rapporto non facile con i miei familiari, al
lavoro, a scuola, in parrocchia…
Lui MI CONOSCE, SEGUE, PROTEGGE
Lui conta i capelli del mio capo: tutto ciò che compio e vivo è
sotto il suo sguardo d’amore.
Se solo ci rendessimo conto di questo: Dio mi ama cioè
DESIDERA IL MIO BENE
CERCA IL MIO BENE
PREDISPONE PER IL MIO BENE.
Questo significa che tutto ciò che noi viviamo
o è voluto, o
è permesso, o
è sorretto dal suo amore per noi.
Dio è l'unico capace di SCRIVERE
DIRITTO SULLE
RIGHE STORTE DELLA
NOSTRA VITA.
Se vogliamo - perché Dio non può annullare la nostra volontà - se
siamo aperti a Lui scopriamo che ci sorregge anche nei nostri sbagli,
nei nostri peccati: dice S. Paolo (Rom 8,28):
“Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”cioè
che hanno scoperto l'amore di Dio per loro.
Non so se ci rendiamo conto ma questo è il principio di una
grande rivoluzione:
TUTTI GLI AVVENIMENTI DELLA NOSTRA STORIA, DEL NOSTRO PASSATO, che
magari ci tormentano come ricordi amari o dei pesi, SONO LEGATI DA UN
UNICO FILO ROSSO CHE DA' LORO COERENZA, SIGNIFICATO.
Pensate a quante cose negative sembrano esser rimaste h
nella nostra storia come relitti in cui è sempre possibile urtare, col
rischio di rovinosi naufragi ...
Sapere che in tutte quelle vicende non sono stato
abbandonato al caso, che Lui è intervenuto, ha sorretto proiettando
tutto in una prospettiva di bene è estremamente liberante: perché sono in questa famiglia, ho questi genitori? perché ho
commesso quell'errore? perché quel
fallimento?
perché quella situazione scabrosa?
Sapere che in tutte queste cose non siamo stati abbandonati
al caso ma dietro ogni cosa c'è Lui, che è intervenuto, ha sorretto,
orientando affinché tutto cooperasse al bene ci libera.
Questo ci fa vivere in POSITIVO dà le RAGIONI DELLA
SPERANZA: L'ATTESA CERTA DEL BENE(questo è il
vero ottimismo).
Allora anche nelle situazioni limite puoi sentire presente
l'amore di Dio...
Ma allora, di fronte ad un Dio simile, come non affidarsi
a Lui, rischiare su di lui, fondare la propria vita in Lui?
Ci renderemo conto che quello che altrimenti potrebbe
apparire come una rinuncia, la fatica dei rinunciare al proprio egoismo,
al proprio individualismo per poter amare il fratello non è affatto
perdere ma TROVARE!
Nel dono della nostra vita e delle nostre cose al fratello
facciamo sempre più esperienza che Dio c'è ed interviene "Date e vi sarà dato una buona misura
scossa e traboccante
vi verrà versata in grembo" (Lc 7,38).
È la realtà del centuplo: tutto ciò che
doniamo per Dio lo ritroviamo "centuplicato".
Tutto questo mi provoca: ci credo o no all'amore di Dio?
I casi sono due: o Dio c'è o Dio non c'è. Ma se c'è
e ci ama allora vale la pena sceglierlo come Orizzonte della propria
vita, metterlo in cima alla scala di ciò che per me è importante:
buttarsi per trovare TUTTO.