Premessa doverosa al tema del dialogo nella
vita e nell'esperienza storica di San Girolamo è una riflessione sul significato stesso
del termine "dialogo". Forse potremmo, al di là di tutte le considerazioni
etimologiche, ricondurre questo concetto all'accettare le diversità altrui senza
perdere la nostra identità. Per la Chiesa dei nostri giorni il tema del dialogo è
indissolubilmente legato al Concilio Vaticano II, ed a quello dell'ecumenismo.
Naturalmente Girolamo, figlio del suo tempo, partecipa allo zelo della Controriforma; ma
trova nel profondo disagio della Chiesa di fronte allo scisma lo stimolo per un
particolare impegno di testimonianza. In realtà proprio nell'andare incontro ai
bisogni reali del suo tempo possiamo ritrovare il rapporto di Girolamo di fronte alla
condizione esistenziale del comunicare, e da lì trarne spunto per una riflessione
personale.
L'anonimo biografo di Girolamo riferisce di una certa
"predisposizione naturale" al dialogo, nel senso di un carattere aperto, seppur
passionale, ed amabile. Queste caratteristiche hanno fornito una prima base per un lungo
processo di crescita nell'incontro con gli altri (che poi si tradurrà
nell'incontro e nel servizio agli ultimi). Crescita che parte dalla scelta di mettersi
nelle mani di Dio, dal continuo e profondo dialogo con Cristo, aiutato dall'incontro con
determinate persone, ad esempio Gaetano da Thiene.
Il dialogo, la condivisione non si improvvisa. E' necessario un
lavoro di "potatura" per creare capacità di ascolto, disponibilità di tempo,
una forte ospitalità, cioè capacità di fare spazio all'altro. La spiritualità che si
viene a creare attorno alla figura di Girolamo mette il dialogo e l'ascolto al centro. Le
lettere scritte da Girolamo per le varie comunità della Compagnia dimostrano l'importanza
della comunicazione e del processo di condivisione, anche nella loro profonda attenzione
ai ruoli ed alle gerarchie che si andavano formando.
Leggendo l'esperienza della fondazione della Compagnia dei Servi dei Poveri, un punto
ricorrente è l'INCONTRO. Incontrare, nel rapporto con Dio, la realtà del Buon
Gesù, Signore e Dio della Vita. Incontrare nella condivisione dei valori più profondi, i
membri della Compagnia Incontrare i sofferenti, mettendosi accanto a loro, nei primi tempi
con una condivisione dei propri beni, poi di tutta la propria esistenza Incontrare i
giovani orfani, punto fondamentale dell'esperienza di Girolamo, che dice "con loro
voglio vivere e morire" Incontrare tutti coloro che Dio mette sulla propria strada,
per esempio i contadini del bergamasco con cui condivide un'esperienza di lavoro ma anche
di catechesi, gli ammalati, i membri del clero che si rivolgono a lui
Questo rivela l'intuizione di S- Girolamo (che oggi ritroviamo in molte
realtà della Chiesa): una condivisione di tutta la propria vita, in fondo la forma di
dialogo più alto. Girolamo è stato dunque un uomo che ha vissuto il dialogo, proprio
come conseguenza di una profonda scelta di fede - di donazione della propria vita al
Cristo - maturata nel tempo. |