i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Incontri

   
20 Agosto 1999

3 giorni dei giovani - Nervi

Relatore: P. Giorgio Novelli

S. Girolamo uomo di apertura e comunione

Premessa doverosa al tema del dialogo nella vita e nell'esperienza storica di San Girolamo è una riflessione sul significato stesso del termine "dialogo". Forse potremmo, al di là di tutte le considerazioni etimologiche, ricondurre questo concetto all'accettare le diversità altrui senza perdere la nostra identità. Per la Chiesa dei nostri giorni il tema del dialogo è indissolubilmente legato al Concilio Vaticano II, ed a quello dell'ecumenismo.
Naturalmente Girolamo, figlio del suo tempo, partecipa allo zelo della Controriforma; ma trova nel profondo disagio della Chiesa di fronte allo scisma lo stimolo per un particolare impegno di testimonianza. In realtà proprio nell'andare incontro ai bisogni reali del suo tempo possiamo ritrovare il rapporto di Girolamo di fronte alla condizione esistenziale del comunicare, e da lì trarne spunto per una riflessione personale.

L'anonimo biografo di Girolamo riferisce di una certa "predisposizione naturale" al dialogo, nel senso di un carattere aperto, seppur passionale, ed amabile. Queste caratteristiche hanno fornito una prima base per un lungo processo di crescita nell'incontro con gli altri (che poi si tradurrà nell'incontro e nel servizio agli ultimi). Crescita che parte dalla scelta di mettersi nelle mani di Dio, dal continuo e profondo dialogo con Cristo, aiutato dall'incontro con determinate persone, ad esempio Gaetano da Thiene.

Il dialogo, la condivisione non si improvvisa. E' necessario un lavoro di "potatura" per creare capacità di ascolto, disponibilità di tempo, una forte ospitalità, cioè capacità di fare spazio all'altro. La spiritualità che si viene a creare attorno alla figura di Girolamo mette il dialogo e l'ascolto al centro. Le lettere scritte da Girolamo per le varie comunità della Compagnia dimostrano l'importanza della comunicazione e del processo di condivisione, anche nella loro profonda attenzione ai ruoli ed alle gerarchie che si andavano formando.
Leggendo l'esperienza della fondazione della Compagnia dei Servi dei Poveri, un punto ricorrente è l'INCONTRO. Incontrare, nel rapporto con Dio, la realtà del Buon Gesù, Signore e Dio della Vita. Incontrare nella condivisione dei valori più profondi, i membri della Compagnia Incontrare i sofferenti, mettendosi accanto a loro, nei primi tempi con una condivisione dei propri beni, poi di tutta la propria esistenza Incontrare i giovani orfani, punto fondamentale dell'esperienza di Girolamo, che dice "con loro voglio vivere e morire" Incontrare tutti coloro che Dio mette sulla propria strada, per esempio i contadini del bergamasco con cui condivide un'esperienza di lavoro ma anche di catechesi, gli ammalati, i membri del clero che si rivolgono a lui…

Questo rivela l'intuizione di S- Girolamo (che oggi ritroviamo in molte realtà della Chiesa): una condivisione di tutta la propria vita, in fondo la forma di dialogo più alto. Girolamo è stato dunque un uomo che ha vissuto il dialogo, proprio come conseguenza di una profonda scelta di fede - di donazione della propria vita al Cristo - maturata nel tempo.